DISINFORMAZIONE Sparò ai ladri che lo stavano derubando. Imprenditore condannato a risarcirli – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Circola ancora un’immagine che ritrae Ermes Mattielli, condannato nel 2012 dal giudice Cristina Bertotti del tribunale di Schio ad un anno (pena sospesa) per lesioni colpose e al pagamento di una provvisionale di 120 mila euro a favore dei malviventi che si erano introdotti nella sua azienda per derubarlo.

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ERMES MATTIELLI
Condannato a risarcire con 120.000 € i nomadi a cui aveva sparato, entrati nella sua proprietà per derubarlo. Per poter pagare è stato costretto a vendere la sua azienda. I 2 rom se la sono cavata con 4 mesi di reclusione.
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Un’immagine utile senz’altro a sfruttare l’indignazione popolare negando informazioni utili a capire il motivo di tale condanna.
Il fatto avvenne nel lontano 13 giugno 2006 ad Arsiero, in provincia di Vicenza, ma prima di far passare per vittima il signor Mattielli bisogna leggere i motivi della condanna. Ecco quanto riportò il Giornale di Vicenza  il 14 settembre 2012:

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Arsiero, sparò ai ladri: non è legittima difesa

ARSIERO. Il giudice ha depositato i motivi sul discusso episodio del giugno 2006 nel quale il rottamaio Ermes Mattielli ferì gravemente a colpi di pistola due nomadi. «Non agì per difendere la propria incolumità e non c’era pericolo che fosse aggredito. I feriti avevano già lasciato la refurtiva»
Arsiero. Non spara per difendere la propria incolumità. Perciò non è una legittima difesa, nemmeno con l’attenuante putativa come ipotizzava la procura di Vicenza. Non lo è perché i due ladruncoli hanno già abbandonato la refurtiva e stanno fuggendo, pertanto da parte loro «c’è desistenza» e non c’è pericolo per il rottamaio Ermes Mattielli di essere aggredito. Anche perché lui è armato di una pistola Tanfoglio, mentre Blu Helt e Cris Caris sono disarmati. Dunque, quando l’invalido di 59 anni spara 14 colpi di pistola la sera del 13 giugno 2006, ferendo gravemente i due ragazzi nomadi che gli stanno rubando nel deposito di Scalini di Arsiero, viola la legge poiché mette in atto una reazione sproporzionata rispetto all’offesa che sta subendo. A scriverlo è il giudice Cristina Bertotti nelle motivazioni della sentenza che ha suscitato polemiche e scalpore, con seguito di fiaccolata di solidarietà leghista, perché il derubato è stato condannato a 1 anno di reclusione per lesioni e a una provvisionale subito esecutiva di 120 mila euro.  Il giudice conviene che da parte di Mattielli ci «possa essere stata l’erronea supposizione di trovarsi in una situazione di pericolo, tuttavia questo errore non è scusabile, cioè incolpevole, e dunque con efficacia esimente, ma è stato determinato da colpa». La dott. Bertotti ha depositato gli attesi motivi ancora una settimana fa e sono già all’attenzione del procuratore generale di Venezia Pietro Calogero, per valutare l’eventuale impugnazione. Che presenterà comunque l’avvocato difensore Maurizio Zuccollo. In una trentina di pagine il tribunale di Schio sviscera tutte le problematiche della controversa vicenda, rispondendo indirettamente anche a chi ha sostenuto che la sentenza del 5 luglio è un lasciapassare per i delinquenti. «La dinamica del fatto evidenzia l’insussistenza non solo dell’ordinario requisito di proporzione tra offesa e difesa – continua il giudice -, ma anche della reazione legittima, cioè necessaria e non sostituibile con altra reazione meno dannosa». Mattielli, insomma, aveva «un’altra possibilità perché poteva ritornare a casa e chiamare le forze dell’ordine, cosa che invece ha fatto solo dopo avere esploso tutti i colpi del caricatore».  Questi argomenti, del resto, sono stati sottolineati anche dall’avv. Andrea Massalin per conto dei propri assistiti in sede di requisitoria privata al processo. Il tribunale, tra l’altro, osserva che le versioni dei fatti offerte in aula dalle parti divergono solo su alcuni aspetti marginali. È pacifico che i due nomadi, muniti di pile e un tronchese, sono entrati per rubare. Mattielli ha sentito suonare l’allarme e si è precipitato al deposito, dove in passato erano già avvenuti altri furti. Egli ha visto due ombre che spegnevano le pile. Quindi ha sparato subito due colpi, e quando è stato a 4-5 metri ha esploso gli altri 12, «all’impazzata».  Lo stesso rottamaio in aula ha spiegato che i due individui non si erano avvicinati a lui e gli avevano solo detto: «Stai zitto». Dunque, nessuna minaccia. Tutti i proiettili hanno raggiunto i due bersagli. Blu Helt è rimasto invalido e per questo gli è stata riconosciuta una provvisionale di 100 mila euro. L’avv. Zuccollo ha invocato le modifiche di legge introdotte dalla legge 59 del 2006 in materia di legittima difesa. Il giudice sul punto osserva che è stata introdotta una presunzione legale «destinata a incidere su un solo requisito, cioè la proporzione tra difesa e offesa» in presenza sì della violazione di domicilio da parte dell’aggressore come in questo caso, ma combinata all’uso di un’arma legalmente detenuta per difendere la proprietà quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione. Ma in questo caso «la sparatoria di Mattielli non era certamente finalizzata a difendere la sua incolumità». I nomadi erano disarmati, non lo hanno minacciato e avevano desistito perché stavano scappando. «È evidente – conclude il giudice – che in entrambe le fasi della sparatoria non vi è mai stato un pericolo di aggressione». E la nostra legge «non consente il sacrificio della vita o della incolumità dell’aggressore al solo fine di tutelare il patrimonio». Come insegnano la Costituzione e la Carta europea dei diritti fondamentali dell’uomo. Ai giudici dell’appello la verifica.

Insomma, non vi è stato pericolo di aggressione da parte dei due nomadi, lo stesso Mattielli in tribunale spiega che non si erano avvicinati a lui. Siamo di fronte a quella che viene chiamata reazione sproporzionata rispetto all’offesa, non si tratta di effettiva legittima difesa.
Condannato per lesioni aggravate ed eccesso di legittima difesa nel 2012, a conclusione del processo in Appello nell’ottobre 2014 i giudici accolsero la richiesta del procuratore generale, del procuratore di Vicenza e dell’avvocato di parte civile, annullando la sentenza in primo grado e riqualificando l’ipotesi di reati in tentato omicidio, per il quale Mattielli dovrà affrontare un nuovo processo. Questo ha fatto si che decadesse il risarcimento di 120 mila euro, che dovrà essere riquantificato.
I due rom se la sono cavata con 4 mesi reclusione? Se la sono cavata con ben 14 colpi sparati dalla pistola di Mattielli rendendo invalido uno di loro, da qui la provvisionale di 100 mila euro (altri 20 mila all’altro) che, come abbiamo appena riportato, non è ancora stata versata ed è stata annullata in appello in attesa della conclusione del nuovo processo per tentato omicidio.

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