DISINFORMAZIONE Il senatore Roncalli ed il rimborso del treno nel 1861 – bufale.net

Ci segnalano i nostri contatti il seguente messaggio Facebook, riportante un’immagine macro di questo contenuto:

Art. 50 dello Statuto Albertino: “Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità”. Nel giugno del 1861 il Senatore Roncalli propose il rimborso del biglietto del treno per i senatori residenti lontano da Torino. La proposta fu respinta dal Senato del Regno con la seguente motivazione: “Servire il Paese è un privilegio, da vivere come un dovere. Chi lo serve in armi rischia tutto, anche la propria vita, senza nulla chiedere in cambio”.

L’articolo 50 dello Statuto Albertino è vero. La richiesta del Senatore Roncalli è anche vera.
Peccato che la macro, costruita come strumento per denunciare “gli sprechi della Casta” mediante la rimozione di metà del testo originale in realtà costituisce un vero e proprio autogol.
Non si trattava insomma di una norma contro gli sprechi, ma di una norma promanata da un Governo sostanzialmente classista nell’ottica di preservazione del privilegio di un ceto politico selezionato tra la nobiltà, la ricca borghesia ed i possidenti.
La citazione completa è riportata a pagina 38 del quotidiano La Stampa del 29.06.2011, di cui riportiamo estratto per amor di precisione, e suona così:

Il Senato sabato 29 giugno 1861 respinge il progetto di legge che vorrebbe concedere viaggi gratuiti in treno ai parlamentari italiani. La proposta è del senatore bergamasco Francesco Roncalli, conte di Montorio. E’ un ricco benestante, che fin dal 1848 ha messo a rischio il patrimonio di famiglia per professare i suoi ideali liberali. Inviso all’Austria, ha patito l’esilio in Svizzera e poi a Torino. Conosce i problemi di chi è lontano da casa. Così vorrebbe agevolare i colleghi provenienti dalle province più remote del Paese, chiamati a frequentare a Torino le aule parlamentari. In effetti la sua legge non dispiace soprattutto a coloro che giungono dal Mezzogiorno. Sarebbe il primo privilegio che l’Italia unita concederebbe ai propri rappresentanti, per lo svolgimento delle loro mansioni. Ma la proposta è considerata invece inopportuna fra diversi senatori sabaudi. Fanno notare che tutti i membri del Senato sono nominati dal Re. Sovente sono titolari di patrimoni economici cospicui. E’ vero, ribattono i favorevoli, «ma alla Camera, che è elettiva, vi sono e vi potranno essere deputati rappresentanti di ceti meno abbienti, che meriterebbero di essere favoriti». «No – è la replica – servire il Paese è un privilegio, pari al dovere. Chi lo ha fatto in armi ha rischiato tutto, compresa la vita, senza altro chiedere. La mercede è da mercenari, non da patrioti, non sia mai». La proposta è bocciata, con 49 voti contro 30 favorevoli.

Citando Malcolm X, “se non state attenti, i quotidiani vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. E, sostituendo i quotidiani con Facebook è proprio quello che, da una lettura sommaria dei commenti a questo articolo, è successo rimuovendo alcuni fatti essenziali.
Si parla infatti del giugno del 1861, dove una neonata Italia veniva ancora governata da un ceto politico di provenienza Sabauda, sia gli eletti che i nominati, ed anche coloro che cominciarono ad affacciarsi dal nuovo territorio unitario erano comunque abbastanza benestanti perché per loro un viaggio non fosse un peso economico.
Ma Francesco Roncalli, conte di Montorio, lungi dall’essere un avido preponente di odioso privilegio, ritiene che la politica debba prescindere dalle ricchezze individuali. Vuole così portare  a palazzo uomini capaci (le donne arriveranno molti, molti anni dopo) da ogni angolo dello Stivale. Anche dal Mezzogiorno, anche tra i piccoli borghesi, in grado di approfondire la politica e poter servire il paese ma non economicamente in grado di sostenere quello sforzo.
Propone così una piccola agevolazione. Che viene rapidamente abbattuta da chi di quei ceti meno abbienti non fa parte, perpetuando un sistema ancora classista.
Vogliamo migliorare le cose per l’Italia? Tutti lo vogliamo: ma inquadrare nella giusta dimensione le parole di un uomo che sognava una politica accessibile anche ai “meno abbienti” diventa necessario.

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