DISINFORMAZIONE Gli austriaci vogliono uscire dall'euro con un referendum e la stampa italiana non ne parla – Bufale.net

di David Tyto Puente |

DISINFORMAZIONE Gli austriaci vogliono uscire dall'euro con un referendum e la stampa italiana non ne parla – Bufale.net Bufale.net

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Alcuni utenti ci chiedono di verificare se è vero che in Austria vi sia stata una raccolta di firme per l’uscita del Paese dall’Unione europea tramite un referendum ed il perché i media non ne abbiano dato abbastanza risalto. Altri ci chiedono se questo referendum potrebbe effettivamente far uscire l’Austria dall’Unione europea, ma bisogna vedere se verrà approvato.
A parlare di questa raccolta di firme sono stati vari siti italiani, tra cui Il Giornale il 2 giugno 2015, Liberoquotidiano il 2 giugno 2015Il Fatto Quotidiano il 3 luglio 2015, ed infine il Blog di Beppe Grillo il 7 luglio 2015, che a sua volta riprende l’articolo pubblicato da “La Cosa” dal titolo “L’Austria esce dall’Europa e dall’Euro. Perché nessuno ne parla?“.
Tra le fonti citate dal Blog di Beppe Grillo c’è il sito Lonesto.it, che dalla sua pagina Facebook è evidente la sua vicinanza al Movimento 5 Stelle, il quale riporta quanto segue il 7 luglio 2015:

“Occorrevano 100mila firme, in una settimana ne hanno raccolte 261.000 ma solo perchè hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘. Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei (ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento e quella austriaca lo fa giusto perchè costretta dalla situazione), nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali”

Possiamo considerare già falso il ritenere che “ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento“, avendovi citato gli articoli de Il Giornale, Liberoquotidiano e quello de Il Fatto Quotidiano.
L’articolo farebbe pensare che ci sia stata ostruzione anche da parte della Corte Costituzionale austriaca, la quale avrebbe concesso sette giorni per la racconta di firme, non uno di più, ma che se avesse concessi quindici le firme raccolte sarebbero state molte di più. Ne siamo sicuri?

Come funziona il “Volksbegheren” in Austria?

Partiamo subito da un presupposto: la raccolta di firme in verità è una petizione/consultazione popolare (Volksbegheren), la quale chiede al Parlamento di discutere una proposta di legge.
Soltanto per avviare la raccolta di firme per la petizione popolare c’è bisogno prima di un’altra raccolta di forme a sostegno della stessa da presentare alla Corte Costituzionale, con almeno il sostegno di un millesimo dei cittadini austriaci. Contando il censimento attuale, che conta circa 8,47 milioni di cittadini, le firme necessarie a sostegno sarebbero state circa 8500. Per questa petizione sono state presentate 9791 firme di richiesta.
Una volta approvata la richiesta, la Corte Costituzionale decreta un periodo di 8 giorni in cui i cittadini austriaci possano andare presso il proprio Comune di residenza (e nelle ambasciate all’estero) per firmare la petizione popolare:

Das Eintragungsverfahren dauert acht Tage. In diesem Zeitraum entscheiden die BürgerInnen mit ihren Unterschriften darüber, ob das Anliegen im Parlament diskutiert werden soll.

Una volta raggiunte le 100 mila firme la petizione popolare viene dichiarata valida, quindi il Parlamento deve discutere la proposta, ma non è detto che venga approvata e quindi che venga rigettata dallo stesso. In alternativa il Parlamento può proporre un referendum vincolante, ma non è detto che ciò avvenga.

Precedenti

Dal 1964 sono state fatte ben 38 petizioni popolari austriache, di cui 32 hanno superato il numero di firme necessarie (dal 1981 sono passate da un minimo di 200 mila ad un minimo di 100 mila). Quella appena conclusa si piazza al ventinesimo posto per numero di firme raccolte.
La prima petizione andata a buon fine è stata quella del 1964 che riguardava la riforma dell’Orf, la radio-televisione pubblica. All’epoca vennero raccolte 832353 firme. Allora ci fu il referendum, mentre per la seconda sulle 40 ore lavorative settimanali, la terza sull’abolizione del 13° anno di scuola,  quella del 1997 contro il nucleare (che delineò la legge federale successiva) e quella del 1999 sulla famiglia hanno avuto esito positivo in Parlamento.
Non contano il numero di firme raccolte. L’iniziativa di maggior successo fu quella del 1982 contro la costruzione del centro conferenze “Austria Center Vienna“, dove vennero raccolte 1361562 firme. Il Parlamento archiviò la proposta e l’Austria Center venne costruito nonostante ciò.

Cosa succederà in Parlamento?

Come abbiamo spiegato in precedenza, il Parlamento può anche decidere di non approvare la proposta e di archiviarla. Al momento la petizione attuale non è supportata dai partiti presenti in Parlamento, neanche da quelli più critici nei confronti dell’Unione europea e dell’Euro, e questo potrebbe portare ad un eventuale archiviazione e nessun referendum consultivo.

Conclusioni

L’Austria esce dall’Europa e dall’Euro? Falso. Il titolo dell’articolo pubblicato dal sito “La Cosa”, “L’Austria esce dall’Europa e dall’Euro. Perché nessuno ne parla?“, inganna il lettore.
Silenzio della stampa italiana? Falso, ne avevano parlato Il Giornale, Liberoquotidiano e Il Fatto Quotidiano, ben prima dell’articolo de Lonesto.it del 7 luglio 2015.
Un successo degli antieuropeisti? Falso, trovandoci di fronte una petizione popolare il cui numero di firme è molto basso rispetto a quelle presentate dal 1964.
Se il numero delle firme fosse stato maggiore sarebbe stata una vittoria? Falso, i numeri comunque non contano perché anche petizioni che avevano raggiunto oltre il milione di firme non sono state approvate successivamente dal Parlamento.
Non ci sarà alcun referendum? Probabile, dipenderà tutto dal Parlamento e da cosa decideranno. Visti i precedenti è lecito dubitare che ciò avvenga.

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