Del 2017 il video de “L’ultima Messa di un prete” che dice addio alla “Falsa Chiesa”, com’è andata veramente

di Bufale.net Team |

Del 2017 il video de “L’ultima Messa di un prete” che dice addio alla “Falsa Chiesa”, com’è andata veramente Bufale.net

In questi giorni un video dal titolo L’ultima Messa di un prete sta circolando di bacheca in bacheca su Facebook. Il filmato, in effetti, mostra i momenti in cui un sacerdote annuncia ai fedeli, durante una Messa, di doversi ritirare su disposizione del Vescovo di Palermo. Il prete riferisce che per ordine del Vescovo dovrà lasciare la parrocchia, pur dopo alcune scelte dell’arcidiocesi che lui ha assecondato quali l’aperimessa e la celebrazione di unioni omosessuali, ma soprattutto l’eucaristia concessa a coppie divorziate e risposate. Il prete conclude con la frase: “Addio, falsa Chiesa” che egli indica come prostituta indegnamultinazionale della menzogna. Il video che circola in rete proviene da Repubblica ed è stato “croppato” per nascondere il logo della testata.

Come riportava Repubblica l’ultima messa del prete era stata celebrata presso la chiesa di San Giovanni Bosco. La testata aveva pubblicato soltanto un estratto, mentre il video integrale è disponibile su YouTube.

La vicenda di don A.M.

Il caso di don A.M. aveva avuto un certo risalto tra le cronache proprio per il divieto di celebrare messe ricevuto dal vescovo dell’arcidiocesi. Tuttavia le cose andarono in un ordine diverso. L’Adnkronos il 4 aprile 2017 riportava che la lettera ricevuta dall’arcivescovo e contestata da don A.M. durante la sua omelia gli comunicava il suo allontanamento dalla parrocchia. Alla base della lettera dell’arcivescovo c’erano alcune manifestazioni di dissenso espresse da don A.M. nei riguardi del Papa e della Chiesa tutta. Prima di quel momento, però, il vescovo lo aveva invitato a ritornare nelle sue posizioni di servitore della Chiesa. Adnkronos aveva riportato il testo della lettera:

Considerato che anche l’ultimo nostro colloquio non ha sortito l’effetto sperato di ricondurti ad un atteggiamento di docilità ti invito paternamente a rinunciare all’ufficio di parroco della parrocchia San Giovanni Bosco per il bene dei fedeli variamente coinvolti e in definitiva per il bene stesso della chiesa. Secondo quanto previsto dal canone 1342 vorrai farmi conoscere la tua decisione entro 15 giorni dalla data della presente lettera. In caso contrario, sarò costretto a procedere ulteriormente secondo quanto prescritto dalle leggi ecclesiastiche. Con la presente ti faccio divieto di usare la predicazione per addurre argomenti che mettano in discussione l’unità della chiesa, il ruolo e il magistero dell’attuale romano pontefice e dei vescovi in comunione con lui. Estendo pure tale divieto a qualunque altro mezzo di comunicazione sociale, radio, tv, stampa, social network, canali video, internet, nonché al rilascio di interviste.

In particolare, Repubblica il 2 aprile 2017 scriveva che a più riprese don A.M. aveva contestato la “deriva” della Chiesa iniziata dopo le dimissioni di Benedetto XVI che avevano spalancato le porte alla svolta progressista della Chiesa Cattolica:

La «deriva» sarebbe «la Chiesa immagine » di papa Francesco che «suona le trombe» quando si avvicina ai poveri, la chiesa di Lorefice (il vescovo, ndr) «che va ad accogliere i migranti al porto», dei preti che «benedicono le coppie omosessuali all’altare», che vogliono dare la comunione ai divorziati e risposati «anche se la dottrina insegna che, quando si è in stato di peccato mortale, se si riceve l’eucaristia si commette sacrilegio».

Molti furono i fedeli che protestarono contro l’allontanamento di don A.M. dalla parrocchia. Riepilogando: dopo le espresse e forti critiche rivolte al pontificato di Bergoglio (“di cui era artefice la massoneria”, come ricorda questo documento della Diocesi) e all’azione della Chiesa dopo le dimissioni di Benedetto XVI, il vescovo dell’arcidiocesi di Palermo aveva invitato il parroco a moderare le sue azioni, ma questi aveva continuato ottenendo, dunque, l’allontanamento dalla parrocchia.

In tutta risposta don A.M. aveva trasmesso in diretta su Facebook la sua ultima messa, rifiutando le disposizioni della lettera dell’arcivescovo. Consapevole di violare il decreto dell’arcidiocesi, infatti, don A.M. durante l’omelia disse che presto sarebbe stato scomunicato.

La scomunica

Il 15 agosto 2018 don A.M. ricevette due scomuniche direttamente dal Vaticano, una per eresia e una per scisma e un anno dopo fu intervistato da Sputnik e continuò a ribadire le sue posizioni sulla “falsa Chiesa”. Sulla sua scomunica intervennero anche Le Iene con un servizio andato in onda il 4 dicembre 2018 al termine del quale l’ex parroco dissente dalla posizione della “falsa Chiesa” che descrive troppo a favore degli immigrati: “La gente cerca Gesù, la Chiesa di oggi pensa agli immigrati”.

Le locuzioni interiori: don A.M. posseduto da Padre Pio e dalla Madonna

Circa due anni dopo, l’11 maggio 2020 (dunque quest’anno), l’agenzia cattolica Corrispondenza Romana ha pubblicato un articolo in cui faceva chiarezza sulla vicenda di don A.M.. L’agenzia ha riportato che don A.M. ha sempre sostenuto che l’elezione di Papa Francesco sia avvenuta in via illegittima, ma non solo.

Il prete (ormai ex) ha spesso fatto ricorso a suggestioni dette “locuzioni interiori” manifestate durante i raduni con i suoi fedeli i quali venivano persuasi circa una possessione spirituale delle anime di Padre Pio e della Madonna. In poche parole esiste un video in cui don A.M. imita la voce di San Pio e della Madonna facendo credere ai suoi fedeli che le due figure parlino attraverso di lui.

Corrispondenza Romana scrive che proprio questo ricorso al soprannaturale determinò gli attriti tra l’allora sacerdote e l’arcivescovo di Palermo, attriti che si intensificarono con le continue rivendicazioni di don A.M. che non tornava sui suoi passi.

Quindi?

Quindi presentare con un semplice video un sacerdote definito coraggioso per foraggiare i follower con il suo grido contro la “falsa Chiesa” significa omettere tantissime cose importanti che gravitano attorno alla vicenda di don A.M..

L’ultima messa del prete era il capitolo finale della sua missione di parroco ma quello iniziale del suo personaggio: don A.M. criticò la Chiesa principalmente per le posizioni contro i migranti (Le Iene), i matrimoni omosessuali (Repubblica) e la comunione ai divorziati risposati, definiva illegittimo il pontificato di Papa Francesco e si era reso protagonista di episodi di forte suggestione spirituale mettendo in scena possessioni da parte di Padre Pio e della Madonna.

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