COVID19 da pandemico a endemico: uscire dall’emergenza?

di Shadow Ranger |

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Il passaggio di COVID19 da pandemico a endemico è, al momento, una delle notizie legate al miglior scenario possibile. Almeno tra i più realistici.

Il miglior scenario possibile in assoluto, ancorché di incerta realisticità, è la scomparsa definitiva di SARS-CoV-2.

Il miglior scenario possibile: la scomparsa di COVID19

Insomma, uno scenario in cui, come il suo cugino meno fortunato SARS-CoV (per gli amici: SARS) il virus appaia, faccia danni e scompaia.

Scenario questo che tende a contrasta con la realtà fondamentale di SARS-CoV-2: non è un virus letale in quanto tale, ma in quanto immondamente contagioso.

Uccide una piccola parte dei suoi ospiti, ma fa di tutto per essere ovunque, più presenzialista di un pessimo politico in campagna elettorale alla ricerca di ogni possibile palinsesto, incontro, cena e firmacopie.

Il che significa che ci sarà sempre, almeno da qualche parte nel mondo, qualcuno con SARS-CoV-2 addosso perché il virus sarà saltato di ospite in ospite.

Il che incidentalmente è parte del fenomeno che rende lo scenario successivo più plausibile: sostanzialmente le mutazioni in cui ogni virus incorre possono generare uno di quattro possibili scenari

  1. Le mutazioni, che ricordiamo sono un processo causale e non deliberato sono insufficienti a causare effetto. Il virus sostanzialmente resta uguale a se stesso
  2. Le mutazioni sono sfavorevoli, e inibiscono la capacità del virus di replicarsi attivamente. La variante viene viene sconfitta dalla selezione naturale
  3. Le mutazioni causano un aumento della mortalità: la selezione naturale agirà comunque contro il virus perché gli ospiti moriranno prima di contagiare un numero di persone sufficienti
  4. Le mutazioni causano un aumento della viralità: la variante più infettiva, a prescindere da ogni dato, diventa maggioritaria rispetto alle varianti meno infettive in quanto meno attive nel replicarsi o più letali.

Sapendo ora che il virus stesso viene “punito” da una mortalità elevata e premiato da una viralità elevata, possiamo passare allo scenario probabile

COVID19 da pandemico a endemico: uscire dall’emergenza?

Nel secondo scenario, di COVID19 non ce ne libereremo mai.

Ma comunque potremo tornare ad una vita normale, sia pur con una costante osservazione del virus e in un periodo più lungo dichiarare l’emergenza alle spalle.

In questo scenario COVID19 diventerebbe come la meningite, quel genere di malattia della quale sentiamo parlare solo quando qualcuno ci rimane purtroppo secco o gravemente invalido e gli antivaccinisti protestano contro la vaccinazione ignari che se la vaccinazione non ci fosse molti più ci rimarrebbero secchi o invalidi.

Un modello matematico recentissimamente pubblicato su Science suggerisce uno scenario basato su più fattori:

  1. I bambini contraggono SARS-CoV-2 con manifestazioni COVID19 più lievi. Motivo per cui la preliminare ricerca vaccinale si è concentrata su adulti e anziani, maggiormente colpiti
  2. l’immunità a SARS-CoV-2 risulta perdurante quantomeno nel poco periodo che ancora abbiamo di convivenza con esso
  3. siamo a tre vaccini disponibili sul mercato, di cui almeno uno dalla verificata immunità sterilizzante (che spezza la catena dei contagi in toto, non solo impedendo le manifestazioni cliniche dalla malattia)

Unendo questo ad un programma di cooperazione internazionale per cui l’aggiornamento periodico dei vaccini potrà portare ad una ancor più rapida immissione sul mercato, lo scenario dei prossimi anni sarà già “artificialmente” endemico.

Al modico (invero modico) prezzo di vaccinarci ogni anno oltre che per l’influenza stagionale anche per SARS-CoV-2 ed eventuali varianti più resistenti al vaccino (cosa che abbiamo visto non è detto succeda…) raggiungeremmo già col raggiungere dell’immunità di gregge il passaggio dalla pandemia all’endemia.

Avremmo ancora SARS-CoV-2 in giro, ma poche e clinicamente poco rilevanti manifestazioni di COVID19.

Il che già significa poter seguire Israele e il Regno Unito nel graduale ritorno alla normalità, rendendo tale obiettivo raggiungibile a breve e medio termine.

La lunga strada da Pandemia a comune raffreddore e una possibile scorciatoia

Come ricorda il National Geographic

Uno dei fattori essenziali che influiscono sul futuro della COVID-19 è la nostra immunità alla malattia. L’immunità a qualunque agente patogeno, compreso il SARS-CoV-2, non è binaria, come un interruttore elettrico, al contrario, assomiglia più a un regolatore di intensità: il sistema immunitario dell’uomo può raggiungere vari gradi di protezione parziale da un patogeno che permettono di evitare la forma grave della malattia senza necessariamente impedire l’infezione o la trasmissione.

Aggiungendo che

Studi precedenti chiariscono che l’immunità parziale può evitare che gli individui si ammalino gravemente anche se i coronavirus riescono a penetrare nel loro organismo. A lungo termine, ciò potrebbe rivelarsi vero anche per il nuovo coronavirus. La ricercatrice post-dottorato della Emory University, Jennie Lavine, ha creato un modello della traiettoria post-pandemica del SARS-CoV-2 sulla base dei dati dello studio del 2013 e i suoi risultati — pubblicati sulla rivista internazionale Science il 12 gennaio — suggeriscono che se il SARS-CoV-2 si comporta come gli altri coronavirus, probabilmente si trasformerà in un lieve fastidio nel corso di alcuni anni o al massimo decenni.

Abbiamo un ciclo vitale Pandemico che potrebbe esaurirsi in pochi anni, o nel ciclo vitale dei presenti che leggono questo articolo.

Ma, ovviamente le conseguenze di una Pandemia non si limitano alle conseguenze della malattia stessa, e proseguire misure di distanziamento sociale a oltranza per decenni potrebbe non essere sostenibile.

Possiamo però aiutare il processo in atto.

Con la vaccinazione di massa

La soglia esatta per ottenere un’immunità a livello di popolazione che rallenti la diffusione del virus dipenderà da quanto diventeranno contagiose le future varianti. Ma finora, la ricerca sulle prime varianti del SARS-CoV-2 suggerisce che almeno il 60-70 percento della popolazione umana dovrà diventare immune, per superare la fase pandemica.

Questa immunità si può ottenere in uno di questi due modi: vaccinazione su larga scala oppure guarigione da infezione naturale. Ma il prezzo da pagare per raggiungere un’immunità generalizzata attraverso una diffusione incontrollata è molto alto: centinaia di migliaia di morti e ricoveri in più in tutto il mondo. “Se non vogliamo portare avanti e sostenere i vaccini, non ci resta che decidere collettivamente quante persone anziane dovranno morire, e io non voglio essere tra coloro che prenderanno una simile decisione”, afferma Duprex.

Obiettivo Endemia: tra vaccino e immunità “naturale”

Da sempre l’essere umano è stato dannatamente bravo nel rendere con la scienza più facili obiettivi che la natura rende difficili.

Non storcete il naso: è meglio avere un paio di occhiali sul naso, o condannare una parte ingente della popolazione a brancolare nelle nebbie di una visione imperfetta?

Il Diabete di tipo I, che fino al secolo scorso era una condanna di fatto, oggi è completamente gestibile e consente al malato una terapia da usare a vita.

Il più grande successo della medicina e della scienza è consentire al cronico di vivere in salute, e accelerare processi naturali senza doverne pagare l’alto costo.

Senza vaccini, saremmo usciti prima o poi dalla Poliomielite, ma con gli ospedali pieni di generazioni di invalidi inchiodati ad un polmone di acciaio condannati ad una lunghissima sofferenza.

Abbiamo ridotto il costo in vite in modo enorme, mediante la vaccinazione.

Col 60%-70% di persone immuni mediante la vaccinazione e, quantomeno in quegli anni e decenni che avremmo dedicato all’immunità naturale, con la vaccinazione annuale e ripetuta sullo stile di quella influenzale per “cautelarci” da ogni variante riconosciuta e continuare ad esaminare la durata dell’immunità raggiunta, potremmo di fatto arrivare ad una situazione di endemia.

La storia del resto è piena  di malattie che hanno compiuto un passaggio simile: il problema è viverlo nel modo migliore.

Ci sono ancora problemi

La storia però è ancora piena di dubbi e incognite: probabilmente i paesi del Primo Mondo potranno “scendere a patti” con SARS-CoV-2 già nei prossimi anni, già in questo o nell’altro, vaccinazione permettendo, ritornare gradualmente ad una vita normale con meno limitazioni e più “punturine”.

Questa è la nostra speranza.

Resta il problema dei paesi Africani e del Terzo Mondo, dove conservare i preparati a mRNA è meno possibile e la leva contrattuale per l’acquisto dei vaccini è decisamente inferiore.

Per loro l’incubo potrebbe durare assai più a lungo. In Africa, solo due Paesi, le Seychelles e la Guinea, hanno iniziato a somministrare i vaccini. E in Guinea, un Paese a basso reddito, solo 25 persone hanno ricevuto la prima dose.

In America (e verosimilmente anche in Europa), superata la scarsità iniziale che ci affligge e che probabilmente lo farà per il resto del 2021, rendendo la nostra campagna vaccinale scaglionata e una battaglia aperta nel 2022 avremo vaccini in grande abbondanza e ottenere le desiderate punturine sarà facile come fissare un appuntamento dal medico quando vai a fare il vaccino anti-influenzale.

In Africa probabilmente non si comincerà a fare sul serio prima del 2023.

In conclusione

Dell’obiettivo endemia avevamo già parlato in passato.

La vaccinazione lo rende più vicino. E siccome abbiamo la fortuna di essere Europei, dovremmo ringraziare per tale dono e affrettarci a prenotare, non appena possibile, il nostro appuntamento coi centri di somministrazione.

Il passaggio di COVID19 da pandemico a endemico è un’eventualità possibile: il tempo richiesto dipende anche da noi.

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