BUFALA Renzi: approvata in fretta la nuova tassa per i possessori di schede SIM – bufale.net

di Shadow Ranger |

tassasim2Ci segnalano i nostri contatti la seguente bufala, ripetuta col medesimo testo dai portali Gazzetta della Sera e AttaccoMirato

Con il DDL 109/2016 è stata approvata  la nuova tassa per tutti i possessori di  sim card dal governo Renzi, applicata nonostante l’opposizione del Movimento 5 Stelle.

La tassa di  possesso sulle schede sim è una  tassa di importo mensile fisso, pari a 3,50 euro per i privati e 7 euro per titolari di partita Iva (deducibile all’80%).

La tassa rientra nel piano del governo di ridurre i debiti della pubblica amministrazione.La tassa avrà effetto a partire dal 1 Gennaio 2017 e verrà decurtata dalle compagnie telefoniche direttamente dal credito residuo o dai piani di abbonamento, che a loro volta dovranno versare il credito all’erario ogni 16 del mese. Entusiasta, il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, ha affermato:” Questa tassa fortemente discussa è la prova dell’impegno del governo a pagare i debiti della pubblica amministrazione, anzi non comprendo le inutili critiche da parte dell’opposizione.

Questa tassa è stata fortemente voluta anche dal Parlamento Europeo che ha recentemente ribadito la legittimità della stessa.”

Sono esentate dal pagamento di questa tassa solo le:

persone con riconoscimento dell’invalidità civile;
persone riconosciute sorde o sordomute;
persone riconosciute “cieche assolute”.

La notizia è una bufala, ottenuta riciclando un testo del 2015 da noi già affrontato, che anche all’epoca fu divulgato dal portale Gazzetta della Sera (tenetelo presente, è importante).

Sostanzialmente, nel 2015 si decise di inventare una norma inesistente (che per puro caso condivideva il numero di rubrica con una normativa di riforma pensionistica) ed imbastire un immaginario castelletto contentente tutte le parole adatte a capitalizzare indignazione facile, ovvero Renzi, tasse, Europa e Movimento 5 Stelle.

Il canovaccio alla base della bufala è uno di quelli di “successo”:

L’Europa impone un ingiusto balzello su un bene comune, cosa che danneggerà molti italiani bisognosi, ed il governo in carica approva rivolgendosi ad essi con protervia ed insolenza. L’opposizione accorre al soccorso degli Italiani indigenti, ma è impotente: per questo si chiede al condivisore di “far girare” o “dare massima condivisione” al torto subito come mezzo per ottenere rivalsa contro “la Kasta”.

Non di meno, essendo la notizia una bufala, l’unico vantaggio che si otterrà dalla condivisione è portare link e click all’autore della bufala.

La bufala fu da noi svelata nell’ottobre del 2015, e la Gazzetta della Sera inoltrò un comunicato di “scuse” dal titolo “ci siamo cascati anche noi”

Tranquilli, è una bufala. E vi spieghiamo perché.

Tassa sulle schede SIM? La notizia sui social
La notizia bufala del giorno è proprio questa: chiunque possieda in italia una scheda SIM sarà presto costretto a pagare una tassa mensile di 3.50 euro solamente per il fatto di possedere una SIM all’interno del proprio cellulare.
La bufala recita che il provvedimento, fortemente voluto da Matteo Renzi, è previsto dalla legge 109 del 2015, “applicato nonostante l’opposizione del Movimento 5 Stelle”.

La notizia della tassa sulle schede SIM che gira tra passaparola e social network è anche ben dettagliata: l’importo di 3.50 euro dovrà essere versato dai possessori privati di schede SIM, mentre per i possessori di Partita IVA la tassa aumenterebbe a 7 euro al mese con deduzione dell’80%.

Secondo la bufala, gli utenti dovranno iniziare a pagare la tassa sulle SIM già dal 1° novembre 2015 e saranno le compagnie telefoniche stesse a scalare la tassa dal credito dei possessori di schede SIM.

Lo ripetiamo, la notizia della tassa sulle schede SIM è una bufala, non è vera. Il provvedimento non esiste.

Tassa sulle schede SIM: ecco perché è una bufala

Anzitutto, la legge a cui la notizia-bufala fa riferimento non ha niente a che fare con il settore delle telecomunicazioni, ma con pensioni, TFR e ammortizzatori sociali.

Inoltre, anche se in pochi lo sanno, la tassa sui telefoni cellulari esiste già. Sono le compagnie telefoniche a doverla pagare per l’utilizzo delle frequenze di linea; la tassa, però, ha effetto solo sugli utenti che hanno stipulato un abbonamento tramite contratto, non su chi possiede semplicemente una scheda SIM ricaricabile.

Non bastavano già tutte le vere tasse che il Governo vuole far pagare agli italiani?

Diciamolo: le tasse in Italia sono già troppe, non abbiamo bisogno di tasse finte o tasse-bufala.

Sostanzialmente, copincollando la stessa notizia bufala che avevano inizialmente condiviso, dichiarandola una bufala, scusandosi e aggiungendo l’eterno canovaccio a noi putroppo noto del

sì, è vero, è una bufala ma siccome certe cose succedono allora…

Allora, ci chiediamo perché, a distanza di poco tempo ed a seguito di un post di scuse sia la Gazzetta della Sera che Attacco Mirato abbiano deciso di ricondividere la stessa bufala, limitandosi a spostare di un anno i riferimenti normativi.

Il fantomatico DDL 109/2015 è diventato quindi il DDL 109/2016, e la decorrenza della legge è stata spostata al 2017.

Ora, con l’aiuto degli screenshots, guardiamo la scansione delle pubblicazioni:

Screenshot 2016-11-13 17.07.03Il 9 ottobre del 2015, come visto la Gazzetta della Sera si “scusa” di aver pubblicato una bufala. Per sicurezza archivieremo ora una copia della pagina mediante il servizio terzo Wayback Machine.

Screenshot 2016-11-13 17.06.51Il 13 Marzo 2016, a dispetto delle scuse e della dichiarazione di essere stata tratta in inganno, la pagina Gazzetta della Sera aggiorna la bufala, aggiungendo riferimenti datari più recenti e ridiffondendola, uguale, traendo così nuovamente in inganno i lettori sulla sua autenticità. Archiviamo copia anche di questa.

Screenshot 2016-11-13 17.07.29Infine, sei giorni fa, quindi il 7 novembre 2016 Attacco Mirato riprende la notizia della Gazzetta della Sera, peraltro citata come fonte e la ricondivide uguale in ogni dettaglio alla versione del 13 Marzo. Anche qui archivieremo copia.

A questo punto non possiamo domandarci cui prodest scusarsi per aver diffuso una bufala, se poi si partecipa attivamente alla ridiffusione di una “nuova” versione della stessa.

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