BUFALA Nudi in ufficio si produce di più – bufale.net

di Shadow Ranger |

BUFALA Nudi in ufficio si produce di più – bufale.net Bufale.net

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Abbiamo già affrontato in passato il rischio insito nell’affidare a qualcosa di permanente e virale come la rete un evento evanescente e limitato nel tempo come un Pesce d’Aprile: come nel caso della notizia del robot dell’animazione giapponese Gundam a grandezza naturale esibito in Italia, i pesci d’Aprile su Internet hanno il brutto vizio di sopravvivere alla giocosa giornata di festa, venendo ripresi e ricondivisi fino a ragginungere il rango di meme asceso: scherzo che diventa bufala virale ed inarrestabile.
Molti portali di informazione infatti hanno ricalcato la notizia bufala relativa ad una azienda inglese dove ai lavoratori sarebbe consentito, per un giorno alla settimana o addirittura per un mese tutto intero (a seconda della fonte), di recarsi al lavoro completamente nudi, allo scopo di tirare su il morale e creare un ambiente di lavoro giocoso e arricchito da un prezioso e sano cameratismo.
La notizia, ovviamente era uno scherzo pubblicato il Primo Aprile. Un “pesce” quindi. Ed anche vecchiotto, dato che le prime tracce del “nudo aziendale” appaiono nel 2009, come potrete vedere dall’articolo precedentemente linkato. Il portale Blitzquotidiano ha correttamente  pubblicato un recente articolo di smentita, altri portali semplicemente hanno fatto scomparire alla chetichella la notizia, che però Facebook sovente riporta in anteprima nei box di notizie collegate.
In realtà apprendiamo dal citato articolo che:

Molti vorrebbero evitare l’esperimento di “The Bold Italic”, una piccola agenzia pubblicitaria di San Francisco che aveva pubblicato un esperimento rivoluzionario nato con lo scopo di incrementare l’efficienza in azienda. L’articolo firmato Jessica Saia con foto di Sierra Artman, raccontava di un gruppo di professionisti che avrebbe lavorato completamente nudo per un mese. La notizia era corredata da un ampio servizio fotografico che immortalava i dipendenti, tutti impegnati in riunioni di lavoro o in momenti di relax di pausa creativa. Peccato però che si è poi scoperto che era tutta una bufala creata ad hoc dall’azienda con un articolo pubblicato il 1 aprile e ritirato il giorno dopo.

In realtà è sentita nel mondo anglosassone la tradizione del casual friday, immortalate e resa ancora più gradita dai media locali, in cui le aziende che rispettano un dress code definito, come cravatte per gli impiegati e scarpe chiuse col tacco per le impiegate, e per tutti abito formale, consentono in anticipazione del weekend di indossare, senza alcuna sanzione o riprovazione, abiti informali e semplici.
Ciò è del tutto diverso, evidentemente, da periodi prolungati di nudità aziendale, ma tanto è bastato perché la bufala, viralizzata, spingesse i più audaci ad inviare curricula e richieste di assunzione nella speranza di poter lavorare “in completa libertà”.
E, ancora oggi, le ricondivisoni di spezzoni degli articoli cancellati continuano ad infiammare il dibattito aperto con un fortunato Pesce d’Aprile.

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