BUFALA La T-Shirt di minacce del Feyenoord – bufale.net

di Shadow Ranger |

BUFALA La T-Shirt di minacce del Feyenoord – bufale.net Bufale.net

bufale
Questa volta abbiamo avuto un grande problema nel classificare l’articolo. Siamo di fronte ad una bufala, evidentemente, la cui realtà è di identico contenuto.
Sembra un paradosso, ma non lo è affatto. Ricorderete tutti il “giochino” usato come clickbait da molti siti di pubblicità: un fotomontaggio ritraente fusioni tra animali diversi (gufi con teste di scimmia, passerotti con teste di cane…) veniva condito dalla domanda e dalla successiva affermazione “Vero o falso? Il 90% di chi guarda quest’immagine sicuramente darà la risposta sbagliata”.
E così accadeva: infatti con un semplice ma efficiente trucchetto l’acchiappalike ti attirava in una pagina di pubblicità dove ti spiegava, tra l’altro, che il fotomontaggio era vero, verissimo: era il bizzarro animale in esso ritratto ad essere falso.
Così è in questo caso: avrete visto sulla stampa nazionale e sui social media circolare la maglietta degli Ultras “Je suis fountain”, con evidente rimando alla debacle su Charlie Hebdo contenente la seguente didascalia, in traduzione
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“Stavamo solo scherzando, ci vediamo giovedì. Voi accoltellatori feccia della As Roma”.

Il Blog Gli Stati Generali, dopo giorni in cui tutti hanno creduto alla storia della maglietta “anti-Romani” del Feyenoord ha fatto la scelta che molti altri avrebbero dovuto compiere nella stessa situazione: individuata la fonte dell’immagine, ovvero un account twitter collegato al tifo della squadra olandese ha posto loro il quesito che anche gli spammer dell’esempio precedente ponevano come primario rispetto alla loro azione di clickbait.
Ricevendone una risposta inequivocabile:

haha bella domanda, quesito intelligente, il primo oggi. Photoshop naturalmente.

La maglietta incriminata non esiste. Esiste un’immagine, volutamente taroccata per ottenere, a dire del gestore dell’account twitter, una vibrata protesta contro le strumentalizzazioni della politica (e, a dir nostro, il vantaggio di un incremento netto dei followers in pochi giorni, tanto più esponenziale quanto più rumore si riusciva a fare), l’iniziativa di un singolo account twitter elevata a preoccupante dato diffuso.
La provocazione esiste? Sì.
Ma non consisteva in una maglietta condivisa, ma nell’ingannarci sull’esistenza della stessa. E molti di noi hanno, evidentemente, fallito il piccolo test.
Tutti tranne il blog Gli Stati Generali: tanto di cappello per loro.

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