BUFALA Il Bollo auto è illegale – bufale.net

di Shadow Ranger |

BUFALA Il Bollo auto è illegale – bufale.net Bufale.net

Ci segnalano i contatti il ritorno in condivisione di una nostra vecchia amica: una delle prime bufale affrontate da questo portale, quella relativa alla presunta illegalità del bollo auto.

Il testo, tutt’ora reperibile su Facebook in un profilo utente con visualizzazione pubblica, recita così:

BOLLO AUTO:perchè non pagarlo ? Buongiorno cari lettori di TI POSSO AIUTARE GRATIS !?! Sono un dipendente dell’agenzia riscossioni tasse,la tanto,anzi tantissimo odiata EQUITALIA Oggi volevo parlarvi di una mia ESPERIENZA DIRETTA con una delle tante cose, ILLEGALI,che vi sono in Italia,cioè il pagamento del BOLLO AUTO. Infatti io personalmente non lo pago perché da quando sono venuto a sapere della sua illegalità, grazie al mio giro di conoscenze ,ho smesso di pagarlo e ho denunciato l’accaduto alla Commissione Europea. Per chi non lo sapesse il BOLO AUTO è la vecchia tassa di circolazione, divenuta poi di proprietà, e vi posso dire a cosa si va incontro a non pagarlo: Diciamo che se il bollo è pagato in ritardo al costo dell’imposta va aggiunta la sanzione amministrativa del 6% e degli interessi in ragione del 2,50%;se non si paga il bollo entro tre anni dalla scadenza, l’ Ente impositore può pretendere la tassa, tramite Agenzia di Riscossione(Equitalia), maggiorato della sanzione, degli interessi e delle spese di recupero del credito. Iniziamo a dire che la TASSA DI POSSESSO su una cosa tua è la cosa più assurda che ci sia,infatti è come se pagassi l’affitto su di una casa di tua proprietà,comprata o costruita con i tuoi soldi. Inoltre il bollo auto, o tassa di proprietà, è una prerogativa del tutto italiana,nei paesi dell’unione europea non c’è. Pertanto anche all’Italia è stata chiesta la rimozione di questa tassa per allinearsi agli altri paesi. Abolizione che non è mai avvenuta così che, ogni anno, l’Italia paga una megamulta alla comissione europea proprio perché continua a chiedere a noi cittadini il pagamento del bollo. Il problema è che le entrate dei bolli auto sono nettamente superiori alla multa da pagare, ne consegue che l’Italia se ne frega, continua a pagare la multa e riscuotere il bollo TANTO LE CONVIENE Quindi per far si che questa riscossione di questa tassa il illegale termini,nessuno più deve pagare il bollo e quando vi arriva a casa la lettera di pagamento, andate da un avvocato e chiedete di denunciare lo stato tramite la commissione europea

L’appello apparso su Facebook nel 2015 è una gramigna infestante della Rete da molto prima: nel 2014 fu lasciato da un commentatore confuso su un post di La Legge per Tutti di tutt’altro argomento, secondo l’uso dei viralizzatori ben noto anche a noi di bufale.net del diffondere le proprie bufale nella sezione commenti di pagine ben più importanti cercando di parassitarne il pubblico e l’attenzione. Ancora nel 2013 lo stesso triste fenomeno si ripetè nella sezione commenti del portale di Castelvetrano Selinunte, e la storia va indietro nel tempo fino a perdere le sue tracce sul blog “Ti posso aiutare gratis?” nel 2013

Si parla sostanzialmente di uno dei tanti anelli di congiunzione tra la Leggenda Metropolitana e la bufala moderna emersi negli anni, che mutua da entrambe i suoi elementi costitutivi.

Come nella leggenda/bufala della ragazza incinta in piscina e dell’arabo gentile che vaticina attentati, il testo virale ha origini che si perdono nel tempo e che nascono dal passaparola ruffiano ed accattivante di un soggetto firmato ma anonimo che, grazie ad un giro di conoscenze viene a sapere dagli inevitabili amici di amici, parte di una cerchia di conoscenze segrete e “occulte”, viene a conoscere un grande segreto che decide di divulgare alle masse mediante il passaparola.

Va da sé, che se davvero le autorità fossero a conoscenza di un grande segreto da tenersi nascosto, per quanto la figura dell’impiegato di Equitalia possa riunire in sé l’autorevolezza necessaria a diffondere la leggenda metropolitana con la natura di “uomo semplice” (un dirigente di Equitalia sarebbe stato additato come “odiato dalle masse” ed inascoltato: il “mero impiegato” può descriversi come un uomo del popolo ed essere apprezzato), sicuramente sarebbe inverosimile che un semplice dipendente diventi una sorta di Prometeo ladro del fuoco e riesca ad ingannare i suoi superiori addirittura aprendo un blog per diffondere la grande scoperta.

Scoperta che si chiude con l’ennesimo invito a viralizzare un rimedio sicuro: non pagare il bollo, andare da un avvocato e denunciare l’Italia alla Commissione Europea.

Piccolo intoppo: non troverete alcun avvocato disponibile a prestarsi ad un giochino del genere. La deontologia impone infatti loro di non spillarvi i vostri sudati quattrini per un procedimento che non porterà ad alcun risultato utile.

Scopriamo infatti da un’interrogazione parlamentare del 2012 come:

Attualmente la legislazione e l’armonizzazione a livello UE in materia di tassazione delle autovetture sono piuttosto limitate. Di conseguenza, fatto salvo il rispetto dei principi generali del diritto dell’Unione, i regimi fiscali nazionali in questo settore sono a discrezione degli Stati membri. In particolare, gli Stati membri possono decidere se integrare considerazioni di tipo ambientale nella struttura delle aliquote applicate.

L’imposta nazionale cui fa riferimento l’onorevole parlamentare non è oggetto di armonizzazione nell’ambito del diritto dell’UE ed è quindi di competenza delle autorità nazionali. Alla Commissione non risulta che in Italia tale imposta venga applicata in maniera contraria al diritto UE.

Ovviamente quindi, il bollo auto non è previsto dalla legislazione europea, in quanto competenza esclusiva dei singoli stati membri.

Il bollo auto, ribadiamo, è di competenza esclusiva delle autorità nazionali, e nulla osta alla sua applicazione.

Il che, naturalmente, esclude che esista una megamulta: la stessa fa parte del reticolo di falsità costruito intorno alla leggenda metropolitana/bufala per consentirle di mantenersi attiva e virale nel tempo.

Cosa che, come ricorda Altroconsumo, avviene ininterrottamente dal 2013 con picchi periodici.

Non possiamo non credervi: nonostante ci fossimo già noi occupati in passato della condivisione Facebook da cui è nato questo articolo, lo stesso in soli due anni è salito da 50.000 a 70.000 condivisioni.

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