ALLARMISMO Il kebab e il virus della cacca – Bufale.net

di David Tyto Puente |

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Di recente, presumibilmente il giorno 18 di settembre 2014, una ragazza ha pubblicato sul suo account Facebook, impostando la privacy del suo post in forma pubblica, la sua disavventura con un presunto virus della cacca contratto dopo aver mangiato un kebab.
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Il post pubblico della ragazza riportava il seguente testo, rintracciabile in numerose pagine e gruppi Facebook:

—–>>> IL KEBAB !
non so ragazzi se voi lo sapete, ma nella carne del kebab ci sono tutti i resti degli animali, e in alcune fabbriche hanno trovato denti tritati, occhi, zoccoli e polpastrelli , budelle eccet… io volevo raccontarvi la mia esperienza perkè ho bisogno di buttarla fuori …. anke se ancora fa molto molto molto male :
io col kebab sono finita in ospedale per quasi 4 mesi, perkè all’interno, non era pulito bene, e c’era il BATTERIO E CONSEGUENTE VIRUS DELLA CACCA …. ho rischiato la morte, mi hanno ricoverato di domenica e i medici hanno detto ai miei genitori che non sapevano se superavo le 48 ore e quindi se arrivavo al martedi!!!!!
il problema era ke il kebab con quel batterio mi si era solidificato all’interno e marcito, e tappava proprio il tubicino ( non so come si kiama ) ke porta il cibo dallo stomaco all’intestino … mi hanno messo un tubicino nel naso, ( un male terribile ) ke finiva nello stomaco, per tirare su ( risucchiare ) tutto il cibo dello stomaco per evitare che si marciva all’interno … non riuscivo a muovermi e piangevo dal dolore … in piu’ continuavo a vomitare ogni 5 e dico 5 MINUTI !
…. vedere tua mamma piangere, e sentirla che ti dice : ” ti prego amore mio non morire, tieni duro, se no muoio anke io ” è straziante e pazzesco … sentire al telefono ke tutti ti dicono ke ti vogliono bene perkè tutti, TRANNE TU, sanno cosa sta succedendo … io ke non riuscivo nemmeno a tenere sollevata una bottiglietta, dormivo tutto il tempo perkè ero sfinita, continuavo a vomitare anke un cucchiaino d’acqua, avevo una disidratazione del 94 % ( quasi mortale ) , cio’ ke mi teneva in piedi erano i litri di flebo ke mi facevano al giorno …. da allora OVVIAMENTE non tocco nemmeno la carta dove c’era il kebab ! questo non è per fare pena ( —–>> IO HO GIA’ VINTO LA MIA PIU’ GRANDE BATTAGLIA ) ne per spaventarvi, assolutamente, ma solo per dirvi : RAGAZZI VI PREGO, STATE ATTENTI ALLE COSE CHE NON CONOSCETE !!!!!
ps: infine hanno dovuto operarmi, perchè io avendo avuto anche il bendaggio, le conseguenze sono state disastrose ! …

La viralità di questo post ha fatto si che venisse condiviso in maniera esponenziale in pochi giorni. Nonostante la ragazza abbia probabilmente modificato la privacy del post (o cancellato) la sua storia è stata copiata e incollata anche da altri account Facebook, cercando con Google se ne trovano parecchi. Difficilmente potrà cancellare dalla Rete la sua storia.
Questo succede quando si imposta in “pubblico” la privacy di Facebook. Stesso vale per le foto della ragazza, impostate come pubbliche, che sono state utilizzate per raccontare la sua storia anche dai nostri amici di Butac.
La ragazza non l’ha presa bene, riportando la notizia sul suo account Facebook (ancora una volta con le impostazioni pubbliche) e sfogandosi, infine, nella pagina di Butac.
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Butac ha trattato le perplessità di molti, tra cui la questione della disidratazione. Sembra alquanto assurdo affermare una “disidratazione del 94%” ed essere ancora vivi per raccontarlo, come la presenza del presunto “virus della cacca”. La ragazza, a quanto affermato da lei stessa, si era sottoposta ad un bendaggio gastrico, il quale può avere delle complicanze.
In una discussione pubblica la ragazza ha discusso con alcune persone, per poi infine ammettere che:

  • si è sbagliata a pubblicare con la privacy impostata su “pubblico”
  • di aver scritto “una descrizione poco chiara e non proprio esatta, scritta di fretta e buttata li”
  • di aver fatto “un po’ di casino tra virus e batterio”

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Questa storia ha generato un forte allarmismo ed è diventata una sorta di “prova” per i “nemici” della carne e in particolare del kebab. La disinformazione sta nel fatto che ha scritto in maniera grossolana, frettolosa e poco chiara (lei stessa lo afferma).
Sono ora due i fronti su cui lei e la sua storia verranno citati da qui in avanti: quelli che non credono nella sua storia e quelli che la sfrutteranno a loro vantaggio (gruppi vegetariani, vegani, nemici del kebab e razzisti).
La ragazza ha scritto nel suo profilo Facebook che “avendo pubblicato mie foto senza nessun consenso scattano le denunce“. È libera di farlo, ma dubito fortemente che avrà un seguito da parte della magistratura.
Come dicevo, bisogna stare attenti alle impostazioni di pubblicazione. La normativa sulla privacy di Facebook parla chiaro:

Impostazione sulla privacy “Tutti”. Le informazioni per le quali la privacy è impostata su “Tutti” sono di dominio pubblico e accessibili da parte di tutti gli utenti di Internet (comprese le persone che non hanno effettuato l’accesso a Facebook), possono essere indicizzate da motori di ricerca di terzi, associate a te al di fuori di Facebook (ad esempio quando visiti altri siti Internet), nonché esportate e importate da noi e da altri senza limitazioni relative alla privacy.

Cosa significa “dominio pubblico“? Che sono disponibili al libero impossessamento ed uso da parte di chiunque. Questa ragazza non è la prima e non sarà l’ultima ad avere un’esperienza simile. L’unica denuncia che potrebbe avviare riguarderebbe gli insulti rivolti alla sua persona.
Invitiamo tutti a valutare con molta attenzione cosa pubblichiamo su Facebook e lo stato della privacy impostato. A volte basta poco, come è accaduto a questa ragazza, per incappare in un “linciaggio social” da parte degli altri utenti della Rete. Vi invitiamo, inoltre, ad un certo decoro e comunque rispetto verso tutti, perché la Rete non è un luogo franco dove poter insultare liberamente chiunque, la legge italiana parla chiaro.
Tornando alla storia della ragazza, personalmente nutro forti dubbi su come è stata raccontata (in fondo anche lei ha ammesso “errori” nel raccontarla). L’unica cosa che potrebbe dare man forte alla sua “tesi” sarebbe pubblicare il referto medico (ciò dipende da lei, considerando che poi diventerebbe di dominio pubblico).
Se il locale dove ha comprato quel kebab venisse individuato ed etichettato da tutti per il fatto raccontato,  questo potrebbe perdere da una parte credibilità e dall’altra, di conseguenza, clientela. Se ciò accadesse, il proprietario del locale sarebbe libero di esporre denuncia contro la ragazza e l’unica arma di quest’ultima sarebbero i referti medici. Nel caso questi non ci fossero, e la storia risultasse falsa e inventata, la ragazza potrebbe incappare in grossi problemi (lo prevede l’articolo 661 del codice penale)
Per concludere, se questa storia fosse capitata a me non avrei denunciato il fatto su internet, ma mi sarei rivolto solo ed immediatamente alle autorità competenti, perché la stessa sorte sarebbe potuta capitare anche ad altre persone.

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