ALLARMISMO Facebook, l’allarme della polizia: non usate le “reazioni”.

di Fabio Pisa |

ALLARM

Ci viene segnalato l’articolo pubblicato il 13.05.2016 del quotidiano “Il Giornale”, dal titolo “Facebook, l’allarme della polizia: non usate le reazioni: ecco perché”. 

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Il titolo, a dire il vero piuttosto allarmistico, potrebbe far pensare all’intervento della nostra Polizia di Stato o Polizia Postale o che abbia lanciato qualche allarme particolare in merito all’uso delle nuove “reactions” comparse da qualche mese su Facebook (il cuoricino, la faccina divertita ecc..) che sono state aggiunte al classico “like”. Chissà quali rischi dunque potrebbe correre l’utente nell’esprimere le proprie impressioni sotto i post pubblicati su Facebook facendo uso delle “nuove reazioni”. Ma all’intero dell’articolo possiamo leggere che:

La polizia belga sostiene – non che sia una novità – che serva a facebook soltanto per “profilare” meglio la sua utenza. Per proteggere la propria privacy, scrivono in un comunicato ripreso dalla stampa straniera, sarebbe meglio limitarsi al solito “like”.

Si può notare che non si tratta di un “allarme” della Polizia di Stato italiana o della Polizia Postale, semmai si tratta di un “suggerimento” lanciato dalla Polizia federale belga, sull’uso delle nuove “reactions” da parte di Facebook come ulteriore strumento per analizzare un “profilo più dettagliato dell’utente” e che, al fine di preservare meglio la propria privacy, la polizia belga, suggerisce l’opportunità di limitarsi all’uso del semplice “like”. Infatti l’articolo continua:

“Con solo sei icone disponibili – dicono gli agenti – Facebook conta sul fatto che voi esprimiate i vostri pensieri in un modo più facilmente comprensibile ai suoi algoritmi”. Insomma, più informazioni diamo a facebook, meglio il social ci conosce. E d’altro canto più facilmente ci propone contenuti che ci interessano davvero.

Si tratta quindi di un qualcosa abbastanza noto ovvero, i social network, in questo caso Facebook, usano le informazioni che noi stessi gli forniamo, mediante l’inserimento dei dati anagrafici, dei luoghi dove ci rechiamo, delle nostre ricerche, oppure, come in questo caso, dell’uso che facciamo delle “nuove reactions”, al fine di avere un profilo sempre più dettagliato dei propri utenti.

La notizia viene ripresa anche dal sito “agi.it” con ulteriori particolari interessanti:

Da questo articolo, possiamo avere maggiori informazioni in merito all’uso più specifico dei nostri dati da parte di Facebook, un uso che l’articolo specifica essere di tipo commerciale. Di fatti, leggiamo nell’articolo che la Polizia belga ha pubblicato un appello sul proprio sito internet, il contenuto dell’appello cita:

“Come e’ noto, per Facebook siamo anche un prodotto e le reazioni che esprimiamo consentono di farci conoscere meglio”, avverte il comunicato. “Facebook e’ un campione di marketing e ora ha un mezzo che consente di misurare le nostre reazioni alle pubblicazioni dei nostri amici o alle pagine che seguiamo. Ora, oltre a consentire di esprimere i propri sentimenti, quelle piccole icone aiuteranno anche ad accertare l’efficacia delle pubblicita’ che sono presenti sul vostro profilo”.

Si fa riferimento quindi all’utente come “prodotto” o come “profili da analizzare ed intercettare per fini commerciali” e poi ancora:

“Limitando a sei il numero delle nuove icone, Facebook conta sul fatto che esprimiate piu’ facilmente il vostro stato d’animo, permettendo agli algoritmi di indirizzarvi meglio”, prosegue la polizia belga, “con i clic, sara’ possibile determinare quali contenuti vi mettono di buon umore e Facebook elaborera’ l’offerta ideale da far apparire sul vostro profilo, riuscendo cosi’ non solo a farvi visualizzare contenuti che non mancheranno di suscitare la vostra curiosita’ ma anche di scegliere il tempo di presentarlo”. Infatti “se risultate essere in un momento di buon umore, e’ possibile dedurre che siate piu’ ricettivi e Facebook potra’ vendere spazi pubblicitari spiegando ai clienti di avere piu’ possibilita’ che voi reagiate: in conclusione, una ragione di piu’ per non cliccare troppo veloce se volete preservare la vostra privacy”.

A quanto pare quindi, nulla di nuovo. Chi usa i social network ormai, sa benissimo di essere un utente soggetto anche ad “analisi di mercato” mediante l’utilizzo dei dati che lui stesso inserisce nel proprio profilo o mediante le ricerche che effettua. In questo caso la Polizia belga, avvisa gli utenti che Facebook utilizza le “reactions” come un ulteriore strumento di analisi della propria utenza oltre ai dati che noi stessi forniamo: i nostri dati anagrafici, il nostro titolo di studio, la nostra residenza, i nostri gusti.

Va ricordato che l’uso dei social, deve essere consapevole ed è necessario sapere che, i dati da noi inseriti all’interno dei nostri profili e tutto ciò che è il nostro “agire all’interno dei social e in generale del web”, può essere usato anche per fini commerciali. L’uso dei social network è una scelta volontaria e non può essere considerato un diritto.

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