ACCHIAPPACLICK Ecco i bambini addestrati dall’Isis. Immagine shock

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Questa volta ci troviamo ad analizzare una notizia dalle caratteristiche controverse. Stiamo parlando di “Ecco i bambini addestrati dall’Isis. Immagine shock.”, pubblicata da Il Fatto Quotidaino, noto sito di disinformazione più che di “satira” come riporta il suo attuale disclaimer:

“© 2016 Fatto Quotidaino. All Rights Reserved. Non è possibile utilizzare gli articoli contenuti in questo sito in quanto protetti da copyright.Il Fatto Quotidaino non è a tutti gli effetti una testata giornalistica, e come magazine satirico alcuni articoli contenuti in esso potrebberò non corrispondere alla veridicità dei fatti. ATTENZIONE questo magazine SATIRICO non è in alcun modo riconducibile al \”Fatto Quotidiano\””

Questa volta la notizia non può essere definita satirica o pura disinformazione per un semplice motivo: la foto e la notizia che l’Is stia reclutando minori è vera e risaputa, ma nessuno dei personaggi citati esiste in realtà.

Immagini forti provengono dal confine siriano: lo Stato islamico sta mettendo su un esercito di minori, anzi di bambini. “Nella società che l’IS sta costruendo, grande rilevanza hanno gli addestramenti, addestramenti che riguardano tutte le età. Lo stato islamico non conosce valori e soprattutto non conosce pedagogia occidentale. Quello che voglio dire è che la crescita fisica e spirituale dell’individuo è subordinata alla causa, quindi al terrorismo. Siamo di fronte a un mostro belligerante, ma soprattutto siamo di fronte a un soggetto politico di stampo totalitario. La formazione aggressiva, pregnante, totalizzante che parte sin dall’infanzia, si inquadra in un campo ben più vasto che trascende il terrorismo stesso. L’Occidente è il nemico da battere, ma è nel medioriente che la guerra va formata, costituita, resa possibile. Fino a quando non capiremo che il problema parte e si diparte proprio da quelle zone, ogni discorso sarà inutile. L’ideologia, lo spettacolo, la formazione e la sovrastruttura terroristica nasce altrove e niente ha a che fare con l’Europa.” Queste le parole del sociologo americano Antony Victor Guarino. La foto ha già fatto il giro del mondo e molte sono state le voci di dissenso. Il giornalista Vito Arancia ha espresso parole dure: “Attaccare subito. Con un’azione di terra. Fino a quando non si porrà fine fisicamente alla minaccia del radicalismo saremo sempre sotto attacco. Quello dei bambini terroristi è l’ennesimo scempio. Quando capiremo che bisogna fare qualcosa di concreto?”. Intanto è stata convocata una grande assemblea a Roma, dall’associazione “Stop children in the war”, proprio per capire e parlare a fondo del fenomeno. L’infanzia è sacra e le immagini lasciano veramente l’amaro in bocca oltre che una spina nel cuore.

Iniziamo dal più semplice da smascherare, il sedicente giornalista Vito Arancia: presso il sito dell’ODG (Ordine dei giornalisti) è possibile consultare i due elenchi (professionisti e pubblicisti a-l) in cui sono inseriti tutti gli Iscritti all’Ordine. Ovviamente, non c’è nessun Vito Arancia (attualmente, l’ultimo aggiornamento dell’elenco risale al 5 febbraio 2017).
Da quanto ci risulta, non esiste neppure un sociologo di nome Antony Victor Guarino, né tantomeno un’associazione dallo sgrammaticatissimo nome “Stop children in the war” (nome che agli occhi di un anglo-sassone non avrebbe alcun senso).
Questo per chiarire che le “fonti” citate da Il Fatto Quotidaino sono del tutto inventate. Ma purtroppo non è inventata la storia collegata all’immagine usata nel pezzo.

Nel novembre del 2014, l’Is carica online un breve video-documentario con protagonista un gruppo di bambini kazaki in un campo di addestramento, dove viene loro insegnato come combattere e come uccidere. L’immagine dell’articolo è piuttosto famosa e si trova ovunque perché, tra i vari bambini che hanno tra i 10 e i 12 anni, spicca ancora più dolorosamente l’immagine di un bambino così piccolo, con un’arma vera in mano e l’aria serena e inconsapevole.
Il Guardian ha pubblicato un estratto de “Isis: The State of Terror” di Jessica Stern e JM Berger, dal titolo “‘Raising tomorrow’s mujahideen’: the horrific world of Isis’s child soldiers”, in cui si parla esattamente dei bambini coinvolti nel video.

Isis actively recruits children to send them to training camps and then to use them in combat and suicide missions. It has used children as human shields, suicide bombers, snipers and blood donors. […] Human Rights Watch (HRW) found that hundreds of “non-civilian” male children had died in the fighting.

L’Is recluta attivamente bambini per inviarli nei campi di addestramento e per poi usarli nelle missioni suicide e di combattimento. Ha usato bambini come scudi umani, come attentatori suicidi, cecchini e donatori di sangue. Lo Human Rights Watch (HRW) ha scoperto che centinaia di bambini di sesso maschile “non-civili” sono morti in combattimento.

I bambini arrivano nei campi a volte portati dai loro stessi genitori, dall’estero, per crescere in quello che i parenti vedono come un puro stato islamico. Ma moltissimi vengono reclutati in quartieri poverissimi (come quello di Hacibayram citato nell’articolo, ad Ankara, in Turchia), dove viene offerta loro una paga che si aggira intorno ai 100 dollari al mese (la metà di quella offerta ad un combattente adulto). Ma moltissimi bambini, soprattutto di minoranze etniche come quella curda o yazida, vengono invece rapiti e costretti con la forza ad entrare nell’Is.

L’estratto ricorda che utilizzare come soldati dei bambini di età inferiore ai 18 anni sia un crimine di guerra. Gli studi fatti su oltre 300 ex bambini-soldato dell’Uganda dimostrano come circa un terzo di loro soffrisse poi di disturbo post-traumatico da stress (DPTS), mentre due terzi hanno sviluppato disturbi comportamentali ed emotivi, problemi di ansia e depressione.

Interestingly, some child soldiers may avoid adverse mental health outcomes by developing an appetite for aggression; those who learn to take pleasure from killing appear to be less susceptible to PTSD symptoms, according to work in northern Uganda and Colombia by Roland Weierstall and colleagues.

Stranamente, alcuni bambini-soldato potrebbero evitare ricadute nocive per la salute mentale con lo sviluppo di un appetito verso l’aggressione; coloro che imparano a trarre piacere dall’uccisione sembrano essere meno suscettibili ai sintomi di DPTS, secondo il lavoro svolto nell’Uganda del nord e in Colombia da Roland Weierstall e i suoi colleghi.

La notizia e le dichiarazioni de Il Fatto Quotidaino sono fasulle, ma sono basate su una storia reale, una storia che coinvolge un numero impressionante di bambini. L’immagine “shock” del titolo stavolta è davvero un’immagine che lascia una sensazione di amaro alla bocca dello stomaco, quella di un bambino che ancora cammina con l’incertezza della primissima infanzia ma già dotato di un’arma, un bambino totalmente inconsapevole del suo utilizzo.
Rimane da spiegare perché Il Fatto Quotidaino abbia sfornato un articolo che non è né satira né una disinformazione più grossolana, come invece fa di solito. L’inserire elementi verosimili – come la foto tristemente celebre che rimanda ad altri articoli del genere – vanifica una ricerca superficiale come potrebbe essere quella di un lettore comune, ed è un enorme danno perché diffonde una cosa non vera dietro lo scudo di una realtà viva e atroce.