Infondate accuse al Ministero sul falso numero di download per l’app Immuni questo venerdì

di Redazione Bufale |

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Infondate accuse al Ministero sul falso numero di download per l’app Immuni questo venerdì Bufale.net

Una polemica sterile e debole quella che ha preso piede in queste ore a proposito del download dell’app Immuni, considerando il fatto che i complottisti sui social stanno accusando il Ministero della Salute di aver diffuso numeri falsi sul quantitativo effettivo di installazioni per l’applicazione creata, di recente, contro il Coronavirus. Una nuova valvola di sfogo per chi vede in questo servizio un nuovo strumento di controllo per gli italiani, come avrete percepito con il nostro chiarimento condiviso pochi giorni fa.

La bufala dei falsi numeri sul download di Immuni

Per chi non lo sapesse, fonti ministeriali in queste ore hanno fatto sapere che l’app Immuni abbia fatto registrare un numero superiore al milione di download. Tuttavia, entrando nel Play Store di Google e cercando proprio la voce “Immuni”, si accede alla pagina in cui si può scaricare il servizio in questione. Tra le informazioni messe in risalto, come sempre avviene in questi casi, abbiamo anche il numero di installazioni fino a questo momento registrate.

In effetti, in questi minuti troverete un “500.000+” eloquente. Vuol dire che l’app Immuni sia stata scaricata più di 500.000 volte, ma anche che il numero totale di download per Android sia inferiore al milione. Dunque, un dato apparentemente inferiore rispetto a quello comunicato dal ministero (circa 1.150.000 download). Il problema è che i complottisti si sono dimenticati di aggiungere a questa statistica anche quella dell’App Store di Apple.

Il market della mela non ci fornisce un numero specifico in questo senso, ma al contempo evidenzia che Immuni sia attualmente al primo posto sui download per le app di medicina. In questo modo, possiamo facilmente immaginare che il numero di installazioni annunciato da fonti ministeriali sia assolutamente plausibile. L’ennesima trovata, nel tentativo di disincentivare il download di un’applicazione che in realtà sta convincendo gli italiani, pur con qualche difetto.

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