BUFALA Miti e leggende sui Lupi di Campo Imperatore – bufale.net

di Shadow Ranger |

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Dalla descrizione riconoscerete sicuramente la  foto di cui stiamo parlando.
Ci sono quattro gruppi di lupi, seguiti da un lupo leggermente defilato nelle nevi di Campo Imperatore (Abruzzo). Ecco quanto riportato dal Messaggero:
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Alcuni su Facebook si spingono a darne un’interpretazione “idealizzata”:

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La mirabile organizzazione del branco.
I primi 3 lupi sono quelli deboli e malati. Loro danno il ritmo alla camminata di tutto il branco. Se fosse stato il contrario, loro sarebbero rimasti ultimi e sarebbero morti. In caso di attacco loro sono i primi sacrificati. Questi creano il percorso nella neve, per far risparmiare energia a quelli che stanno dietro di loro. Sono seguiti da 5 lupi forti che formano l’avanguardia, invece, al centro si trova la ricchezza del branco – 11 lupe. Successivamente gli altri 5 lupi formano la retroguardia. L’ultimo, quasi isolato dal branco, è il leader. Lui deve vedere bene tutto il gruppo per poterlo controllare, dirigere, coordinare e dare i comandi necessari.

Per quanto sia un’interpretazione molto poetica, in realtà la storia che vi abbiamo narrato consta  di due bufale al prezzo di una sola, nello stile a cui siamo ormai avvezzi della singola bufala “di successo” che  si fonde ad altre bufale ed ammaestramenti morali per diventare una superbufala  viralizzata “in buona fede” allo scopo di impartire lezioni di etica e morale.
In primo luogo quei lupi  non sono lupi abruzzesi, bensì  canadesi Già Il Messaggero ha,  una decina di giorni fa, rettificato identificando l’origine della foto  in un reportage del 2011 della BBC, Frozen Planet , dedicato alla flora ed alla fauna dei posti più “glaciali” dell’orbe terracqueo.
In secondo luogo l’interpretazione letta, per quanto fantasiosa e non scevra di un certo antropomorfismo di base, non è corretta.

L’interpretazione corretta, ed etologicamente adeguata, la fornisce il reportage stesso:
The wolf pack, led by the alpha female, travel single-file through the deep snow to save energy. The size of the pack is a sign of how rich their prey base is during winter when the bison are more restricted by poor feeding and deep snow.
Il branco di lupi, guidato dalla femmina alfa,  viagia in una singola fila nella neve alta per risparmiare le forze.  La grandezza del branco è la prova di quanto sia ricca la preda a loro disposizione durante l’inverno, quando i bisonti sono ostacolati dalla neve alta e dalla scarsità di cibo a loro disposizione

Per quanto possa essere poetica l’immagine del “capo umile” che fa passare in prima fila vecchi e malati cedendogli il suo “posto naturale” per meglio vegliare su tutti, per quanto l’immagine (invero non scevra da un certo sessismo di base) delle “femmine come ricchezza del branco da custodire tra esercito e retroguardia” possa solleticare le corde di una certa stilnovistica poesia tra i lettori, la stessa è incompatibile con l’effettivo comportamento del lupo.
Infatti in realtà il branco è un “blocco unico”, con le distanze tra i quattro gruppi e  l’esemplare isolato puramente casuali, guidato dalla Femmina Alpha: sostanzialmente la lupa più grande, in salute, feroce e combattiva.
Invero, la “società lupina” non solo  è lungi dall’essere un “benigno patriarcato” guidato da un capo umile e saggio, ma è anche discretamente crudele col debole ed il malato, essendo costruita sulla sopravvivenza.

la consistenza media dei branchi di lupi è di circa 7-10 esemplari. In branchi costituiti da molti più esemplari c’è il rischio che gli individui sottomessi ( stante la struttura sociale fortemente gerarchizzata dei lupi che prevede che i soggetti dominanti abbiano il diritto di nutrirsi a sazietà prima degli esemplari subordinati, che devono attendere pazientemente il loro turno ) non riescano a cibarsi a sufficienza o affatto. Per tale ragione, tali individui tendono a separarsi dal gruppo originario e a migrare per procacciarsi il cibo finendo, quindi, per dare origine ad un nuovo branco. In ciò sono motivati anche da un’altra necessità: quella di avere la possibilità di riprodursi. Infatti, le regole gerarchiche vigenti all’ interno del branco prevedono che si possa riprodurre solo la coppia dominante, altresi detta coppia alfa ( ed in alcune circostanze il maschio beta ), come vedremo in seguito. Questo, appunto, è un altro dei fattori in grado di influenzare e di controllare il numero di individui costituenti un branco. In alcune circostanze, non troppo frequenti, vi possono essere anche dei lupi solitari. Questi sono solitamente rappresentati da vecchi esemplari, generalmente di sesso maschile. Tale comportamento solitario è indotto principalmente da due cause: o la perdita del partner o il fatto di essere stato esiliato per motivi sociali. Tali individui solitamente seguono il loro branco originario, a distanza, cercando di usufruire dei resti di cibo del branco principale.

Lungi dall’avere il “posto in testa” per prolungare la loro sopravvivenza almeno fino al momento del primo attacco, gli esemplari più deboli e malati, o  i lupi maschi invecchiati e privati del partner,  solitamente finiscono nelle retrovie, da intendersi non nel senso militare del termine, ma nel senso fisico del dover seguire un branco per il quale non hanno più utilità alcuna.
Possiamo affermare che il branco di cui abbiamo letto in questi giorni sia una graziosa favola di Natale: ma non più di questo.

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