Tag: ospedale

  • Giorgio Napolitano ricoverato allo Spallanzani: è stato operato e la prognosi è riservata

    Giorgio Napolitano ricoverato allo Spallanzani: è stato operato e la prognosi è riservata

    Giorgio Napolitano ricoverato allo Spallanzani di Roma. La notizia arriva da una nota diffusa dallo stesso istituto capitolino e riportata da Ansa. Secondo le prime indiscrezioni l’ex capo dello Stato è sveglio, ma la prognosi resta riservata.

    Data la riservatezza della prognosi non è dato sapere per quale motivo Giorgio Napolitano abbia subito un intervento. Di seguito il comunicato dello Spallanzani:

    Il Presidente Emerito della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico dall’equipe del Prof. Giuseppe Maria Ettorre presso il Dipartimento Interaziendale dell’Azienda San Camillo-Forlanini ed Inmi Spallanzani.

    L’intervento condotto con tecnica mininvasiva è riuscito.

    Attualmente il paziente è ricoverato presso la Terapia Intensiva dell’Inmi Spallanzani. Il Presidente è sveglio con quadro clinico stazionario. La prognosi resta riservata.

    Giorgio Napolitano, ricoverato a Roma, sarebbe dunque sveglio e in condizioni stazionarie.

  • Sinisa Mihajlovic lascia l’ospedale: come sta l’allenatore del Bologna

    Sinisa Mihajlovic lascia l’ospedale: come sta l’allenatore del Bologna

    Sinisa Mihajlovic lascia l’ospedale. La notizia arriva direttamente dai canali ufficiali del Bologna ed è stata ripresa dalle agenzie di stampa. Negli ultimi tempi le notizie sulla sua malattia si sono rincorse, e non sono mancate le occasioni ghiotte per i cacciatori di click. La guida dei rossoblù era stata ricoverata al Sant’Orsola verso la fine di marzo per una ricaduta della leucemia, malattia contro la quale aveva già combattuto nel 2019 con un trapianto di midollo. Mihajlovic stesso aveva dato notizia del suo nuovo ricovero, e i tifosi erano in fervente attesa.

    Sinisa Mihajlovic lascia l’ospedale

    La notizia, come abbiamo scritto in apertura, arriva dalla pagina Facebook del Bologna FC che alle 15:56 ha informato i tifosi con un post:

    Nella giornata di oggi Sinisa Mihajlovic è stato dimesso dall’Ospedale Sant’Orsola, in buone condizioni generali
    Forza Mister, siamo con te.

    Come sta l’allenatore del Bologna

    Ansa scrive che Sinisa Mihajlovic è in viaggio per Roma per trascorrere qualche giorno con la sua famiglia. I suoi giocatori lo attendono a Casteldebole dal momento che mercoledì riprenderanno gli allenamenti. Durante il ricovero Mihajlovic è riuscito a lavorare e guidare la sua squadra. Per il momento i medici devono ancora stabilire se l’allenatore del Bologna potrà riprendere a lavorare, anche se in queste ore è comprensibilmente debilitato dalle cure e dal ricovero.

    Ansa aggiunge che “da giovedì ogni giorno sarà buono” per il ritorno a Casteldebole, ma per ovvi motivi si attende un parere definitivo dai medici.

  • “Il 118 non parlava inglese”: cosa sappiamo della turista tedesca morta a Ostia

    “Il 118 non parlava inglese”: cosa sappiamo della turista tedesca morta a Ostia

    Il 118 non parlava inglese“. Questo è quanto afferma M.D., tedesco di 34 anni, sulle circostanze in cui è morta la compagna J.G., 25 anni, morta il 20 gennaio nel loro camper mentre si trovavano sulla spiaggia di Havana Beach, a Fiumicino. Il fatto è rimbalzato agli onori della cronaca a seguito delle dichiarazioni rilasciate da M.D. a Repubblica, ma soprattutto per il fatto che la salma della povera ragazza non è stata ancora restituita alla famiglia.

    La morte

    Come ricostruisce M.D. a Repubblica, il 20 gennaio la coppia si trovava sul mare di Focene in una delle tappe di un viaggio partito da Weismain, nel nord della Baviera, nel novembre 2021. La coppia voleva celebrare così la fine della pandemia, visitando l’Europa e del mondo, e quel pomeriggio avrebbe dovuto prenotare il traghetto per Barcellona.

    Alle 15:30 J. “si è inchinata per prendere una cosa in frigorifero e ha detto solo ‘sto svenendo’”, riferisce il compagno, poi ha perso i sensi. Fino a quel momento, secondo Repubblica, la ragazza era sanissima. Per questo M.D. non ha esitato a chiamare i soccorsi, e da questo passaggio comincia il giallo. Parliamo di “giallo”, un po’ riprendendo la definizione data dal Giornale, in quanto esiste un rimbalzo di responsabilità tra il ragazzo, il 118, il legale della famiglia della povera J., Ares e lo stesso Assessorato alla Sanità della Regione Lazio. Andiamo con ordine.

    La versione del ragazzo: “Il 118 non parlava inglese”

    Sempre Repubblica riporta che M.D. avrebbe chiamato il numero delle emergenze 112 alle 15:39 (qui gli screen delle tue telefonate effettuate dal ragazzo).

    Mi hanno subito messo in attesa per trovare un un operatore in grado di parlare inglese. Poi, sempre faticando nelle comunicazioni, mi è stato detto di tenere acceso il gps così che l’ambulanza ci potesse trovare.

    Alle 16:10 M.D. ha effettuato la seconda telefonata, non avendo risolto con la prima. Repubblica, sempre secondo il racconto del ragazzo, scrive che i soccorsi nel parcheggio sulla spiaggia di Focene non sono mai arrivati, per questo M. “suonando il clacson come un matto”, si è messo al volante e ha rintracciato gli operatori a quattro isolati di distanza. Per la povera ragazza, però, era già troppo tardi.

    L’esito dell’autopsia non è ancora stato consegnato

    A quel punto M.D. riferisce che l’ambulanza è partita solo 15 minuti dopo per poi partire verso l’Ospedale Grassi di Ostia. Ad aspettare il ragazzo c’erano 4 carabinieri.

    Mi hanno interrogato per 6 ore con Google Translate. Non mi hanno mai fatto parlare con un medico o un infermiere per sapere cosa fosse successo. Poi, alle 10,30 di sera, è arrivato il furgone che l’ha portata in obitorio.

    J.G., infatti, è stato portato all’obitorio comunale del Verano e il suo corpo si trova ancora lì. Per la ragazza è stata disposta e completata il 26 gennaio l’autopsia, ma “i medici legali non hanno ancora consegnato l’esito all’avvocato che segue la famiglia”. A febbraio è stata autorizzata la cremazione che verrà eseguita martedì 5 aprile. Intanto la causa della morte di J.G. è ancora ignota. Nel frattempo la Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Nell’intervista di Repubblica, ora, entra in scena il legale della famiglia della ragazza.

    L’avvocato

    L’avvocato della famiglia della ragazza ignora i motivi dei tanti ritardi di questa vicenda. Ad esempio, non comprende per quale ragione non sia ancora reso noto il referto compilato dopo l’autopsia: “Solo quando la leggeremo potremo verificare se quello che ha detto il signor D. corrisponde al vero”. Il legale, tuttavia, attende anche che vengano forniti dati sul ritardo dei soccorsi contestato da M.D.. Ora entrano in scena le due telefonate effettuate dal ragazzo per chiedere i soccorsi, il vero giallo di questa vicenda.

    Le telefonate

    In un secondo articolo Repubblica riporta una replica dell’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio, il quale fornisce l’audio delle telefonate effettuate da M.D. al numero unico delle emergenze. Il problema si presenta dal momento che secondo il registro del dispositivo del ragazzo, le due telefonate sarebbero durate circa 10 minuti, mentre la Regione fornisce due file con una durata di appena 2 minutiRepubblica scrive: “Abbiamo chiesto all’assessorato della Sanità di avere le conversazioni integrali, ma la richiesta è stata negata“.

    https://www.youtube.com/watch?v=WGea604dw3I

    La smentita della Regione Lazio

    RaiNews ha reso noto un comunicato diffuso dalla Regione Lazio:

    Si desidera precisare che la telefonata di emergenza del giorno 20 gennaio 2022 delle ore 15.39 è stata subito gestita correttamente in lingua inglese ed è stato geolocalizzato l’intervento con le coordinate di latitudine e longitudine. La telefonata è durata circa due minuti e il contenuto audio, concesso dalla Centrale operativa del numero unico dell’emergenza, viene per trasparenza integralmente allegato. È stato disposto dalla Direzione regionale Salute un audit clinico su tutta la gestione del soccorso, che ha sempre avuto un supporto ininterrottamente in lingua inglese, non appena concluso, l’audit, verrà reso noto. Ai familiari della giovane purtroppo deceduta vanno le nostre profonde condoglianze.

    La Regione Lazio fa dunque presente che la telefonata è stata gestita “correttamente in lingua inglese” e che i 2 minuti di tempo riproducono fedelmente la durata della conversazione. Per il momento, gli unici elementi a disposizione sono le dichiarazioni di M.D. come sottolinea lo stesso avvocato della famiglia della ragazza a RaiNews:

    Sui tempi del soccorso e il presunto ritardo dell’ambulanza non ho riscontri se non la testimonianza del fidanzato della giovane donna e dei familiari che hanno riferito di un’attesa di circa 40 minuti. Dell’operatore che non parlava inglese, invece, il ragazzo non mi ha detto nulla di preciso.

    La smentita di Ares

    La barriera linguistica tra il ragazzo e gli operatori, intanto, è stata smentita anche da Ares come riporta Il Giornale:

    Non corrisponde assolutamente al vero che ci sia stato un problema di barriera linguistica con l’utente: la chiamata è stata passata in centrale operativa 118 da parte del Nue 112 alle ore 15.41 (e i due minuti di audio integrali senza tagli sono stati resi disponibili dalla Centrale operativa del 112), con l’attivazione contestuale del servizio di interpretariato. Il personale di centrale ha dunque risposto alla chiamata dell’utente con l’interprete già in linea. Dai tabulati in nostro possesso risulta che, dalla fine della chiamata all’arrivo sul posto di ambulanza e automedica, sono trascorsi 18 minuti. I mezzi sono stati correttamente inviati dove l’utente aveva riferito di trovarsi ma, all’arrivo sul posto, le equipe sanitarie non hanno trovato nessuno, dal momento che l’uomo aveva deciso autonomamente di spostarsi.

    Il 118 non parlava inglese?

    Esistono due versioni: quella del ragazzo della povera J.G. che contesta barriere linguistiche tra lui e il 118 e quella della Regione Lazio e dell’Ares che invece sostengono che tutto si sia svolto correttamente. Manca, dunque, il referto dell’autopsia della ragazza. Per il momento la vicenda è ancora in divenire.

  • Non è vero che Zelensky è fuggito in Polonia (edizione elettricista)

    Non è vero che Zelensky è fuggito in Polonia (edizione elettricista)

    Ci segnalano i nostri contatti l’ennesima variante della fake news secondo cui Zelensky è fuggito in Polonia.

    Fake news ricorrente in diverse forme, e analizzata da diversi colleghi in giro per il mondo.

    Che portano tutte allo stesso risultato: in tutte le sue apparizioni pubbliche, Zelensky è in luoghi riconducibili all’Ucraina.

    Questa volta l’accusa viene lanciata partendo da un dettaglio… una presa elettrica

    Non è vero che Zelensky è fuggito in Polonia (edizione elettricista)

    Possiamo rispondere comodamente noi a quei “diversi account”: non esiste modo di distinguere una spina elettrica tipo E e tipo F perché ormai da decenni le spine elettriche di tipo E ed F sono entrambe compatibili con la presa di tipo F.

    Non è vero che Zelensky è fuggito in Polonia (edizione elettricista)

    La presa di tipo F è quella che chiamiamo “shuko” o volgarmente e impropriamente “industriale” (con confusione con la vera industriale).

    Due perni distanziati alla medesima distanza di una presa da 10A (passo “piccolo”), e la messa a terra composta da due lamelle poste ai lati.

    La presa di tipo E ha invece gli stessi perni, ma al posto delle lamelle presenta un perno incastrato nella presa. La spina quindi ha un foro che consente il contatto.

    Al contrario di quanto avveniva in passato, laddove le spine elettriche di tipo F potevano entrare solo nelle prese di tipo F, tutte le prese in commercio hanno sia le lamelle che il foro, connesso con dei contatti alle lamelle stesse.

    Esempio di presa di tipo F vintage: solo lamelle, niente foro (anni ’80 circa)
    Presa E/F moderna. Notare la presenza di lamelle e foro

    L’unico discrimine valido tra i diversi impianti è quindi la presa stessa, non la spina.

    L’unica parte che nella ricostruzione sottopostaci si vede sfocata come un avvistamento alieno in una trasmissione di infotaiment in stile “Mistero”, tra un UFO e uno Gnomo Armato di Ascia.

    Non sfuggirà nella stessa foto che, solitamente, il foro/lamella nella presa è posto nella direzione opposta a quella del cavo, mentre nella sfocatissima foto si vede appena un’ombra in basso, che potrebbe benissimo essere un’aberrazione data dalla sfocatura o l’ombra della lamella di fondo.

    Esempio di presa e spina tipo E

    In conclusione

    Non abbiamo alcun elemento neppure per identificare quale tipo di presa sia quella nella foto.

    Nel 2022 è impossibile distinguere una spina E da una spina F di moderna fabbricazione perché tutte le spine nascono multiformato.

    Inoltre, l’orientamento del presunto pin di messa a terra nella foto sfocata sembra difforme da quanto ci si aspetterebbe (pin verso l’alto, cavo verso il basso).

    Per finire, la fake news per cui Zelensky è fuggito in Polonia appare e sempre dimostrata una fake news.

    Tutti questi elementi portano a ritenere questa notizia una fake.

  • Dicono che Giovanna Botteri ha confermato la fake news a Mariupol, ma parlava dell’Iraq

    Dicono che Giovanna Botteri ha confermato la fake news a Mariupol, ma parlava dell’Iraq

    Dicono che Giovanna Botteri ha confermato la fake news a Mariupol, ma parlava dell’Iraq: letteralmente, l’intersezione tra cherry picking, disattenzione e una certa malafede nella ricondivisione.

    Letteralmente il fact checking in breve è tutto qui. Giovanna Botteri parlava della propaganda Irachena.

    Il testo pluricitato infatti riporta

    Oggi Giovanna su un programma di Rai 3 ha detto
    ?due cose vere,
    la prima che
    ?quell’ospedale
    ?era stato evacuato 3 mesi fa
    ?e che l’ha verificato
    ?personalmente.
    La seconda,
    ?riguardo ai telecronisti che
    ?collegati continuamente
    ?con i vari programmi tv
    non hanno più tempo di
    ?verificare ogni notizia.
    ? L’hanno ignorata e zittita,
    ?altrimenti non potevano continuare con le notizie dei tg nazionali….
    Grande e coraggiosa comunque,
    ?grazie per ogni piccola
    verità
    che viene fuori.

    L’astuzia è nella formulazione del copincolla. Se citi “quell’ospedale”, la mente corre immediatamente ai fatti di Mariupol.

    Dicono che Giovanna Botteri ha confermato la fake news a Mariupol

    L’inconsapevole Giovanna Botteri viene dunque trasformata, e falsamente in una testimonial dei negazionisti del conflitto, filo-Putiniani di ferro convinti delle aberranti fake news per cui Mariupol sia una specie di “circo mediatico” inventato.

    Con tanto di triste variante che vuole la povera Podgurskaya punita e arrestata da una “ronda di Putin” descritto come un allucinanato e superpotente personaggio da fumetti che punisce i suoi nemici a chilometri di distanza senza neppure dover essere fisicamente presente.

    In realtà il video incriminato comincia con la seguente frase:

    “Io porto sempre questo episodio… durante l’inizio della guerra in Iraq, dei bombardamenti…. Al Jazeera da’ la notizia che è stato bombardato un ospedale pediatrico…”

    L’aneddoto, contenuto dal minuto 9:30 dell’episodio di TG fuori TG relativo si conclude con i giornalisti che vanno sul posto e riscontrano che l’ospedale è stato evacuato.

    Esattamente come invece a Mariupol il bombardamento è stato confermato, dalla stessa stampa che spesso i “filoPutin” accusano.

    La stampa che ricordiamo muore sotto pallottole e bombardamenti perché gente a casa che quella guerra non l’ha vista possa nutrirsi alla tetta della censura del Cremlino per cui non esiste guerra, ma solo una “operazione speciale”.

    Sostanzialmente l’affermazione della Botteri, che prosegue nel resto del riscontrabile articolo, è stata pervertita nel suo contrario polare. Dalla fiducia verso i giornalisti che si sacrificano per vincere la Nuova Cortina di Ferro della Censura Russa alla sfiducia verso il giornalismo stesso.

    E questo fa torto a più persone.

  • No, non è vero che l’ospedale di Mariupol era un deposito abbandonato di armi: come negare la morte

    No, non è vero che l’ospedale di Mariupol era un deposito abbandonato di armi: come negare la morte

    Si è diffusa nei commenti a tutte le notizie relative alla tragedia di Mariupol una nuova fake news: l’ospedale di Mariupol era un deposito abbandonato di armi.

    Quindi abbiamo avuto orde di utenti pronti ad attaccare i maggiori portali di informazione (e anche quelli di fact checking) ribadendo il bisogno di bombardare un ospedale. In barba alle convenzioni internazionali. Perché ovviamente “l’ospedale era vuoto, gli ucraini mentono, non ci sono vittime”

    Tranne che l’ospedale era usato come ospedale. Tranne che l’ospedale era quindi pieno. Tranne che ora che le bombe hanno smesso di fischiare, si iniziano a contare le vittime.

    Siamo già a diciassette feriti e tre morti, tra cui un bambino di sei anni.

    Tra i quali si registrano sia puerpere che medici che bambini. Non male per un ospedale “deserto”.

    AP News ha registrato scene da “macelleria messicana”, compreso il trasporto di almeno una donna in avanzato stato di gravidanza ferita e insanguinata.

     

  • Bombardamenti a Mariupol colpiscono ospedale pediatrico: il volto atroce della guerra

    Bombardamenti a Mariupol colpiscono ospedale pediatrico: il volto atroce della guerra

    I bombardamenti a Mariupol non hanno risparmiato vittime civili. In questa guerra dove in Russia per legge è vietato parlare di guerra, ogni limite sembra essere saltato.

    Se per la Convenzione di Ginevra civili, giornalisti ed obiettivi tesi a colpire i civili per intimidire il nemico sono vietati, in pochi giorni di guerra abbiamo visto come alle “operazioni speciali” non si applica niente di tutto questo.

    Abbiamo visto giornalisti feriti da veri e propri attacchi militari. Corridoi umanitari trasformati in beffe che conducono i civili in fuga delle bombe russe in territorio russo e bielorusso. Centrali elettriche catturate con l’evidente obiettivo di lasciare i civili alla mercé delle fredde notti sovietiche.

    E, tanto per non farci mancare niente in questa “operazione speciale di denazificazione”, termine che confina con la neolingua Orwelliana, è stato “denazificato” un ospedale pediatrico col suo carico di vite inevitabilmente in pericolo.

    Nella stessa Mariupol descritta come centro di uno scenario apocalittico dalla Croce Rossa Internazionale.

    Città dove gli effetti delle bombe, della carenza di acqua e riscaldamenti, denuncia lo stesso Zelensky, hanno portato ad avere il primo bambino morto di fame e sete in un conflitto senza precedenti.

    La tragedia e la perdita di vite umane continua, e paradossalmente diventa diplomaticamente impossibile dichiarare l’Ucraina una “no fly zone” per fermare almeno la distruzione dall’alto.

  • No, la storia della novax pentita e vittima di guerra è una fake news

    No, la storia della novax pentita e vittima di guerra è una fake news

    Ci è stata segnalata la storia di una presunta “novax pentita e vittima di guerra”. Interessante perché dimostra ancora una volta come il linguaggio dei disinformatori novax e quello dei disinformatori pro-guerra e pro-Cremlino sia letteralmente lo stesso.

    Usano le stesse bufale, gli stessi strumenti, lo stesso linguaggio di sospetto e paura. Le stesse metodologie di fake news diffuse a mezzo catene di S. Antonio acefale con gli stessi risultati.

    Ancora una volta quindi abbiamo delle foto messe a caso, per costruire una storiella rabbiosa a uso e consumo degli “indinniati”, l’esercito permanente agli ordini del capofila novax/proPutin di turno che come una prefica 2.0 mette la sua rabbia berciante al servizio del Padrone.

    No, la storia della novax pentita e vittima di guerra è una fake news

    Ovviamente, si tratta di una fake news, la cui storia è stata ricostruita precedentemente da Facta ed Open.

    Fact Checking in breve: nessuno, tranne i novax che hanno diffuso questa storia, hanno mai detto che quella è una “novax pentita”, storiella diffusa per spargere odio e diffidenza.

    In lungo, come ricostruito da Facta, il primo scatto, quello con la donna intervistata, non riguarda una “novax pentita”. Ma l’intervista (il frame viene dal TG del 2 Marzo 2022, minuto 29:35) ad una donna incinta di nome Julia, profuga e Ucraina, ricoverata in ospedale a Rho per il parto e i controlli.

    A chi dovesse interessare, comunque il parto è andato a buon fine e la piccola Nikole nonostante le complicate condizioni della sua nascita è in salute e si è ricongiunta presto a madre e sorella di otto anni.

    La seconda foto proviene dal profilo Facebook di Attilio Fontana e riguarda esattamente quel momento.

    Il Presidente della Regione si congratula con la puerpera per il parto, ne narra le vicende e le invia fiori auspicando per lei una vita più serena in Italia.

    Ovviamente, la notizia era disponibile su diverse testate nazionali (qui, qui, qui e qui, ad esempio). Quelle che nella martellante propaganda novax e proCremlino sono “Il Mainstream che ama i vaccini e odia Putin”.

    Genesi e conseguenze: cancellare non basta

    Open identifica l’origine della fake news in un profilo Twitter che, resosi conto dell’errore, avrebbe cancellato la fake news, nonché in un profilo che avrebbe rettificato in tweet successivo.

    Come vedete cancellare non basta.

    Cancellare una fake news che avete diffuso è letteralmente come lanciare un sasso in faccia a qualcuno per poi nascondere la mano. O come dare il via ad un linciaggio feroce per poi allontanarsi prima che la folla faccia scempio della vittima.

    Non servirà ad evitare che le conseguenze delle vostre azioni si diffondano.

    Il protocollo completo e corretto per chi si avvede di aver diffuso una fake news è smentirla pubblicamente come la ha diffusa.

    Cosa si rischia? In questo caso, è evidente, Facta ed Open hanno smentito la notizia e siamo ancora qui a parlarne.

    Inoltre una puerpera è stata investita, e tutt’ora lo è, dell’odio rabbioso dei Novax e dei Pro-Cremlino, e almeno dai secondi ne era sfuggita sotto le bombe per trovarseli in patria.

    Sotto una delle condivisioni restanti della bufala abbiamo infatti trovato (e segnalato) un commento dove si invita, platealmente a rimandare una donna esule di guerra “in Russia sotto le bombe”, per essere punita dal Cremlino.

    Con ovvio riferimento alla morte che certamente la aspetterebbe in tale caso per una “menzogna” che non ha mai detto.

    Per non parlare di chi ha deciso di diffondere la stessa fake news direttamente nel profilo del Presidente Fontana, ripetendo pappagallescamente le false accuse verso una madre.

    Torna inoltre, secondo le dinamiche che abbiamo visto che vedono un Asse di Ferro tra agitprop sovranista, novax e pro-Putin, accuse non dissimili a quelle contro “le profughe con le unghie laccate” che abbiamo visto in tempi altrettanto crudeli

    Sostanzialmente, proprio perché una fake news si diffonde più rapidamente della smentita, è onere di chi l’ha diffusa ritrattarla con più veemenza di quanto non l’abbia diffusa.

    E ricordiamo che il solo ricondividere una fake news non è atto idoneo a privare il “mero condivisore” di responsabilità. Anzi.

  • Sospesa la potestà genitoriale alla famiglia che voleva sangue novax per il figlio

    Sospesa la potestà genitoriale alla famiglia che voleva sangue novax per il figlio

    Sospesa la potestà genitoriale alla famiglia che voleva sangue novax per il figlio: un esito prevedibile di una vicenda di cui vi abbiamo già narrato in prcedenza.

    Questa la decisione del Tribunale dei Minorenni di Bologna, a seguito del ricorso della Procura dei Minorenni del 2 Febbraio.

    Riassunto delle puntate precedenti

    Le vicende precedenti sono ormai ben note: abbiamo un bambino di neppure tre anni che ha bisogno di un intervento salvavita.

    I suoi genitori, fruitori di gruppi e chat di ambiente “novax”, sia pur non opponendosi all’intervento al cuore si sono però ripetutamente opposti alle donazioni di sangue necessarie.

    Quantomeno nella misura in cui la struttura avrebbe usato, come è logica e prassi, sangue prelevato dalla Banca del Sangue.

    I genitori invece avevano deciso di imputarsi sul fatto che il loro figlio potesse solo ricevere sangue da donatori novax.

    Ci troviamo infatti in un clima difficile, in cui una vera e propria campagna novax contro le trasfusioni, basata sovente su teorie antiscientifiche quanto bizzarre, che echeggiano il concetto di “sangue puro”.

    In questo caso, i timori dei genitori prevedevano il fatto che il vaccino potesse in qualche modo “trasferirsi” mediante la trasfusione portando effetti collaterali e nocivi e soprattutto non meglio precisati “motivi religiosi” basati sull’uso di parti di embrioni nel vaccino.

    Entrambe teorie dimostrate antiscientifiche e non rispondenti al vero, con la seconda sottoposta a rigido fact checking dalla stessa Accademia Pontificia.

    I genitori hanno quindi lanciato un appello sui gruppi Telegram legati all’ambiente novax, un vero e proprio tam tam virtuale per ottenere del “sangue novax”, ottenendo risposta da una quarantina di utenti.

    Risposta peraltro inutile, dato che le donazioni di sangue devono soggiacere a regole di sicurezza che sono escluse dalle donazioni “estemporanee”. Nessun ospedale accetterà mai che ti porti il sangue “da casa”.

    Sospesa la potestà genitoriale alla famiglia che voleva sangue novax per il figlio

    Un primo ricorso della struttura al Tribunale ha incassato quindi il risultato di poter procedere con l’operazione senza accettare la “donazione del sangue novax”, definita “del tutto antiscientifica” dal presidente del Centro Donazione Sangue.

    Ancora più duro sulla vicenda è stato Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), del quale raccogliamo il parere riportato da Il Giornale

    È davvero impossibile pensare che possa accadere una cosa del genere. Si tratta di una questione di vita o di morte. Anteporre i propri ideali alla salute del proprio figlio è davvero improponibile“. Ha poi aggiunto che dal suo punto di vista è giusto che in questi casi intervengano le autorità giudiziarie. “Se il piccolo fosse morto per il mancato intervento sarebbe stato un dramma nel dramma e si sarebbe creato un pericolosissimo precedente, anche per altre patologie“, conclude Di Mauro.

    Ne consegue ora la sospensione della potestà genitoriale: tutore ora è il servizio sociale competente per il territorio, che potrà prendere le decisioni più adatte alla salute del piccole.

     

  • Tutta la famiglia del giovane novax morto per COVID19 contagiata: focolaio severo, padre grave

    Tutta la famiglia del giovane novax morto per COVID19 contagiata: focolaio severo, padre grave

    Tutta la famiglia del giovane novax morto per COVID19 contagiata: ricorderete i capitoli precedenti della vicenda.

    Vicenda che parla di un ventottenne novax di Terracina che, con l’incoscienza scambiata per coraggio tipica dell’età, aveva purtroppo deciso di affrontare una pandemia senza il vaccino.

    Cosa che l’aveva portato al Pronto Soccorso di Terracina già in condizioni gravissime, dopo giorni passati a cercare di curare una gravissima polmonite “in proprio”, rimandando quindi il ricovero.

    Arrivato al momendo di ricoverarsi, il giovane ha continuato a negare la gravità delle sue condizioni, arrivando a strapparsi di dosso il casco ad ossigeno.

    Nonostante i medici si siano prodigati per convincerlo ad accettare le cure, ormai è stato troppo tardi: si poteva solo rimandare l’inevitabile che putroppo accadde pochi giorni dopo.

    Il giovane morì, lasciando in ospedale il padre in gravissime condizioni.

    Padre che non solo non è ancora fuori pericolo, ma il contagio si è rivelato aver colpito tutta la famiglia.

    Tutta la famiglia del giovane novax morto per COVID19 contagiata: focolaio severo, padre grave

    Nel pomeriggio di lunedì sono stati infatti ricoverati anche madre, fidanzata e fratello del defunto.

    Si parla di un focolaio assai severo, con solo le condizioni della fidanzata meno gravi. Inizialmente, negli scorsi giorni, madre, fidanzata e fratello si trovavano in osservazione domiciliare mediante telemedicina (cosa, ricordiamo, diversa da “tachipirina e vigile attesa”…) e la nonna all’ospedale Santa Maria Goretti.

    Di seguito madre e fidanzata sono state allettate nei locali dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, con le condizioni della madre a destare maggiori preoccupazioni.

    Il padre è ancora intubato all’Umberto I, in condizioni definite critiche.

    La cosa che accomuna il cluster familiare è l’assenza di ogni presidio vaccinale: assenza che rischia di portare questa storia ad un finale tetro.

    L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, segue da vicino l’evoluzione della situazione: “Spero che ne vengano fuori. Si tratta di un’intera famiglia che non si è vaccinata e per questo sta rischiando molto. Lo ricordo ancora una volta: è importante vaccinarsi”.