Tag: laboratorio

  • Il green pass secondo il New York Times: la tesi del “laboratorio” è tutta del giornalismo italiano

    Il green pass secondo il New York Times: la tesi del “laboratorio” è tutta del giornalismo italiano

    Un trafiletto fotografato da un’edizione cartacea e pubblicato sui social riporta che recentemente il New York Times e il Washington Post avrebbero paragonato l’Italia a un laboratorio per via dell’obbligo del green pass sul luogo di lavoro. Non è dato sapere da quale quotidiano italiano provenga l’estratto, né è riportato l’autore. Tra le fonti, troviamo un riferimento simile su L’Indipendente in un articolo pubblicato il 19 ottobre.

    New York Times, serve altro?

    L’altro ieri, dopo il New York Times, il Washington Post, altro giornale liberal degli Stati Uniti, definiva quelle italiane le misure più severe al mondo, spiegando che il nostro Paese “si è spinto in un nuovo territorio per le democrazie occidentali”. Secondo il quotidiano americano, l’Italia è un laboratorio che sta provando a capire “che livello di controllo la società sia disposta ad accettare”, “dividendola in in diversi livelli di libertà”. La testata USA probabilmente ha ragione: siamo un laboratorio. Tuttavia, noi non abbiamo intenzione di recitare la parte dei topolini su cui sperimentare.

    Cosa dice il Washington Post

    L’Indipendente, in un articolo del tutto simile al trafiletto che ci viene segnalato, titola“Washington Post: l’Italia è un laboratorio mondiale per la gestione della pandemia”.

    Il lettore non avvezzo a leggere una frase all’interno del contesto originario, legge i vari estratti riportati da L’Indipendente e con un inconsapevole cherry-picking (qui la definizione) e si “spaventa” trovando una sua personale conferma alla teoria del grande complotto e la grande manipolazione. L’Indipendente scrive:

    In tal senso l’Italia si è figurata, in questi mesi, come un enorme laboratorio politico, dove le conseguenze di azioni intentate da altri Paesi sono per la prima volta sperimentate sulla popolazione. “L’Italia si trova in una nuova fase, provare a capire che cosa significhi vivere con il virus, e che livello di controllo la società sia disposta ad accettare“. Le nuove regole introdotte a partire dal 15 ottobre hanno “diviso la società in diversi livelli di libertà”.

    Laboratorio politico, controllo e livelli di libertà

    Ora, che qualsiasi evento che riguardi l’Italia e il mondo diventi oggetto di una strategia politica è un fatto, perché è la politica ad avere il potere gestionale delle circostanze storiche. In termini di “livello di controllo”, tuttavia, invitiamo ad agganciare la frase precedente, in cui è ben presente il “virus”Il “livello di controllo” che la “società sia disposta ad accettare” è dunque riferito al virus SARS-CoV-2, in poche parole: “Bisogna vedere in quale modo la società italiana sia disposta a controllare il virus.

    Ora, veniamo ai livelli di libertà, citazione che così riportata farebbe pensare a un reale controllo sulle libertà personali secondo una malcelata dittatura. Fortunatamente non è così – checché ne scrivano L’Indipendente e l’articolista anonimo del trafiletto fotografato. Torniamo sul Washington Post e cerchiamo la frase incriminata:

    Mentre il governo italiano ha elaborato le nuove misure in nome della sicurezza, i mandati stanno anche iniziando a separare la società in diversi livelli di libertà, in un modo che poteva sembrare inverosimile un anno fa. La nuova società è quella in cui i vaccinati riprendono le loro vite e i non vaccinati affrontano una scelta: o vengono vaccinati, o rischiano di perdere il loro reddito.

    Quindi:

    I lavoratori senza Green Pass possono essere sospesi senza retribuzione. Mentre un Green Pass può essere ottenuto anche con un test del coronavirus negativo, i lavoratori che fanno questa scelta dovrebbero essere riesaminati ogni 48 ore, una scoraggiante impraticabilità.

    La “libertà” messa in discussione è dunque quella dal virus e dal contagio, che dall’introduzione dei vaccini sono stati resi arginabili ma che vengono scoraggiati anche dall’applicazione delle misure di sicurezza che servono a negare al virus la possibilità di circolare tra le persone. Chi non è vaccinato né sia risultato negativo a un tampone – e dunque si trova sprovvisto del green pass – non si è affrancato dal virus, e dunque non è libero di svolgere regolare attività in quanto pericoloso per sé e per gli altri. Per questo il Washington Post parla di “livelli di libertà” come risposta necessaria alla lotta contro il virus.

    Il Washington Post, inoltre, apre il suo pezzo affermando che l’Italia si è “spinta in un nuovo territorio della democrazia” con l’introduzione dell’obbligo del green pass, ma alcune righe più avanti ricorda che l’Italia è stata colpita da diverse ondate mortali che hanno bloccato l’economia” e per questo si è trovata costretta a mettere in atto “diverse misure che inizialmente sembravano ardite, ma poi hanno attirato imitatori.

    Cosa dice il New York Times

    Il New York Times ha pubblicato ben 4 articoli nel giorno 15 ottobre.

    In tutte le pubblicazioni il NYT ha argomentato l’obbligo del green pass per i lavoratori e ha inserito alcuni slogan di protesta dei manifestanti no pass che nelle scorse settimane si sono riversati nelle piazze principali d’Italia. “Non sono un topo da laboratorio”, dice un manifestante, e della parola “laboratorio” – spesso usata come jolly anche nel periodo pre-vaccini – si è così appropriato l’anonimo articolista del trafiletto fotografato.

    In nessuno di 4 articoli il New York Times parla dell’Italia come di un laboratorio, piuttosto si limita a documentare le proteste contro il green pass attraverso le parole degli attivisti, comprese le affermazioni di Davide Barillari che nel nostro archivio sono documentate.

    Quindi?

    Semplificando, proprio come nel trafiletto che ci segnalano, il New York Times e il Washington Post non hanno affatto parlato dell’Italia come di un laboratorio, né hanno ammesso la libertà negata ai non vaccinati e/o agli sprovvisti di green pass.

    Pur riconoscendo l’Italia come il Paese con le misure più severe, il “livello di controllo” è riferito al virus, i “livelli di libertà” sono dovuti alla scelta dei cittadini rispetto al vaccino e al green pass e la parola “laboratorio” arriva dall’affermazione di un no-pass che l’articolista del trafiletto ha rigirato a favore del suo pensiero. In poche parole: Washington PostNew York Times non hanno certamente offerto un assist ai no-pass.

  • Quell’incendio al laboratorio Pfizer che non è mai accaduto

    Quell’incendio al laboratorio Pfizer che non è mai accaduto

    Quell’incendio al laboratorio Pfizer che non è mai accaduto è uno degli esempi cardine della macchina della disinformazione novax a tempo pieno.

    Prendi una immagine scioccante. Una a caso basta. Un incendio? Va benissimo. Morti? Se ce ne sono vanno pure quelli. Dati? Non importa siano veritieri. Più grande è lo shock, meglio funziona.

    Ovviamente il senso della condivisione è sempre lo stesso: “Non ce lo dicono, chissà cosa vogliono nascondere, si sono dati fuoco al laboratorio per nascondere delle prove che tanto noi conosciamo…”. Ma non è andata così

    Quell’incendio al laboratorio Pfizer che non è mai accaduto

    Quell’incendio  che non è mai accaduto

    I video provengono infatti dall’incendio ad una fabbrica di compostaggio.

    Che incidentalmente si trova a poca distanza da un impianto di produzione (non un laboratorio) Pfizer. Impianto di produzione per farmaci contro l’Emofilia, e non toccato in alcun modo dall’incendio.

    Non ci sono segreti da nascondere, non c’è laboratorio Pfizer in fiamme, questa notizia contiene un’anticlimatica mancanza di laboratori.

  • L’articolo di Le Parisien del 2013 non parlava del SARS-CoV-2

    L’articolo di Le Parisien del 2013 non parlava del SARS-CoV-2

    I complottisti italiani, bravi soprattutto a copiare i compari internazionali, propongono lo screenshot di un articolo pubblicato sul noto quotidiano francese Le Parisien il 5 maggio 2013 per far passare il messaggio che la pandemia del Covid-19 fosse già nota 8 anni fa. “Un virus inquiétant créé en Chine”, recita il titolo. Secondo i complottisti il ritaglio di giornale dimostrerebbe che il virus sia stato creato in laboratorio.

    Il punto

    Prima di partire con il fact checking ricordiamo che il dibattito sull’origine del virus SARS-CoV-2 è ancora in corso, specie dopo una presunta soffiata di un rapporto consegnato a Biden ma di cui non si hanno dati effetti, e soprattutto dopo la richiesta dell’OMS di un’indagine più approfondita nel laboratorio di Wuhan, richiesta che la Cina ha momentaneamente respinto.

    Attenzione: parlare di “virus fuggito dal laboratorio” non equivale a dire “virus creato in laboratorio”, e ripetiamo che per il momento non si hanno notizie. Eppure Le Parisien, nel 2013, parlava di un “virus inquietante creato in Cina”, ma stiamo parlando del SARS-CoV-2? No, ed ecco perché.

    Di cosa parlava Le Parisien

    I fact checker francesi sono già intervenuti nell’aprile 2013 su segnalazione di molti utenti che vedevano le loro home invase da quel famigerato ritaglio di Le Parisien. È il caso di LCI, che in questo articolo ci fa sapere che l’articolo originale pubblicato da Le Parisien è ancora consultabile nella versione online a questo indirizzo.

    La comunità scientifica mondiale è in subbuglio dall’annuncio, venerdì, sulla rivista americana “Science”, della creazione di un pericoloso virus ibrido da parte di biologi cinesi. Mentre la Cina è alle prese con un’altra epidemia di influenza aviaria, un team di ricercatori della Gansu Agricultural University ha generato un nuovo virus, mescolando i geni di H5N1 e H1N1.

    Fermi: H5N1 e H1N1 sono due virus dell’influenza aviaria e appartengono a una famiglia diversa da quella dei Coronavirus. Raggiunta da tantissime richieste di conferma o smentita, la redazione di Le Parisien è dovuta ritornare sull’argomento per fare chiarezza e il vecchio articolo del 2013 è stato oggetto di fact checking da parte dei colleghi francesi dell’AFP.

    Coronavirus e Mixovirus

    L’ibrido H5N1-H1N1 non può essere il SARS-CoV-2 in quanto si parla di famiglie diverse di virus. L’H151-H1N1, infatti, fa parte della famiglia dei Mixovirus, o meglio Orthomyxoviridae, che causano quella che noi conosciamo come influenza A.

    Parliamo dunque di un’altra famiglia di virus rispetto all’Orthocoronaviridae. L’autrice dell’articolo del 2013, Claudine Proust, nell’aprile 2020 aveva dichiarato di essere sorpresa dalle tante richieste di spiegazioni sul suo pezzo ormai datato e per questo aveva concluso in questo modo:

    Le persone molto spesso si fermano al titolo e non leggono il resto, o capiscono quello che vogliono capire, non importa quanto ci sforziamo di essere chiari ed educativi.

    L’articolo pubblicato da Le Parisien nel 2013, dunque, non dimostrava affatto che tutto fosse già pianificato con un virus creato in laboratorio: il pezzo parlava di un’altra famiglia di virus.

  • “Coronavirus fuggito dal laboratorio”, cosa sappiamo dell’accordo Usa-Cina

    “Coronavirus fuggito dal laboratorio”, cosa sappiamo dell’accordo Usa-Cina

    “Coronavirus fuggito dal laboratorio”, questo il titolo usato da TgCom24 in un articolo pubblicato il 19 luglio. Tantissimi lettori ci chiedono di verificare la notizia e diciamo, da subito, che gli elementi a disposizione sono pochissimiTgCom24 parla di un accordo tra Stati Uniti e Cina definito exit strategy con il quale le due potenze si impegnano per far uscire il mondo da questa crisi pandemica. La formula usata dal notiziario Mediaset, però, è quella dubitativa.

    Coronavirus fuggito dal laboratorio, Usa e Cina trovano l’accordo sulla exit strategy: “Pechino ammetterà l’errore”

    Tgcom24 rivela in anteprima l’accordo messo a punto tra le due superpotenze mondiali. Nell’intesa c’è anche la condanna degli scienziati cinesi che hanno insabbiato il caso

    Cosa dice TgCom24

    Le due potenze, USA e Cina, avrebbero stretto un accordo – la exit strategy – per uscire dalla pandemia mondiale. Scriviamo “avrebbero” perché gli stessi autori di TgCom24 usano questa formula per dimostrare cautela. L’accordo non è ancora stato siglato, per questo l’articolo scrive che “sarebbe alle porte”. La exit strategy sarebbe la conseguenza di un’ammissione, da parte di Pechino, di aver scoperto solo di recente e dopo un anno di indagini che il virus sarebbe fuggito dal laboratorio di Wuhan e per questo “verranno perseguiti gli scienziati e i ricercatori che hanno tenuto nascosta la verità impedendo alla Cina di informare tempestivamente gli Stati Uniti e il mondo della grave minaccia”.

    Oggi, nelle mani di TgCom24, ci sarebbero informazioni arrivate da “fonti di intelligence” sulla exit strategy concordata tra Washington e Pechino a seguito del rapporto ordinato da Joe Biden ai servizi segreti americani a fine maggio con i risultati delle indagini sull’origine del Coronavirus.

    Le informazioni ottenute da Paolo Liguori

    Paolo Liguori, direttore del TgCom24, è stato contattato dalla redazione del Sussidiario.net e ha riferito:

    Abbiamo raccolto la notizia che l’indagine chiesta da Biden è finita e che il risultato sia stato consegnato al presidente americano. Anche il direttore dell’OMS, da sempre schierato in difesa della Cina, ha ammesso che il Covid è sfuggito da Wuhan. Non abbiamo ancora la conferma di un accordo tra Usa e Cina ma quando si arriva a questo livello dopo che la verità era stata tenuta nascosta per diciotto mesi è perché si sta preparando un accordo.

    In poche parole: l’indagine richiesta da Biden a fine maggio (troviamo riscontri su WiredThe Guardian e Agi) è terminata e ora il presidente americano avrebbe ricevuto il rapporto. Per questo Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS, ha ritenuto prematuro escludere la fuga dal laboratorio e oggi chiede trasparenza alla Cina annunciando nuove indagini. Badiamo bene: Ghebreyesus non ha ammesso la fuga dal laboratorio, bensì ha chiesto (ripetiamo) nuove indagini. Liguori, tuttavia, ammette di non avere conferma di alcun accordo tra Pechino e Washington.

    Nelle ultime ore la CNBC ha riportato le dichiarazioni di Zeng Yixin, vice ministro della Commissione Nazionale per la Salute (NHC) che ha respinto la richiesta dell’OMS invitando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad estendere le indagini anche ad altri Paesi “senza interferenze politiche”.

    Conclusioni

    Nulla è certo, perché lo stesso Liguori sostiene di non avere prova di alcun accordo tra Cina e Stati Uniti. Liguori sostiene che Ghebreyesus abbia ammesso la fuga dal laboratorio di Wuhan del virus, ma il direttore generale dell’OMS ha solamente chiesto una nuova indagine. Cosa sia contenuto nel presunto rapporto ricevuto da Joe Biden non è ancora noto. Sottolineiamo, per onore di cronaca, che sostenere una fuga del virus dal laboratorio non significa che il SARS-CoV-2 sia stato creato in laboratorio, come alcuni utenti stanno già sostenendo sui social.

    La nostra analisi è ancora in corso, e per il momento si tratta di supposizioni nate dal presunto rapporto ricevuto da Joe Biden. Fino a pochi giorni fa, però, la CNN scriveva che le forze statunitensi di intelligence erano ferme a un 50 e 50: “Le teorie sulla fuga dal laboratorio sono credibili quanto quelle sull’origine naturale”. Vi aggiorneremo in un prossimo articolo.

  • Anthony Fauci sul Coronavirus: “Non convinto su origine naturale”, il problema dei titoloni

    Anthony Fauci sul Coronavirus: “Non convinto su origine naturale”, il problema dei titoloni

    Le ultime affermazioni di Anthony Fauci sul Coronavirus stanno facendo saltare sulla sedia molte redazioni. L’immunologo statunitense ha rilasciato dichiarazioni nelle quali mette in dubbio l’origine naturale del virus SARS-CoV-2 durante un’intervista. In questo articolo riportiamo la trascrizione completa.

    Il Festival del Fact Checking: United Facts of America

    SkyTG24 scrive che i dubbi di Anthony Fauci sul Coronavirus siano state raccolte da Fox News. L’immunologo avrebbe detto:

    Penso che dovremmo indagare su quanto è successo in Cina. Certamente le persone che stanno chiedendosi l’origine del virus sostengono che l’emergenza nasca da un animale che ha contagiato gli individui, ma potrebbe essere stato qualcos’altro e noi abbiamo bisogno di scoprirlo.

    L’articolo originale di Fox News è stato pubblicato ieri, 24 maggio 2021, e riporta che Anthony Fauci ha rilasciato queste dichiarazioni a Katie Sanders, redattrice per i colleghi di PolitiFact, in occasione dell’incontro United Facts Of America, un festival dedicato al fact checking. L’evento si è tenuto dal 10 al 13 maggio, come riporta la scheda ufficiale.

    L’intervento di Anthony Fauci è disponibile in un video. La parte che interessa la nostra analisi inizia circa al minuto 12.

    Il video caricato da Poynters su YouTube è sottotitolato in inglese, ma esiste anche la trascrizione completa sul sito ufficiale dei colleghi di PolitiFact a questo indirizzo.

    I dubbi sulle origini naturali del Coronavirus

    È doverosa una premessa: le affermazioni di Anthony Fauci sono arrivate dopo una domanda sul senatore Rand Paul, che aveva accusato Fauci di aver finanziato “ricerche pericolose in Cina”, contestazione che l’immunologo smentisce: “Non è così. Quello che ha detto non è assolutamente vero. È davvero un peccato che lo abbia detto. In realtà ciò non fa altro che offuscare ciò che stiamo cercando di fare. È stato detto in un modo accusatorio che non aveva senso e non era basato su alcun fatto”. 

    In questo articolo dell’HuffPost statunitense, con i video ufficiali del Senato americano, leggiamo (e vediamo) che Rand Paul ha più volte tentato di imboccare a Fauci la teoria del virus creato in laboratorio, ma l’immunologo ha respinto categoricamente le affermazioni concludendo con: “Le teorie del complotto non sono utili a ciò che stiamo cercando di fare”.

    Tornando all’oggetto della nostra analisi Katie Sanders, che ribadiamo essere redattrice di PolitiFact, ha chiesto a Fauci se fosse convinto dell’origine naturale del virus.

    Ecco la risposta:

    No, in realtà, questo è il punto. E penso che l’uscita infelice che ha fatto il senatore Paul è stata confondere una ricerca collaborativa con scienziati cinesi, che era necessaria. Sai bene che se non lo facessimo saremmo degli irresponsabili perché il virus SARS-CoV-1 è chiaramente originario della Cina e siamo stati fortunati a sfuggire a una grave pandemia.

    Quindi dovevamo davvero imparare molto di più sui virus presenti, sul fatto che le persone venissero infettate o meno da virus dannosi. Quindi, in una contesto molto minore come parte di un subappalto di una sovvenzione abbiamo ottenuto una collaborazione con alcuni scienziati cinesi. Ciò che [Rand Paul, ndr] ha associato è che saremmo stati coinvolti nella creazione del virus, che è la conclusione affrettata più ridicola di cui abbia mai sentito parlare. Ma no, non ne sono convinto.

    Penso che dovremmo continuare a indagare su ciò che è accaduto in Cina fino a quando non scopriremo al meglio, con le nostre capacità, cosa sia successo esattamente. Certamente le persone che hanno indagato dicono che probabilmente l’emergenza è nata da un serbatoio animale che poi ha infettato gli individui, ma se fosse stato qualcos’altro? Dobbiamo scoprirlo. Quindi, sai, questo è il motivo per cui ho detto che sono perfettamente a favore di qualsiasi indagine che esamini l’origine del virus.

    USA VS Pechino

    Anthony Fauci sostiene la teoria del virus creato in laboratorio? No, di fatto lui dice di non conoscere l’origine del virus, e questo emerge a seguito di un rapporto dell’Intelligence pubblicato sul Wall Street Journal secondo il quale tre ricercatori del Wuhan Institute of Virology si sarebbero ammalati di Covid-19 nell’autunno 2019.

    Il Ministero degli Esteri cinese considera i dubbi sollevati dagli Stati Uniti una “propaganda”. La Cina cita un rapporto dell’OMS compilato al termine di una visita all’Istituto di Virologia di Wuhan del febbraio scorso nel quale si esclude la fuga del virus dal laboratorio.

    Quindi?

    Comprendiamo che all’affermazione: “Non sono sicuro che il virus abbia origini naturali” tenda a far considerare l’ipotesi del laboratorio, ma nelle dichiarazioni di Anthony Fauci sull’origine del Coronavirus non si parla, di fatto, di laboratorio: l’immunologo, ricordiamo, ha respinto tale teoria durante un dibattito col senatore Rand Paul sottolineando il suo interesse a risalire alle origini del virus.

    Byoblu riporta un virgolettato del confronto tra Anthony Fauci e il senatore Roger Marshall in cui l’immunologo afferma che esiste la possibilità che il virus sia stato creato in laboratorio così come quella delle origini naturali: un 50 e 50 in cui Fauci si dice “aperto a tutte le possibilità” ma sulle quali sottolinea di non avere alcuna certezza.

    Infine, SkyTG24 aveva incontrato Anthony Fauci il 19 maggio in occasione della sua nomina a Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’immunologo aveva detto:

    Questo coronavirus non so da dove sia uscito, non ancora, probabilmente non da un laboratorio ma abbiamo bisogno di un’investigazione più profonda per scoprire esattamente cosa fosse.

    I dubbi di Anthony Fauci sul Coronavirus non implicano, dunque, l’ipotesi del virus creato in laboratorio, come invece vuole far intendere il titolo usato da Il Giorno.

  • Fauci è il finanziatore del laboratorio di Wuhan, e usava clausole segrete: il riciclo delle bufale

    Fauci è il finanziatore del laboratorio di Wuhan, e usava clausole segrete: il riciclo delle bufale

    Fauci è il finanziatore del laboratorio di Wuhan è un esempio di come si possa riciclare una bufala. E di come nel variegato mondo della blogosfera “Fonte Ufficiale” sia sinonimo di “Mi ha detto mio cuggino”. Come nella nota canzone degli EElst che descrive la nascita del fenomeno delle Leggende Metropolitane.

    In fondo una bufala altro non è che una Leggenda Metropolitana moderna: nata da fonti quantomeno incerte che nessuno ha mai avuto volontà di verificarsi. L’espressione dell’abuso collettivo del “patto sociale” in cui se me lo dice un amico va bene.

    Passiamo ora alla bufala

    Fauci è il finanziatore del laboratorio di Wuhan, e usava clausole segrete: il riciclo delle bufale

    Fauci è il finanziatore del laboratorio di Wuhan, e usava clausole segrete: il riciclo delle bufale

    Abbiamo tutti gli elementi della bufala: Fauci secondo una fonte ufficiale (ma non meglio determinata) finanzia il laboratorio di Wuhan.

    L’autore sa benissimo che questo sarebbe impossibile, ma tira fuori dal cilindro una “clausola aggirata”, trasformando complesse questioni di geopolitica nello zio Peppino che acquista un Ape Cross col motore scattato e non riesce a rimandarlo indietro.

    Naturalmente tutto questo è l’esatto riciclo di una bufala da noi affrontata dove il finanziatore era la Pfizer, basata sul goffo tentativo di fondere le diverse bufale, ma tenendo tutto sul vago.

    Torniamo quindi all’analisi. Partendo da una questione dirimente.

    Il c.d. “laboratorio di Wuhan” non è finanziato da altri se non dal Governo Cinese

    L’istituto è infatti parte dell’Accademia Cinese per le Scienze, aka Chinese Academy of Sciences (CAS), ente controllato dallo stato.

    Già in tempi non sospetti un ricercatore della CAS scrisse a Nature (parliamo del 2019) una lettera aperta rivendicando fieramente l’appartenenza, anche economica, dell’ente dal Governo Cinese, rivendicando l’esclusività di finanziamenti e gestione locale. Il tutto assistito da interessanti note storiche, ancorché utili alla nostra discussione solo per fine accademico: ad esempio collegando tale scelta autarchica al desiderio di rimediare i danni al sostrato scientifico della “Rivoluzione Culturale”.

    Per quello che ci attiene, il citato laboratorio è esclusivamente gestito e riceve fonti dal Governo Cinese, orgoglioso di rifiutare altri input.

    Il laboratorio di Wuhan è estraneo alla pandemia

    Anche di questo abbiamo parlato a lungo, corroborati dai risultati delle indagini OMS al riguardo.

    Gli ultimi studi congiunti escludono in toto l’ipotesi “virus creato in laboratorio”, tornando a puntare l’accento sul salto di specie dal pipistrello all’uomo.

    Quindi rendendo l’assunto di questa, e altre bufale simili, del tutto falsificato. Siamo alla bufala più antica della Pandemia. Quella del laboratorio di Wuhan che ha creato il virus. Laboratorio di Wuhan attribuito a questa o quella “Big Pharma”, così, a caso.

    Abbiamo sostanzialmente un intero archivio di versioni di questa bufala che nessuno è mai riuscito a dimostrare.

    Il cosiddetto Laboratorio BSL-4 a Wuhan? Un laboratorio Nazionale per la ricerca e il contrasto alle pandemie e facente capo al Wuhan Institute of Virology Chinese Academy of Sciences. Che ovviamente non è Glaxo, Pfizer o Fauci.

    Istituto che ormai da lungo tempo si è brillantemente liberato di ogni accusa.

    Traccia Bonus: ma Fauci non aveva fatto delle ricerche?

    No, prima della pandemia Fauci, ovviamente, non poteva essersi occupato di qualcosa che non esisteva.

    I colleghi di Reuters hanno censito una bufala per cui Fauci avrebbe i brevetti di una componente di SARS-CoV-2 ottenuta dall’HIV.

    Ma indovinate un po’? Anche questa è una bufala, e bella grossa.

    Si parla di due brevetti e due richieste di brevetto per delle potenziali terapie contro l’HIV (9896509,  bit.ly/35gz2Ne, 9441041,  bit.ly/2L42yim nonché 20160333097,  bit.ly/3nrXTnb   e  20160075786,  bit.ly/3onwNPH ), che non riguardano in alcun modo il Coronavirus SARS-Cov-2.

    Abbiamo anche parlato di questa confusione e di come il collegamento tra i due virus sia stato dimostrato del tutto infondato ed erroneo, e basato sull’aver rilevato in SARS-CoV-2 glicoproteine presenti in molteplici altri patogeni.

    L’equivalente di dichiarare che siccome sia l’uomo che la scimmia hanno due reni, un uomo e una scimmia sono lo stesso animale e il gorilla allo zoo è equipollente al mio amico Gianni, quello del bar.

    In modo assai rocambolesco quindi qualcuno ha insinuato che siccome Fauci ha lavorato sull’HIV, e “in fondo sempre virus sono e si somigliano”, la sua opera c’entri col Coronavirus.

    Qualcuno ha cercato di collegare la cosa ad un bando del NIH, istituto dove lavora Fauci, del 2014 per la ricerca sul “salto di specie”, ma anche così date ed eventi non collimano. Affatto.

    Sull’onere della prova

    Esaminate tutte le ragioni del perché si tratta di una bufala, non possiamo che bacchettare i condivisori sull’essersi fidati del “sembrerebbe” e “Fonti ufficiali”.

    L’onere della prova spetta a chi vuol far valere il fatto, non a chi vuole negarlo.

    Quindi se tu mi dici che hai delle fonti ufficiali, hai l’onere di esibirle e discuterle.

    Oppure quello che stai dicendo non è vero fino a prova contraria, è una bufala fino a prova contraria.

    In questo caso una bufala e basta, dato che abbiamo prova della fake news.

    Vorremmo inoltre spendere, in coda, due parole sull’uso “furbetto” della “formula dubitativa”: non posso liberarmi dalle responsabilità di quello che dico aggiungendo in coda “Approfondite” o “chiedo”.

    Immaginate uno scenario in cui qualcuno in pubblico vi fermi chiedendovi ossessivamente se siete dei pedofili, dicendo alla folla raccolta che qualcuno gli ha detto di avervi visti compiere atti orribili in danno di minori  e quindi è nel suo diritto investigare.

    Legalmente parlando, un post su Facebook è l’equivalente di simili domande sulla pubblica piazza.

  • “Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero”… la risposta dentro di te è sbagliata

    “Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero”… la risposta dentro di te è sbagliata

    Ipotizzate che qualcuno vi fermi per la strada dicendo

    “Mi ha detto mio cugino che sei un pedofilo criminale assassino terrapiattista, io penso sia vero, ma non è che lo dico io! Me l’ha detto uno, non è che mi denunci se ti chiedo pubblicamente davanti a tutti i presenti intorno a noi se sei un pedofilo? Se lo sei quanti bambini hai molestato, pedofilo? C’è il punto interrogativo, quindi non mi puoi denunciare!”

    Quanto tempo ci mettereste a portarlo in tribunale per le sue dichiarazioni gravi e infamanti da uno a Maurizio Mosca accusato di essere “stato visto comprando la Cocaina in piazza Aspromonte?”

    La questione di “Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero” è sostanzialmente la stessa.

    Ognuno su Internet è responsabile di quello che scrive e di quello che condivide, tenuto a mostrare prove delle sue azioni.

    Scrivere una qualsiasi cosa premettendo il “Penso sia vero” come scusante è esattamente come urlare in una piazza aperta che il vostro vicino di casa è un pedofilo per poi, al primo tintinnare di manette, piagnucolare quel “Io pensavo fosse vero” come se giustificasse le vostre azioni.

    "Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero"... la risposta dentro di te è sbagliata
    “Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero”… la risposta dentro di te è sbagliata

    Torniamo ora alla bufala. La “versione estesa” di un testo che avevamo già affrontato, la “Syder’s Justice League” di una bufala originaria ben più breve.

    “Il laboratorio Cinese è di proprietà di GlaxosmithKline, che è proprietà di Soros, penso sia vero”… la risposta dentro di te è sbagliata

    Nella “combo infodemica” di cui avevamo già parlato a Novembre avevamo già analizzato una serie di elementi. Cui ora se ne aggiunge qualcuno.

    Basta avere un archivio storico grande come il nostro e capirlo.

    SARS-COV-2 non può essere stato creato in laboratorio

    La combo inizia immediatamente dalla bufala più antica della Pandemia. Quella del laboratorio di Wuhan che ha creato il virus. Laboratorio di Wuhan attribuito a questa o quella “Big Pharma”, così, a caso.

    Abbiamo sostanzialmente un intero archivio di versioni di questa bufala che nessuno è mai riuscito a dimostrare.

    Dal punto di vista scientifico, la struttura stessa di SARS-CoV-2 è incompatibile con una genesi artificiale. Come spiegammo a suo tempo con un aiuto della Dottoressa Angela Rasmussen, che traducemmo,

    il codice genetico contiene caratteristiche incompatibili con la coltivazione in vitro, come il suo sito di scissione polibasico e i glicani O-linked nella spicola proteica. Inoltre hanno identificato delle caratteristiche inedite nei recettori DNA binding di S, la parte che si collega al recettore ACE2, che non è in grado di agganciarsi in modo ottimale al recettore ACE2 umano. Eppure simili caratteristiche sembrano collegarsi all’ACE2 umano molto bene.

    Perché qualcuno dovrebbe sobbarcarsi il problema di creare dei recettori completamente nuovi incrociando le dita perché funzionino anziché usare sequenze che già sono note e funzionanti? Questo suggerisce che siano nate naturalmente anziché essere state create o coltivate. Questi studi indicano con fermezza che il SARS-CoV-2 si è originato nei pipistrelli per evolversi naturalmente, negli umani direttamente o in un ospite intermedio, in modo da infettare efficacemente gli esseri umani.

    Unito alle caratteristiche intrinseche di un laboratorio “di livello 3”, dove le misure di sicurezza rendono il lavoro lento, faticoso e malagevole, il tutto porta ad una spiegazione metaforica che usammo per divulgare la cosa a chi non ha le competenze tecniche per capire quanto letto di cui sopra

    Creare SARS-CoV-2 in un laboratorio sarebbe come commissionare ad un laboratorio sperimentale di armi atomiche la costruzione di un revolver a sei colpi. Un revolver che si inceppa quattro colpi su sei, riesce a sparare un colpo su sei ma con la mira del tutto inefficiente e col sesto colpo ti fa saltare in aria la mano.

    Creare un’”arma biologica” reinventando la ruota con soluzioni goffe e ineleganti per un’arma, dal contagio elevatissimo (e quindi poco controllabile), la mortalità statisticamente bassa (elevata dunque solo sul grande numero) e senza avere alcun mezzo per controllarla è l’equivalente dello spendere miliardi per una pistola che ti spara in faccia.

    Sommando questo al fatto che la tesi del laboratorio segreto è stata smentita, dimostrando che non ci sono mai stati “laboratori di armi biologiche”, e chiunque abbia mai detto di averne prove ha fallito nel fornirne, ecco che la prima parte di questo sillogismo è andata oltre.

    Il “Laboratorio di Wuhan” è un laboratorio nazionale cinese senza collegamenti con Glaxo e Pfizer

    Inoltre scopriamo come in tempi non sospetti il Laboratorio BSL-4 a Wuhan risulti un laboratorio Nazionale per la ricerca e il contrasto alle pandemie e facente capo al Wuhan Institute of Virology Chinese Academy of Sciences. Che ovviamente non è Glaxo o Pfizer.

    Istituto che ormai da lungo tempo si è brillantemente liberato di ogni accusa.

    E qui ricordiamo come dopo aver accusato per decenni una ricercatrice cinese di essere una Cassandra portatrice di sventure per aver parlato dei rischi del salto antropico ed aver studiato per decenni le malattie dei pipistrelli temendo il peggio e avvisandoci di trattare la materia col pericolo che si evidenziava, l’abbiamo accusata poco civilmente di aver “tirato la Gufata”.

    Ma andiamo oltre.

    Andiamo alla seconda parte del sillogismo. Per scoprire che Glaxo e Pfizer non hanno alcun rapporto azionario e di proprietà.

    Quello che ci va più vicino è una Joint Venture, un accordo per la diffusione di farmaci da banco, oltre quanto citato da Paolo Tutto Troppo, ovvero una ricerca congiunta sulle terapie per l’HIV.

    A meno che i nostri amici complottisti non vogliano spiegarci come cureremo il COVID19 con le vitamine Multicentrum, il sillogismo “Il laboratorio di Wuhan è proprietario della Glaxo che è di proprietà della Pfizer” si rivela un falso.

    Non solo Pfizer non ha la proprietà di Glaxo, ma è Glaxo (e non viceversa) che ha stipulato un accordo di condivisione di utili e perdite (quello che è una Joint Venture) per la diffusione di alcuni prodotti da banco, come vitamine e cerotti per il mal di schiena.

    I nuovi elementi: Soros che possiede cose

    Anche questo fa parte del fantastico mondo delle bufale.

    Soros, la pecora nera del complotto. Soros, colui che secondo il Patriota Q è stato visto comprando cose e per questo è stato arrestato, deportato a Guantanamo e trucidato turpemente dal superspione del complotto più fallimentare del pianeta.

    Soros, il gatto di Shroedinger del complotto, colui che è stato simultaneamente ucciso dal Patriota Q e, onnipotente e immortale, possiede le vite di tutti gli esseri umani della Terra e tiene dei complottisti incatenati in giardino per risparmiare sui nani di gesso.

    Soros, colui che non possiede il fantomatico Fondo Blackrock

    Che non è fatto così...
    Che non è fatto così…

    Con un aiuto di Reuters vediamo cos’è il fondo Blackrock.

    È un fondo di investimento, ovvero intermediari finanziari.

    Avete presente quando vi arriva la mail truffa del personaggio famoso che propone di investire in Bitcoin, in rape di Animal Crossing o qualsiasi altra cosa truffaldina e voi ci scrivete

    “Ma è buffala o non è buffala? boooooooooooooooooooooh? Magari mi faccio i soldi!”

    Ecco: questi lo fanno sul serio.

    Quindi è ovvio che un fondo di investimento consigli di investire in qualcosa che funziona, ed è ovvio che Soros investa in un fondo gestito da persone che capiscono qualcosa.

    Dire che basta comprare e vendere azioni di qualcosa per esserne il proprietario è un po’ l’atteggiamento del “ggentista villano” che, confondendo proprietà con commercio, rischio di impresa con prodotto e investimento, si presenta sotto i commenti delle pagine dei giornali dicendo

    “Io compro il vostro giornale, io pako il vostro giornale, coi miei due euro pago il vostro stipendio quindi ordino, voglio e comando che fate quello che voglio o diventate tutti poveri”

    Oppure si presenta da noi dicendo

    “Io clicco sulle vostre notizie, quindi Bufale.net esiste perché io vi pako e quindi dovete fare gli articoli che dico io!”

    Quindi no, investire in qualcosa non significa possedere o essere il burattinaio occulto di diversi personaggi del Complotto come Bill Gates e le odiate assicurazioni.

    Anche esse oggetto di diverse contraddittorie teorie del complotto.

    Riassumendo

    Soros quindi non possiede Blackrock che non possiede GlaxoSmithKline che non possiede Pfizer che non possiede alcun laboratorio a Wuhan.

  • Il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale – Tranne che non lo ha detto

    Il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale – Tranne che non lo ha detto

    Il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale è, ovviamente, una bufala.

    È quel genere di bufale più odioso. Quello che affrontiamo non tanto perché sia platealmente un falso grossolano, ma perché sia quel genere di atto che ha delle vittime.

    La persona “di autorità” alla quale viene incollata una bufala a vita, infamandola e danneggiandola potenzialmente per sempre.

    Partiamo quindi da un concetto base, per i pigri che non amano leggere fino in fondo.

    Non è affatto vero che “Il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale”.

    Il Premio Nobel Tasuku Honjo si duole che gli abbiano attribuito una bufala così maiuscola e ha più volte pregato l’uditorio di smettela. Ma l’uditorio non lo fa, perché pur di aver ragione è pronto ad infamare un Nobel.

    Ok? Chiaro? Ora passiamo alla spiegazione.

    Il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale – Tranne che non lo ha detto

    Curiosamente, secondo la bufala “il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale” ma su un account Twitter (ora rimosso), intitolato “Human being. Trying to work as the advocate of the supreme power: GOD” che si esprime in Inglese evidentemente tradotto con Google Translate e screen in Hindi.

    Prima red flag, segnale di allarme, non pensate?

    Sempre secondo la stessa bufala ha fatto il giro del mondo in brani tradotti con sistemi automatici

    Il vincitore del Premio Nobel 2018, il medico, scienziato e immunologo giapponese,? il dottor Tasuku Honjo, ha fatto scalpore oggi nei media dicendo che il virus corona non è naturale. se è naturale, non avrà influenzato il mondo intero in quel modo. Perché, a seconda della natura, la temperatura è diversa nei diversi paesi. Se fosse naturale, avrebbe colpito solo paesi con la stessa temperatura della Cina. Invece, si diffonde in un paese come la Svizzera, allo stesso modo in cui si diffonde nelle aree desertiche. Mentre se fosse naturale si sarebbe diffuso in luoghi freddi, ma sarebbe morto in luoghi caldi. Ho fatto 40 anni di ricerca su animali e virus. *Non è naturale.* È prodotto e il virus è completamente artificiale. Lavoro da 4 anni nel laboratorio di Wuhan in Cina. Conosco bene tutto il personale di questo laboratorio. Li ho chiamati tutti dopo l’incidente di Corona. ma tutti i loro telefoni sono morti da 3 mesi. Ora si è capito che tutti questi tecnici di laboratorio sono morti.
    Sulla base di tutte le mie conoscenze e ricerche fino ad oggi, posso dirlo con la certezza al *100% che Corona non è naturale.* Non veniva dai pipistrelli. La Cina ce l’ha fatta. se quello che dico oggi si rivela falso ora o anche dopo la mia morte, il governo può ritirare il mio premio Nobel. *Ma la Cina sta mentendo e questa verità un giorno sarà rivelata a tutti.*

    Secondo cui “il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo” praticamente è diventato la versione scientifica del “Miocuggino” di Elio, quello che è amico di tutti, una volta ha chiamato degli scienziati e dopo sono morti ed ha pure lavorato nel “laboratorio di Wuhan”.

    Quello dove il vero Tasuku Honjo nega con tutte le sue forze di aver lavorato, dove abbiamo dimostrato mesi fa è impossibile sia saltato fuori un virus di quel tipo e dove gli ispettori dell’ONU recentemente tornati negano di aver trovato alcunché.

    Le argomentazioni per cui “il Premio Nobel Giapponese Tasuku Honjo ha detto che il Coronavirus è artificiale” (da leggersi tutto attaccato) riecheggiano “stranamente” (sarcasmo) quelle di ogni altro complottista del “virus artificiale” limitandosi ad asserire che, come in una partita a Plague Inc. venuta male, i virus colpiscono solo ambienti simili a quelli dove sono nati.

    In realtà se si chiama Pandemia esiste un motivo, e su WebMD troverete elencate tutte le ragioni per cui il problema di SARS-CoV-2 è sostanzialmente una contagiosità immonda ed un forte peso sulle strutture sociali che lo rende dannatamente bravo a fare quello che fa per vivere. Contagiare.

    La smentita del vero Tasuku Honjo

    Il vero Tasuku Honjo, che non ha mai lavorato in Giappone, è da Aprile 2020 che implora chi ha diffuso questa infamante bufala su di lui di smetterla

    A seguito del dolore, delle perdite economiche e della sofferenza globale senza precedenti causata dalla Pandemia da COVID19 sono fortemente addolorato per il fatto che il mio nome e quello dell’Università di Kyoto sono stati usati per diffondere falsità e disinformazioni.

    È un tempo assai difficile per noi, specie coloro che dedicano le loro carriere alla prima linea della ricerca scientifica, per lavorare insieme contro il nemico comune. Non possiamo rimandare di un solo momento il nostro impegno per salvare vite umane. In questo momento, in cui ogni nostra energia serve per curare i malati, fermare l’avanzata del dolore e pianificare la rinascita, diffondere falsità non confermate sulle origini della Pandemia è pericoloso e distrae.

    Questa Università si dedica al miglioramento della salute umana basandosi sulla coesistenza con l’ambiente naturale. È mio piacere e onore supportare tale obiettivo in toto. Cerchiamo di concentrarci sul massimo obiettivo per la nostra specie.

    La risposta della nostra specie?

    Snopes ha implorato tutti di smetterla con le bufale, Facta anche, e più volte.

    Ma siamo a Febbraio 2021, e la giostra continua… non ci sembra, sinceramente, corretto. Nei confronti del vero Tasuku Honjo, nei confronti della ricerca, nei confronti di coloro che hanno sofferto e soffrono per il COVID.

    I mali dell’”argomento di autorità”

    Sostanzialmente chi crea queste bufale lo fa rifacendosi a proprie teorie del complotto o costruzioni individuali, ma messe “in bocca” ad un famoso per un perverso senso di Ipse Dixit.

    “Se lo dice un uomo importante allora deve essere vero!”

    Pensa il cliccatore seriale e compulsivo. Ignorando che il mondo della scienza funziona in modo diverso, con ogni argomento buono quanto le prove che ne porti a sostegno.

    Ma non solo il mondo della scienza.

    Lì fuori, ad esempio, è pieno di gente che nonostante Gigi Sanna, cantante degli Istentales, non si sia prodotto in grossolane esternazioni xenofobe continuano da anni a ricondividere meme con la sua faccia che lo descrivono come un folle ed allucinato xenofobo impegnato in una sua personale crociata antislamica.

    E i suoi tentativi di liberarsi da questa macchia sono stati, negli anni, ulteriormente macchiati da gente volgare e cattiva che ha deciso di “Condividere perché conta il pensiero” se non rivolgergli ingiurie ed insolenze per non essere il volgare xenofobo iracondo descritto nel meme che hanno loro stessi condivisi.

    Giobbe Covatta, famoso comico, attore, scrittore e testimonial AMREF, combatte da anni con meme che gli attribuiscono affermazioni contrarie all’AMREF stessa ed a tutto quello che rappresenta, anche lui trovandosi nell’imbarazzante situazione di essere aggredito da chi lo vorrebbe mostro.

    Perché alla fine è questo che succede: il “nome famoso” che avete tirato nel mezzo per “rinforzare” le vostre idee è di qualcuno che a causa della vostra leggerezza soffre anche gravi conseguenze.

    Ma a voi, evidentemente, non importa.

  • “Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer” – Combo Infodemica

    “Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer” – Combo Infodemica

    Ci segnalano i nostri contatti un bizzarro post riassumibile con “Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer”

    "Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer"
    “Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer”

    Premessa inevitabile: è una Bufala.

    Un Voltron di Bufale come amiamo chiamarlo, anzi, in questo caso, una Bufala Combo.

    Chi ama giocare ai cabinati e ai “picchiaduro” da Sala Giochi saprà di che parliamo. Durante i giochi che simulano (a volte improbabili) combattimenti di arti marziali è sempre possibile col tasto giusto bloccare la mossa singola. Il calcio, il pugno, la palla di fuoco… quasi ogni mossa può essere fermata.

    Tranne le Combo: premendo una serie di tasti e continuando poi a inanellare mosse su mosse (spiegato banalmente) si può ottenere una combo. Una serie di mosse in sequenza, e più lunga è la sequenza più difficile è parare.

    Questa bufala più che una bufala Voltron, ovvero più bufale cucite assieme, è una Bufala combo. In poche righe vengono infilate in sequenza così tante bufale da rendere la ricezione confusa.

    Il pubblico di riferimento delle bufale applaudirà una grande scoperta complottistica, chi invece si ritrova a interagire con loro dovrà per forza di cose usare una lunga spiegazione che il bufalaro rigetterà perché un meme è sempre più veloce e rapido.

    Cosa spiegata brillantemente dal Fact Checker, Debunker e Opinionista Paolo Tutto Troppo

    “Il laboratorio di Wuhan è di proprietà della Glaxo che è di proprietà della Pfizer” – Combo Infodemica

    Basta avere un archivio storico grande come il nostro e capirlo.

    La combo inizia immediatamente dalla bufala più antica della Pandemia. Quella del laboratorio di Wuhan che ha creato il virus. Laboratorio di Wuhan attribuito a questa o quella “Big Pharma”, così, a caso.

    Abbiamo sostanzialmente un intero archivio di versioni di questa bufala che nessuno è mai riuscito a dimostrare.

    Dal punto di vista scientifico, la struttura stessa di SARS-CoV-2 è incompatibile con una genesi artificiale. Come spiegammo a suo tempo con un aiuto della Dottoressa Angela Rasmussen, che traducemmo,

    il codice genetico contiene caratteristiche incompatibili con la coltivazione in vitro, come il suo sito di scissione polibasico e i glicani O-linked nella spicola proteica. Inoltre hanno identificato delle caratteristiche inedite nei recettori DNA binding di S, la parte che si collega al recettore ACE2, che non è in grado di agganciarsi in modo ottimale al recettore ACE2 umano. Eppure simili caratteristiche sembrano collegarsi all’ACE2 umano molto bene.

    Perché qualcuno dovrebbe sobbarcarsi il problema di creare dei recettori completamente nuovi incrociando le dita perché funzionino anziché usare sequenze che già sono note e funzionanti? Questo suggerisce che siano nate naturalmente anziché essere state create o coltivate. Questi studi indicano con fermezza che il SARS-CoV-2 si è originato nei pipistrelli per evolversi naturalmente, negli umani direttamente o in un ospite intermedio, in modo da infettare efficacemente gli esseri umani.

    Unito alle caratteristiche intrinseche di un laboratorio “di livello 3”, dove le misure di sicurezza rendono il lavoro lento, faticoso e malagevole, il tutto porta ad una spiegazione metaforica che usammo per divulgare la cosa a chi non ha le competenze tecniche per capire quanto letto di cui sopra

    Creare SARS-CoV-2 in un laboratorio sarebbe come commissionare ad un laboratorio sperimentale di armi atomiche la costruzione di un revolver a sei colpi. Un revolver che si inceppa quattro colpi su sei, riesce a sparare un colpo su sei ma con la mira del tutto inefficiente e col sesto colpo ti fa saltare in aria la mano.

    Creare un’”arma biologica” reinventando la ruota con soluzioni goffe e ineleganti per un’arma, dal contagio elevatissimo (e quindi poco controllabile), la mortalità statisticamente bassa (elevata dunque solo sul grande numero) e senza avere alcun mezzo per controllarla è l’equivalente dello spendere miliardi per una pistola che ti spara in faccia.

    Sommando questo al fatto che la tesi del laboratorio segreto è stata smentita, dimostrando che non ci sono mai stati “laboratori di armi biologiche”, e chiunque abbia mai detto di averne prove ha fallito nel fornirne, ecco che la prima parte di questo sillogismo è andata oltre.

    Inoltre scopriamo come in tempi non sospetti il Laboratorio BSL-4 a Wuhan risulti un laboratorio Nazionale per la ricerca e il contrasto alle pandemie e facente capo al Wuhan Institute of Virology Chinese Academy of Sciences. Che ovviamente non è Glaxo o Pfizer.

    Istituto che ormai da lungo tempo si è brillantemente liberato di ogni accusa.

    E qui ricordiamo come dopo aver accusato per decenni una ricercatrice cinese di essere una Cassandra portatrice di sventure per aver parlato dei rischi del salto antropico ed aver studiato per decenni le malattie dei pipistrelli temendo il peggio e avvisandoci di trattare la materia col pericolo che si evidenziava, l’abbiamo accusata poco civilmente di aver “tirato la Gufata”.

    Ma andiamo oltre.

    Andiamo alla seconda parte del sillogismo. Per scoprire che Glaxo e Pfizer non hanno alcun rapporto azionario e di proprietà.

    Quello che ci va più vicino è una Joint Venture, un accordo per la diffusione di farmaci da banco, oltre quanto citato da Paolo Tutto Troppo, ovvero una ricerca congiunta sulle terapie per l’HIV.

    A meno che i nostri amici complottisti non vogliano spiegarci come cureremo il COVID19 con le vitamine Multicentrum, il sillogismo “Il laboratorio di Wuhan è proprietario della Glaxo che è di proprietà della Pfizer” si rivela un falso.

    Non solo Pfizer non ha la proprietà di Glaxo, ma è Glaxo (e non viceversa) che ha stipulato un accordo di condivisione di utili e perdite (quello che è una Joint Venture) per la diffusione di alcuni prodotti da banco, come vitamine e cerotti per il mal di schiena.

    Analisi del sillogismo

    Dal punto di vista logico, un sillogismo è un ragionamento composto da due premesse che arrivano ad una conclusione.

    Possiamo ora analizzarlo.

    Tesi: Il Laboratorio di Wuhan ha creato il SARS-CoV-2. Falso.

    Antitesi: Pfizer possiede Glaxo che possiede il Laboratorio. Falso perché se non esiste alcun laboratorio “che ha creato il virus” l’antitesi diventa un punto morto. E falso perché Pfizer non possiede Glaxo, ma Glaxo guida una Joint Venture per la diffusione di farmaci da banco. E falso, infine, perché ovviamente il Wuhan Institute of Virology Chinese Academy of Sciences non è Glaxo né la Pfizer.

    Sintesi: Falso.

    E possiamo chiuderla così.

     

  • Ex capo dell’intelligence GB sostiene che il COVID-19 sia stato creato in laboratorio, ma lo studio non è stato pubblicato

    Ex capo dell’intelligence GB sostiene che il COVID-19 sia stato creato in laboratorio, ma lo studio non è stato pubblicato

    Secondo un titolo pubblicato da TGCOM24 oggi, 4 giugno 2020, un ex capo dell’intelligence GB sostiene che il COVID-19 sia stato creato in laboratorio. Stiamo parlando di sir Richard Dearlove il quale, come riporta la fonte Mediaset, cita uno studio condotto da un team inglese-norvegese che dimostrerebbe la presenza di alcuni elementi chiave inseriti artificialmente all’interno della sequenza genetica del virus.

    Lo studio non è ancora stato pubblicato

    TGCOM24 riporta che secondo Dearlove il virus sarebbe uscito dai laboratori di Wuhan mentre si conducevano esperimenti segreti. Dearlove non fornisce delle prove, bensì si basa su uno studio condotto da scienziati britannici in collaborazione con un team norvegese. Si tratterebbe di una ricerca peer-review (qui il significato) prodotta da accademici del St. George’s Hospital dell’Università di Londra in collaborazione con virologi norvegesi.

    Lo studio, oltre a ipotizzare la natura artificiale del virus, dimostrerebbe l’inutilità del vaccino. C’è da sottolineare che la ricerca non è ancora stata pubblicata e per questo il documento è stato revisionato più volte. Uno dei firmatari – scrive sempre TGCOM24 – avrebbe chiesto di eliminare il suo nome della ricerca per tutelare la propria credibilità.

    Lo studio rifiutato dalle riviste scientifiche

    Come scrive Il Riformista, Richard Dearlove è convinto che nel laboratorio di Wuhan si stessero conducendo esperimenti sui pipistrelli, e queste dichiarazioni sono state raccolte da un’intervista che Il Telegraph ha riportato con l’ex capo dell’intelligence britannica.

    L’Independent, a tal proposito, sottolinea che lo studio citato da Dearlove è stato rifiutato dalle principali riviste scientifiche in quanto il virus verrebbe chiamato “Wuhan virus” e per via del nome scelto e degli studi che accusano la Cina di creare virus il tutto si potrebbe tradurre in uno scontro politico.

    Perché acchiappaclick?

    TGCOM24 ha pubblicato un articolo che dà quasi per certe le affermazioni di Richard Dearlove, ma nel testo precisa che lo studio cui l’ex capo dell’intelligence britannica non è ancora stato pubblicato e l’intero articolo si presenta con un taglio dubitativo. Parliamo di acchiappaclick, quindi, perché non esiste alcuna teoria a supporto di quanto sospettato (sì, Dearlove sospetta soltanto) dall’ex capo dell’intelligence e lo studio cui quest’ultimo fa riferimento è stato rifiutato dalle principali riviste scientifiche.