La campagna di bullismo mediatico contro Athika Ahmed (che non lavora per il governo) arriva anche in Italia
Ci segnalano i nostri contatti che purtroppo è apparsa anche in Italia la campagna di bullismo mediatico contro Athika Ahmed, gallese, studentessa di medicina, volontaria per un servizio universitario aperto a giovani di età tra i 13 e i 25 anni che parlano ai giovani di tematiche relative alla salute.

La campagna di bullismo mediatico contro Athika Ahmed (che non lavora per il governo) arriva anche in Italia
La campagna, aperta in madrepatria da troll online e persone legate alla destra conservatrice vede la Ahmed come una “impiegata del ministero” se non direttamente un ministro, e si profonde in post e commenti dove la stessa viene resa oggetto di ogni genere di attenzione.
La campagna di bullismo mediatico contro Athika Ahmed (che non lavora per il governo) arriva anche in Italia
La Ahmed, nel suo ruolo di volontaria: enfasi, volontaria ha promosso infatti l’insegnamento della medicina ostetrica e dei problemi femminili, dall’endometriosi alla menopausa precoce, tra i giovani e tra le minoranze con limitato accesso a risorse culturali ed economiche.

Per questo è stata presa di mira, e con ferocia, dai fautori della teoria complottista del doppio binario, teoria alla base di molteplici bufale che prevede una narrativa per cui i governi occidentali avrebbero un trattamento di favore per minoranze e immigrati mentre i “veri cittadini bianchi” urlano al fallo lamentando (inesistenti, dato comprovato) umiliazioni e punizioni feroci ammanite dal loro governo in quanto bianchi.
Quello che è vero è il bullismo patito dalla volontaria, che in madrepatria è stata sottoposta a deepfake dove mangia hamburger e sventola bandiere palestinesi e gettata in pasto ai commentatori complottisti, venendo difesa da personalità come il conduttore britannico James May e l’ex politico Edwina Currie.

Commenti che spesso abbandonano l’islamofobia per arrivare nell’aperta misoginia, come da noi.
Cosa altro possiamo dire, se non criticare severamente questi insulti che non sono libertà di parola?
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