L’epica battaglia dei Josh: uno scherzo a fin di bene

di Shadow Ranger |

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L’epica battaglia dei Josh: uno scherzo a fin di bene Bufale.net

L’epica battaglia dei Josh fu uno scherzo, ma che al contrario di molti “meme ascesi” (scherzi diventati bufale) è invece diventato qualcosa di buono. Nasce tutto dallo scherzo di uno studente dell’Arizona di nome Josh Swain, che, come molti, si annoiava durante il Lockdown pandemico.

L'epica battaglia dei Josh: uno scherzo a fin di bene

L’epica battaglia dei Josh: uno scherzo a fin di bene

E anziché dedicarsi alla produzione seriale di bufale si trovò un simpatico hobbby: importunare Josh a caso sui Social.

Aprì un gruppo di messaggi su Facebook Messenger invitando Josh a caso per sfidarli a comparire in coordinate a caso nel Nebraska e combattere per il diritto a chiamarsi Josh.

Alcuni si staccarono dal gruppo stizziti. Altri restarono.

L’epica battaglia dei Josh: uno scherzo a fin di bene

Il gruppo fu creato il 24 Aprile del 2020: Josh Swain decise di screenshottare la sua creazione e diffonderla su Twitter, dando ai partecipanti un anno di tempo per la sfida della vita.

Josh, come detto, si annoiava ed essendo in piena Pandemia non era neppure certo avrebbe mai visto nella vita gli altri Josh si sarebbero presentati, e il proprietario dell’immobile scelto a caso non voleva saperne niente della cosa.

Un anno dopo una cinquantina di Josh in costume finirono davvero all’Air Park in Nebraska, parco vicino al luogo indicato, e cominciarono una sorta di triathlon dei Josh.

Il post da cui tutto ebbe inizio

Il post da cui tutto ebbe inizio

La prima disciplina fu una gara di carta-forbice-sasso tra i Josh Swain, vinta dal Josh titolare della sfida, quello dello scherzo.

La seconda disciplina fu una sfida cappa e spada con galleggianti da piscina al posto delle spade aperta a tutti i Josh a prescindere dal cognome e la terza una rissa di galleggianti aperta a chiunque, a qualsiasi titolo ed a qualsiasi nome, potesse procurarsi in qualsiasi modo un idoneo galleggiante.

Fu incornato un vincitore: il “Piccolo Josh”, paziente pediatrico di cinque anni sofferente di attacchi epilettici sin dall’età di due anni, che ricevette “I festeggiamenti più grandi della sua vita”, una coroncina di cartone presa dal Burger King più vicino, una cintura da campione di Wrestling di plastica e il titolo di Josh Supremo.

Titolo cerimoniale, ma che comportò una ricca donazione di 14.355 dollari (al cambio quasi 12mila euro) all’ospedale pediatrico del Nebraska in cui il piccolo era in cura, periodicamente rinnovata da altri Josh di buona volontà a suo nome come il Josh di Josh Cellars, ditta di imbottigliamento e produzione vini.

Ci fu una battaglia dei Josh anche l’anno dopo: Josh Swain avrebbe voluto continuare ogni anno per aiutare i bambini malati, ma non riuscì ad avere una terza edizione della disfida.

Sfida, ricordiamo, nata dalla noia pandemica.

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