Tag: Luciana Lamorgese

  • No, il marito di Luciana Lamorgese non è africano e la foto del figlio è falsa

    No, il marito di Luciana Lamorgese non è africano e la foto del figlio è falsa

    Da diversi mesi i mendicanti del web (scopri cosa sono) sono ossessionati dall’identità del marito di Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno nel governo Conte Bis e tra i bersagli più quotati dagli odiatori seriali. Secondo i condivisori compulsivi il marito della Lamorgese sarebbe un africano (marocchino, per i più precisi e “informati”) e suo figlio speculerebbe sull’accoglienza dei migranti.

    Lamorgese: marito africano 2 figli che hanno strutture pro emigranti adesso capiamo tutto

    Tutto falso, ed è la quarta volta che ce ne occupiamo

    In ben due articoli precedenti (ecco il primo, ecco il secondo) facevamo presente che Luciana Lamorgese è stata più volte oggetto di attacco indiretto da parte di un uomo che si dice avvocato. Il sedicente legale aveva condiviso una serie di post al vetriolo contro la ministra nella quale scriveva: “sembrerebbe coniugata con un cittadino africano” ammettendo di non avere prove ma rendendosi appetibile per i condivisori compulsivi.

    Nelle continue riprese dell’argomento l’avvocato lamentava una mancata risposta dalla diretta interessata, fino ad ammettere di aver preso un granchio. Perché? Se sul sito del Ministero dell’Interno la scheda della Lamorgese la descrive come coniugata e con due figli, dei suoi famigliari non era nota l’identità nemmeno alle riviste di gossip più accreditate.

    Il marito di Luciana Lamorgese è un infettivologo italiano

    Oggi il meme sul marito della Lamorgese gira ancora e con una certa dose di violenza sessista – che non riporteremo – ma finalmente sul web sono spuntati alcuni dati in termini di informazione locale. Etruria News Tuscia Up (quest’ultima addirittura lo scriveva nel 2019) riportano l’identità del marito di Luciana Lamorgese.

    Si tratta di Orlando Armignacco, infettivologo e direttore del reparto Malattie Infettive di Belcolle (Viterbo). Dell’identità del marito della ministra aveva parlato anche Gente in un articolo del settembre 2019. Dunque si può dire di no: il marito di Luciana Lamorgese non è africano, è italiano ed è nato a Potenza, come sua moglie.

    “Il figlio lucra sull’accoglienza!”

    Chi sa lo dimostri, perché in primo luogo bisogna specificare quale figlio in quanto la ministra ha ben 2 figli di cui non si conoscono età né lavoro. Piuttosto le falsità su uno dei figli sono nate con la comparsa di una foto sui social:

    Ma lo sapevate che il figlio della Lamorgese gestisce un centro d’accoglienza? Adesso lo sapete.

    No, non esistono notizie e nemmeno chi pubblicava il post poteva sapere. La parte divertente del post, inoltre, è che le due persone nella foto sono (da sinistra) Federico PastorelloRomelu Lukaku. Il primo è un procuratore sportivo, il secondo è l’attaccante dell’Inter. Nel primo paragrafo abbiamo detto che “è la quarta volta che ce ne occupiamo” in quanto sulla bufala del figlio della Lamorgese avevamo pubblicato un articolo dedicato. La stessa foto di Pastorello e Lukaku si trova in tante fonti a tema sportivo.

    Parliamo di bufala, quindi, perché il marito di Luciana Lamorgese non è africano ma è un italiano nato a Potenza e, ancora, perché non si hanno notizie sul lavoro del figlio della ministra, che viene spacciato per Federico Pastorello.

  • “Luciana Lamorgese sposata con un africano, il figlio lucra sull’accoglienza”, ma l’autore ammette di non avere prove

    “Luciana Lamorgese sposata con un africano, il figlio lucra sull’accoglienza”, ma l’autore ammette di non avere prove

    Sta prendendo piede un post che interessa Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, che si presenta come una lettera firmata da un avvocato e focalizzata sulla sua vita privata. L’avvocato che firma il post sostiene che la Lamorgese sarebbe sposata con un africano e che uno dei due figli sarebbe impegnato nell’accoglienza dei clandestini.

    Orbene, ho sempre chiamato il personaggio in questione come “Signorina Luciana Lamorgese” che, essendo del 1953, ritenevo una attempata zitellona. Non è così e apprendo che la medesima sembrerebbe coniugata con un cittadino africano del quale nulla si sa e nulla si deve sapere. Perché? Cosa non si deve sapere? La Ministro inventata sembrerebbe avere due figli ma nulla è dato sapere anche a proposito di tali due rampolli.
    Gira sul web la notizia che uno di tali due rampolli si occupi di accoglienza dei clandestini, a scopo di lucro. Spero fermamente che non sia così, ma la Signora Lucia Lamorgese ha il dovere di dare tutti i chiarimenti necessari poiché se la cosa corrisponde al vero, ci si troverebbe non tanto dinanzi ad un conflitto di interessi grande quanto il Colosseo, ma suppositivamente anche in presenza di interesse privato in atti dell’Ufficio. E se la notizia corrisponde al vero, la Signora Luciana Lamorgese dovrebbe correre a nascondersi nel più oscuro sottoscala nella sua città natale di Potenza. Vediamo ora se codesto soggettone avvertirà il dovere e avrà il coraggio di dare pubblici chiarimenti.

    “Non so se sia vero, ma… “

    La strategia utilizzata dall’avvocato al quale attribuiscono il post è quella della notizia non certa ma lanciata in rete per indignare. Pur nella formula dubitativa l’avvocato che firma il post – di cui non riporteremo il nome – si scaglia contro la Lamorgese sulla base di fonti presenti sul web ma non meglio precisate.

    Bisogna considerare che della vita privata di Luciana Lamorgese non esistono notizie dettagliate. La sua scheda sul sito del Ministero dell’Interno la riporta come coniugata e con due figli. Anche le testate di gossip sottolineano che della vita privata di Luciana Lamorgese non si sappia granché. L’attuale ministro dell’Interno, infatti, non ha profili social: le ricerche su Facebook, Twitter e Instagram non portano risultati.

    Una rettifica maldestra

    In un secondo post lo stesso avvocato scrive:

    Una amica mi comunica che il marito della Lamorgese è un signore di V. (pare), O. A.. Spero che la notizia corrisponda al vero. Me lo auguro. Ora attendiamo notizie relative alla attività svolta dai figli.

    Ancora una volta l’autore non ha certezza di quel che scrive ma continua ad accanirsi sulla vita privata del ministro dell’Interno. Con i suoi post insiste affinché la Lamorgese risponda alle sue provocazioni. Dopo una lunga attesa, l’avvocato ci aggiorna sul carteggio monodirezionale tra lui e il ministro:

    In un mio post dello scorso aprile (se ricordo bene) chiedevo alla fortunosa Ministro Luciana Lamorgese se il marito avesse cittadinanza extracomunitaria e se fosse vero che i figli (uno o tutti) si occupassero di accoglienza di clandestini.
    Non ho mai avuto alcuna risposta.
    Una cortese amica mi informò che il marito è cittadino italiano, virologo in pensione presso l’ospedale di V.
    Con mio successivo post detti atto di questo, ma non ho mai ricevuto risposta né dalla predetta Signora e né da altri di cosa si occupino i figli.
    Torno a rivolgere la domanda alla ineffabile Luciana Lamorgese, precisandola nel senso di sapere se per caso i figli non si trovino in qualche Stato africano a dare aiuto e assistenza a chi là davvero muore, e muore di fame come ci fanno vedere le foto agghiaccianti di bambini scheletriti in braccio a madri altrettanto scheletrite.
    Non so se questa donna crede in Dio o meno, ma sono certo a un Dio dovrà rispondere di quello che fa in complicità con i suoi sodali Giuseppe Conte e Roberto Speranza, consentendo l’ingresso indiscriminato di clandestini finti naufraghi affetti da Covid e con questo rendendosi responsabili tutti e tre di provocare consapevolmente il ritorno del contagio in Italia.
    Per questo unitamente all’Avvocato A. L. li ho denunciati.
    Se la donna in questione non vuole rispondere a me o se ne frega di Dio, dovrà rispondere al PM Dott. G. e al Tribunale dei Ministri.

    La notizia resta senza fonti

    Come al principio, l’autore dei vari post dimostra di non sapere e per questo insiste nel chiedere un intervento della diretta interessata. I suoi post, in ogni caso, vengono condivisi seppur i contenuti non presentino riscontri ufficiali: la vita privata di Luciana Lamorgese non è nota, se non nella misura di coniugata e madre di due figli.

  • Immigrazione: al Viminale invitate le ONG per trattative

    Immigrazione: al Viminale invitate le ONG per trattative

    Verissima la notizia, che risale al 25 ottobre. Luciana Lamorgese, ministra dell’interno, ha convocato al Viminale le ONG Medici Senza Frontiere, Mediterranea saving humans, Open Arms, Pilotes Volontaires, Sea Eye, Sea Watch e Sos Méditerranée. Un traguardo, l’ha definito la portavoce di Mediterranea Alessandra Sciurba, essere passati dall’essere considerati nemici della patria a interlocutori. Ma lo scoppio ritardato del web non si è fatto attendere. Ovviamente l’incontro tra il Viminale e le ONG è diventato immediatamente un complotto ai danni della razza italica, come si evince dalla didascalia dell’articolo condiviso da un sostenitore leghista:

    Stenderemo il solito tendone di misericordia sull’ortografia degli indignati. Lo stenderemo anche sull’incapacità di leggere un articolo. Ci sono una serie di trattati di cui bisognava discutere durante l’incontro al Viminale del 25 ottobre. Come riporta l’Internazionale, l’intenzione del meeting era di discutere il ruolo delle ONG come centro di gravità dei numerosi barchini. Definire le varie Ocean Viking pull factor significa considerarle punto di attrazione, tanto da spingere i numerosi profughi a imbarcarsi con quel tanto che basta di autosufficienza per raggiungere le acque internazionali.

    La ministra Luciana Lamorgese ha incontrato le ONG per discutere sulla loro capacità di pull factor

    Studi riportano l’insostenibilità della tesi. La presenza delle ONG sulla rotta per le acque internazionali non è causa dell’aumento del traffico di gommoni e barchini. Da un lato le ONG chiedono agli stati della Comunità Europea di poter svolgere la loro missione umanitaria. Chiedono che si svolgano velocemente le operazioni di assegnazione dei porti e che non si considerino le forze dell’ordine libiche affidabili per la salvezza degli immigrati. Le richieste del Viminale, ma anche quelle dell’Unione Europea, vanno in tutt’altra direzione. Si tratta di rivedere il codice di condotta delle ONG.

    «Il codice di condotta imposto alle ong nell’estate del 2017, era un regolamento di tipo amministrativo, firmato dalla maggior parte delle ong attive in quel momento. Il codice vietava […] alle navi umanitarie di entrare nelle acque territoriali libiche, di spegnere i transponder delle navi, di fare segnali luminosi e di fare trasbordi. Gli operatori umanitari giudicarono la maggior parte di quelle norme inutili, perché già previste dalle normative marittime internazionali […]». 

    L’altro timore espresso dalle ONG è che l’opinione pubblica vada a considerare fuorilegge il loro operato

    «Nella bozza di accordo di Malta […] è stata inglobata una parte delle regole del codice di condotta italiano del 2017. Questo elemento confermerebbe la volontà dell’attuale ministero dell’interno italiano di imporre un nuovo codice di condotta alle ong, in una situazione che però è radicalmente cambiata […]. La Libia nel 2018 ha proclamato l’istituzione di una propria zona di ricerca e soccorso (Sar), che gli è stata concessa dalle autorità marittime internazionali. Nella bozza dell’accordo di Malta infatti si chiede alle ong di non interferire con l’attività della cosiddetta guardia costiera libica».

    Dunque, ha senso inveire contro la ministra dell’Interno che sta cercando di rendere più chiaro dal punto di vista procedurale la migrazione, che di per sé è un evento naturale nella sociologia umana? No, non ha senso. Con buona pace di chi millanta una sostituzione etnica, il Parlamento Europeo ha bocciato la proposta di legge che prevede un ruolo chiaro delle ONG nel salvataggio dei migranti in mare. Leggere per capire prima di urlare. Sempre.