X-Men della Konami: un gioco tratto da una serie animata che nessuno voleva

Uno dei più amati successi videoludici legati al franchise degli X-Men, gli eroi mutanti creati dalla Marvel “Che lottano per un mondo che li discrimina” è nato da una serie fallimentare.

X-Men della Konami: un gioco tratto da una serie animata che nessuno voleva
X-Men della Konami: un gioco tratto da una serie animata che nessuno voleva

Ma andiamo con ordine e partiamo dalle varie sorgenti di ispirazione.

I giochi precedenti

X-Men della Konami è il primo gioco arcade che parla dei personaggi Marvel.

Precedentemente avevamo solo avuto capitoli per console, home computer e PC, come The Uncanny X-Men (“Gli Insuperabili X-Men”, torneremo sulla traduzione proposta a breve) per NES/Famicom del 1989, Madness in Murderworld dello stesso anno per PC, Commodore 64 (e quindi 128) e Amiga 500, distribuito con un fumetto, e The Fall of the Mutants l’anno dopo.

Scena del fumetto tratto da Madness in Murderworld
Scena del fumetto tratto da Madness in Murderworld

In quei tempi era tutto invertito rispetto ad esso: come dimostra Cadillacs and Dinosaurs di cui abbiamo parlato, era facilissimo avere un successo Arcade mai arrivato nel mercato domestico, ma un gioco nato solo per il mercato domestico sarebbe stato difficilmente consacrato.

Il vero debutto della saga si ebbe quindi ufficialmente solo nel 1992, col gioco Konami per Sala Giochi degli X-Men.

Che però fu basato, come gli altri tre, su una line-up assai particolare dei personaggi tratta da una sorgente assai particolare.

Dai “Giant Size X-Men” all'”Audacia degli X-Men”

Gli X-Men nascono ufficialmente nel 1963 come parto della mente di Jack Kirby e Stan Lee. Nonostante questo saltarono letteralmente tre generazioni di videogames prima di arrivare su cartuccia e sala giochi.

Nelle origini disegnate da Kirby un gruppo di cinque adolescenti, metafora di ogni adolescente discriminato nel mondo e di ogni adolescente che non ha chiaro quale sarà il suo posto nella vita e cade vittima di adulti che non lo capiscono, a differenza di altri eroi della casa come i Fantastici Quattro e Spider-Man non ricevono i loro poteri, ma ci nascono.

Essendo cinque ragazzini non hanno idea di cosa farsene, e così finiscono nell’Accademia Xavier per l’insegnamento ai giovani dotati (pedestre traduzione di “Gifted Youngster”), dove in un miscuglio tra una commedia adolescenziale e una storia di azione un tizio misterioso noto per essere il più potente telepate del mondo, calvo e sulla sedia a rotelle raduna cinque giovinetti come Scott Summers, ovvero Ciclope, ragazzo dal potere di emettere raggi di energia cinetica dagli occhi ma che deve usare un visore per controllarli (da cui “Ciclope”, dato che nella sua identità civile indossa occhiali da sole di quarzo rubino e nella sua vita da eroe un visore a lama), Jean Grey, telecineta e (successivamente) telepate col potenziale di superare Xavier e (successivamente) incarnazione della Phoenix Force, l’istinto cosmico di evolversi e portare la vita, Hank “Bestia” McCoy, un simpatico nerd dalle mani e pieni ipetrofici da scimmione (diventato poi un essere simile ad uno scimmione ibridato con un felino), intelligente ma anche fortissimo e con la mentalità del buffone che nasconde il dolore per essere discriminato, Bobby “Iceman” Drake, ragazzo dal potere di controllare il ghiaccio e Warren “Angelo” Worthington III, rampollo di nobile famiglia con due potenti ali di angelo che gli consentono di volare e, più avanti, il potere di guarire il prossimo.

Debutto di Magneto e degli X-Men
Debutto di Magneto e degli X-Men

Xavier educa i cinque a combattere la sua nemesi, Eric “Magneto” Lensheer (aka Max Eisenhardt, aka Erik Magnus), sopravvissuto ai Campi di Sterminio Nazisti che si è convinto che come il Terzo Reich discriminava gli ebrei come lui gli esseri umani discrimineranno i Mutanti e decide quindi di creare una sua “Confraternita di Mutanti Malvagi”, un gruppo di terroristi da mandare a uccidere gli esseri umani normali e seminare caos e confusione, come Mastermind, in grado di creare potenti illusioni, Toad, grottesco essere dalla lingua prensile e l’indole vigliacca, e i suoi figli Wanda e Pietro, che però tradiranno il padre diventando gli eroi Scarlet Witch e Quicksilver, ma anche il Senatore Trask ed altri umani che, ulteriormente incattiviti dalle azioni terroristiche di Magneto, decidono per una escalation del loro sentimento anti-Mutante che passa dal tentativo di passare leggi repressive e razziste contro l’homo superior accusato di voler cospirare per opprimere l’homo sapiens sapiens al costruire le Sentinelle, enormi e possenti robot programmati per cercare e uccidere i mutanti di qualsiasi età e qualsiasi orientamento.

Le Sentinelle, nemici degi X-Men
Le Sentinelle, nemici degi X-Men

Ovviamente a questo punto della storia Xavier era una incarnazione del sentimento di convivenza di Martin Luther King e Magneto una versione incattivita delle Pantere Nere di Malcolm X (plot device confermato dal fatto che Magneto non userà quasi mai il suo vero nome, Erik, confesserà di averlo cambiato più volte e considererà i suoi nomi umani un “deadname” rispetto al suo vero nome mutante, “Magneto, Signore del Magnetismo”), avendo deciso di combinare le sue esperienze doppie di sopravvissuto alla Shoah e leader Mutante in una personalità bellicista e guerrafondaia.

Questo finché non si arriva a Giant-Size X-Men del 1975, quando Marvel decide che è il momento di inserire nuovi personaggi dopo dodici anni.

Gli X-Men sono stati tra i primi personaggi a cui infatti la Marvel ha consentito di crescere negli anni, e ai tempi di Giant Size erano già giovani adulti e non ragazzetti con le turbe emotive per le gambe di Jean Grey.

Len Wein crea così una storia medias in res per presentare un nuovo cast di personaggi, alcuni raccolti da storie brevi apparse in altre testate, alcuni creati apposta per dar senso alla nuova storia.

I cinque X-Men originali vengono catturati dall’Isola Senziente (e Mutante) di Krakoa, così Xavier assembla in fretta e furia un nuovo team, comprendente una serie di personaggi tutt’ora noti al grande pubblico.

Così Xavier convoca Logan Howlett, ovvero Wolverine, mutante dal potere della rigenerazione apparso come avversario di Hulk, Ororo “Tempesta” Munroe, dal potere di evocare il potere del vento e della pioggia, il russo (eravamo già ai primi tentativi di distensione e disgelo) Piotr “Colosso” Rasputin, dal potere di diventare un essere di metallo organico, Shiro “Sunfire” Yoshida, Giapponese dal potere di volare ed emettere radiazioni simili a quelle del Sole, John “Proudstar” Thunderbird, nativo Americano dai sensi sviluppati e la capacità di scovare ogni traccia e Sean “Banshee” Cassidy, mutante Irlandese dal potere di emettere un urlo potentissimo (e inizialmente concepito come una donna malvagia, ruolo parzialmente ereditato dalla figlia, eroina come lei dagli identici poteri e l’aspetto sospettosamente simile ad una versione femminile e più attraente del padre…).

Gli All-New X-Men
Gli All-New X-Men

Gli All New, all Different X-Men (Completamente nuovi, completamente differenti) assolsero allo scopo di creare un cast diversificato e cosmopolita (in un’epoca in cui se un nerd avesse urlato al woke sarebbe stato giustamente deriso), e alla fine della missione di salvataggio si unirono al cast principale creando alcuni dei personaggi tra i più amati, come il favorito dei fan Wolverine con la sua rivalità con lo storico leader Ciclope.

Da notare che i personaggi all’epoca erano new entry: Wolverine era a esempio un misterioso mutante col fattore di rigenerazione e artigli che potevano o non potevano essere parte dei suoi guanti (e questo giustifica, come vedremo, l’accento australiano che gli venne dato nei doppiaggi successivi al posto della roca parlata canadese cui siamo abituati) che John Byrne pensava di rivelare essere non un vero mutante, ma un vero e proprio ghiottone (nome comune dell’animale come Wolverine) mutato in essere umano e mandato a far comunella coi mutanti umani.

New entry ma una ventata di freschezza: il nuovo cast restò in piedi molto a lungo, nel 1980 Marvel decise di costringere Claremont, allora scrittore principale della testata, a tornare a raffigurare un ambiente scolastico.

Il cast della serie più fortunata, gli Insuperabili X-Men, disegnati come nel revival moderno
Il cast della serie più fortunata, gli Insuperabili X-Men, disegnati come nel revival moderno

Si decide di creare Kitty Pryde, tredicenne americana di origini ebraiche (cosa che creerà tensione con Magneto, che trovandosi in una delle prime missioni con la nuova lineup degli X-Men a rischiare di uccidere una ragazzina ebrea, comincerà a credere di essere diventato il male che voleva combattere), dal potere di diventare intangibile e senza peso, sbatterla in una nuova iterazione dell’Accademia Xavier per i Super-dotati e farla diventare la “mascotte ragazzina” di un gruppo di eroi ormai invariabilmente adulti, nonché un altro personaggio attualmente tra i favoriti, Emma Frost la Regina Bianca, attualmente una antieroina dal forte istinto materno, spocchiosa e viziatella ma al fianco degli X-Men col potere della telepatia e di poter diventare una donna fatta di diamante ma all’epoca una terrorista a capo di una accademia uguale ed opposta a quella di Xavier, ma per futuri terroristi, che voleva “iscrivere ai terroristi” la giovane Kitty e per questo veniva sconfitta dal gruppo di Xavier e fuggiva dandosi per morta.

Tale set di storie restò dormiente fino al 1989: una serie di astronomiche coincidenze fece in modo che Marvel Entertainment Group si ritrovasse con qualche soldo in più (avevano chiuso la serie animata tratta da Robocop) e l’occasione per completare l’allora universo animato cominciato coi Fantastici Quattro del 1978 e proseguito con  L’Uomo Ragno e i suoi Fantastici Amici,  l’Uomo Ragno, la Donna Ragno e Hulk.

Primo incontro tra Emma Frost e Kitty Pryde
Primo incontro tra Emma Frost e Kitty Pryde

Avevano i soldi (pochi, vedremo, ma sufficienti) e la possibilità di coinvolgere Toei nel progetto: decisero di animare una versione semplificata dell’arco narrativo di Kitty Pryde chiamato “Pryde of the X-Men” (in Italiano fu tradotto con “L’Audacia degli X-Men” cancellando tutto il senso narrativo).

Nella nuova versione, narrata da Stan Lee, Kitty è sostanzialmente una ragazzina che tiene un diario ed è la vittima degli eventi, rapita dai “Mutanti Malvagi” di Magneto ed Emma Frost, alleati “Così, de botto e senza senso” perché una serie di eventi l’hanno resa custode di un circuito di Cerebro, la macchina che Xavier usa per scoprire nuovi mutanti, da usare in un piano malefico per bombardare la Terra di asteroidi (!!) così una nuova era glaciale ucciderà tutti gli umani lasciando trionfare Magneto.

Qui l’ironia si spreca, ma andiamo avanti col plot in cui Kitty Pryde viene sostanzialmente criticata tutto il tempo da un Wolverine dall’accento insolitamente australiano per un canadese perché a suo dire è solo una stupida ragazzina spaventata da mutanti buoni come Nightcrawler (mutante dall’aspetto di un diavoletto, che in realtà di mestiere fa il prete, si teleporta ed è eroico) buona solo a farsi rapire da Emma Frost e Magneto che sono malvagi.

Lineup di Pryde of the X-Men
Lineup di Pryde of the X-Men

Tutto è bene quello che finisce bene, i nostri eroi fermano Magneto, distruggono il suo satellite spaziale lasciando Emma Frost e Magneto con un palmo di naso e Wolverine decide che Kitty Pryde non è ancora pronta a divenire eroina, ma se arriva viva all’adolescenza lo sarà.

Il pilot floppò tantissimo, Marvel finì i soldi, chiuse il suo universo animato e fino agli Insuperabili X-Men del 1992 nessuno volle più parlare di fare una serie animata degli X-Men.

Peraltro il 1992 ebbe una ulteriore “Lineup diversa” con i cinque eroi base a cui si unirono Wolverine, Tempesta, Morph (per poi morire nel primo episodio e tornare nel finale e nella serie revival X-Men ’97) e, al posto di Kitty Pryde, nel ruolo dell’adolescente in pericolo l’americano-asiatica Jubilee (letteralmente il suo nome abbreviato, “Jubilation Lee”) col potere di evocare lampi e piccole esplosioni simili a fuochi di artificio.

Lo Spider-Man di cui parliamo era questo
Lo Spider-Man di cui parliamo era questo

Torniamo ora al pilot floppato: tutti i giochi che abbiamo citato usarono la line-up de “L’Audacia degli X-Men”, che a sua volta usava parte degli All-New più Kitty Pryde, Nightcrawler e Dazzler, cantante pop dal potere di scatenare buffi effetti luminosi con la sua bella voce da sopranina.

Arrivano i videogames

Tutto questo serve a spiegare perché nei tre citati videogames la lineup dei personaggi giocabili non coincide con quella dei fumetti e perché ci sono alcune stranezze, come il citato Wolverine che parla con accento australiano, Magneto ed Emma Frost improbabili alleati e la presenza di Dazzler e Nightcrawler.

Dopo i due non troppo riusciti capitoli di Paragon, fu il turno di Konami.

Mentre Paragon aveva creato storie originali, ma col cast de “L’Audacia degli X-Men”, Konami decise che avrebbe semplicemente, e nel modo più chiassoso possibile, aggiunto il maggior numero di villain alla storia.

Così, se nella seconda parte del plot Magneto rapisce il Professor X e Kitty Pryde costringendo gli eroi ad andare sull’Asteroide M per menarlo, nella prima parte Magneto nel suo piano per “Portare sterminio alla razza umana” decide di scagliare contro gli X-Men (nella loro formazione Ciclope-Wolverine-Colosso-Dazzler-Nightcrawler-Tempesta) una serie improbabile di villain scelti in base al criterio “più gente entra, più bestie si vedono”, comprese le Sentinelle, i Reavers (un gruppo di terroristi anti-mutanti, il che rende Magneto l’equivalente di un uomo di colore che manda il KKK a combattere i suoi nemici, oppure di se stesso che decide di fare comunella coi neonazisti per mandarli a menare Wolverine…), coccodrilli mutanti, due formazioni diverse dei Mutanti Malvagi negli anni ed Emma Frost.

Magneto con Emma Frost: che comunque era più vestita così di come va in giro ora
Magneto con Emma Frost: che comunque era più vestita così di come va in giro ora

Il tutto con una scena in puro Engrish in cui Magneto annuncia ai suoi nemici che è ora di Welcome to die!” e che nessuno potrà mai sconfiggere Magneto, master of magnet! (hahahahahaha!)”

Nonostante la trama ottenuta imbastardendo la storia peggiore mai scritta degli X-Men nella storia, nonostante l’engrish gratuito, nonostante involontarie perle come Magneto che decide di allearsi con un esercito di robot progammati per difendere la razza umana sterminando i mutanti e un esercito di cyborg nazisti che discriminano i mutanti allo scopo di distruggere la razza umana, una serie di fattori resero quello che avrebbe potuto essere una pila fumante di sterco un capolavoro.

Cosa rese X-Men un capolavoro

Partiamo dal fatto che nessuno aveva visto in quasi trent’anni gli X-Men in una sala giochi. E partiamo dal fatto che Konami non era una ditta di sprovveduti.

Esistevano due cabinati diversi di X-Men: tutti e due avevano i controlli Sanwa a tre bottoni, leva del joystick ad otto direzioni, tasto salto, tasto attacco, e terzo tasto per attivare il potere mutante, diverso per ogni personaggio. Il potere mutante veniva caricato raccogliendo appositi powerup, fino ad un massimo di tre, oppure usando direttamente la barra della salute (la versione Giapponese dà priorità ai power up, rendendo la funzione più facile da usare), col rischio quindi di uccidersi da soli usando le abilità mutanti con troppa liberalità.

Un po' come vedere un uomo di colore a capo del KKK, o un sopravvissuto all'Olocausto al comando di un manipolo di nazisti delle SS con tanto di svastica sulla bandiera...
Un po’ come vedere un uomo di colore a capo del KKK, o un sopravvissuto all’Olocausto al comando di un manipolo di nazisti delle SS con tanto di svastica sulla bandiera…

Ma in un’epoca in cui la tecnologia del tubo catodico limitava le dimensioni raggiungibili da un CRT (salvo costose eccezioni) Konami tirò fuori dal cilindro un cabinato a sei posti dove sei giocatori avrebbero potuto giocare con tutti gli X-Men al completo, usando un sistema di specchi per combinare due monitor CRT in un unico maxi monitor.

Il cabinato arrivava con tanto di istruzioni che raccomandavano di avere almeno due persone a disposizione per l’assemblaggio di un simile titano.

C’erano anche differenze tra le versioni per il mercato Giapponese e quella per il mercato Occidentale: nella versione Americana una volta finito il gioco viene automaticamente sbloccato un “new game plus” in cui è possibile continuare a rigiocare con le vite nascoste, ad ogni livello viene fonito un potere mutante extra, nonché altre differenze che rendono la versione Nordamericana la più facile del gioco.

Le versioni occidentali sono (malamente) doppiate, quella giapponese ha il doppiaggio in engrish con sottotitoli corretti, e tutte e due un ultimo quadro con una “boss rush” in cui devi sfidare tutta la Confraternita dei Mutanti Malvagi apparsa nel resto del gioco (più le Sentinelle e i Reavers) prima di arrivare a salvare Xavier da Magneto e ripartire per la Terra.

Foto del cabinato a sei posti, fonte YouTube (cliccabile)
Foto del cabinato a sei posti, fonte YouTube (cliccabile)

Nonostante i problemi di storia e doppiaggio, il gameplay innovativo e il cabinato a sei posti resero il gioco un capolavoro riconosciuto, terzo classificato in totale e settimo arcade verticale nel Giappone del 1992 e premiato in occidente da Amusement & Music Operators Association (AMOA) come quinto classificato del 1992 e come “Gioco più innovativo”.

Nel 2007 fu ricordato da Gamespot come uno dei migliori giochi di sempre, e in tempi prima del multiplayer online lodato per il suo iconico cabinato da sei posti.

Nel 2008 invece un cabinato degli X-Men fu donato dall’ora defunto Charles Margolis alla MAGFest, dove divenne noto per il “Colossus Roar”, l’urlo che il doppiatore sottopagato Konami lancia quando Colosso usa il suo potere mutante, creando una tradizione che ha coinvolto anche il musicista Giapponese Nobuo Uematsu che consiste nel pubblico che imita l’urlo di Colosso per cercare di sovrastare il cabinato fracassone.

Il cast dei buoni
Il cast dei buoni

Dopo decenni finalmente furono creati dei porting: nel 2010 un porting per Playstation 3, ora delistato, seguito da un cabinato repro nel 2021 e dal 2026 è possibile comprare una compilation basata sul Carbon Engine che funziona su tutte le console moderne comprendente anche i due precedenti giochi di Paragon, riunendo così tutti i giochi Marvel degli anni ’90 e tutti quelli basati in un modo o nell’altro su L’Audacia degli X-Men.

Un porting-Mod fanmade del 2025 introduce invece la possibilità di far pilotare tre personaggi dal PC, garantendosi di poter giocare con quattro giocatori su sei in ogni momento.

Una nota interessante sui porting moderni giace nel fatto che essi sono stati ridoppiati per motivi di copyright ma a furor di popolo si è voluto mantenere l’engrish sgrammaticato delle minacce di Magneto, senza le quali il gioco non sarebbe stato lo stesso.

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