Cadillacs & Dinosaurs è uno di quei giochi che urlano anni ’90 solo a pensarci. È il simbolo dell’era “estrema” o “exxtreme”, quel periodo in cui i ragazzini andavano in sollucchero per serie come Street Sharks ed Exxtreme Dinosaurs (serie in cui gli eroi erano improbabili uomini squalo vestiti da tamarri dello skateboard e dinosauri Cyborg), in cui Jurassic Park rese nuovamente popolari i dinosauri ed in cui la domanda “quanto potrà mai essere tamarro questo gioco?” non poteva che avere una sola risposta, ovvero “Sì, certo, continua pure”.

Eppure, Cadillac & Dinosaurs affonda le sue radici nel 1987, quindi tematicamente è più simile agli anni ’80.
Prima di Cadillacs & Dinosaurs: Xenozoic Tales
Negli anni ’80, complice l’atmosfera di costante guerra fredda che sarebbe finita solo con la caduta del Muro di Berlino, andava fortissimo il filone apocalittico.
Il fumettista Mark Schultz aveva due fonti di ispirazione nella vita: le storie sci-fi, fantasy e apocalittiche di Edgar Rice Burroughs e Robert E. Howard e i fumetti pulp della EC Comics, quando publicava le Storie della Cripta e altre raccolte di horror. Per capire i dintorni dell’opera, Burroghs è colui che ci ha donato Tarzan e John Carter di Marte e Howard colui che ci ha donato i fumetti di Conan, ispiratori di un intero genere di Sword and Sorcery (lo abbiamo recentemente rivisitato parlando di Golden Axe),
Naturalmente con il pulp e il fantasy arrivarono anche i suoi illustratori: Schultz adorava illustratori come Frazetta, e apparentemente ottenne dopo studi da illustratore il lavoro della vita disegnando sull’adattamento a fumetti di Marvel Comics delle storie di Conan il Barbaro.

Ma come sempre nella vita, non è chi si accontenta che cambia la storia ma chi osa: Schultz lasciò presto Marvel perché voleva creare una sua opera: una sci-fi distopica che però confinasse col Fantasy, un mondo di orrende creature e esseri umani in situazioni improbabili dove la civiltà stessa è precipitata nella Barbarie.
Per tutti gli anni ’80 preparò la bibbia narrativa di un progetto chiamato l’Era Xenozoica, gioco di parole con l’era Cenozoica, la quarta delle cinque grandi suddivisioni della storia geologica della Terra, la cui durata va da 65 milioni di anni fa a circa 2 milioni ed in cui i dinosauri sparirono per fare posto al genere umano.
In realtà il titolo del progetto era così sbagliato da far venire un colpo secco a tutti i Paleontologi all’ascolto: il concetto dello “Xenozoico” era molto più affine ad una “moderna barbarie” che al vero Cenozoico. Se la vera “era dei dinosauri” era il Mesozoico, l’era precedente, lo Xenozoico sognato da Schultz era l’era del ritorno dei dinosauri.
Nell’immaginazione di Schultz un enorme cataclisma non ancora specificato aveva quasi ridotto all’estinzione il Genere Umano, costringendo i pochi sopravvissuti a rinchiudersi in bunker sotterranei.
Una volta tornati sulla terra, gli esseri umani sarebbero stati accolti dal ritorno dei Dinosauri, così, “de botto e senza senso”, richiamati in vita dalla stessa distruzione che aveva sterminato l’essere umano.

A questo punto si sarebbe dovuto parlare di un nuovo Mesozoico e invece no, Schultz decise di chiamare il suo setting Era Xenozoica e così rimase. Sempre per inseguire la sua visione, decise che non avrebbe atteso di essere notato da un grande editore, ma sottopose le sue creazioni a Kitchen Sink Press, nume tutelare del fumetto indipendente e autoprodotto: per capirci, come un disegnatore che decida di presentarsi alla Self Area di Lucca Comics&Games anziché pensare a farsi pubblicare da un grande editore.
Un ex giovane amante delle Storie della Cripta ottenne di pubblicare una delle storie del “Mondo Xenozoico” in Death Rattle, testata ispirata proprio ai fumetti dell’orrore EC, testata tra le poche a sfidare il rigido Comic Code Act, codice di autoregolamentazione tra editori creato per evitare che i vari enti governativi, scoprendo contenuti “inadatti”, fossero tentati di intervenire. Fu pubblicata così Xenozoic!, prima storia del mondo Xenozoico, dodici pagine direttamente medias in res
In Xenozoic! l’eroico Jack “Cadillac” Tenrec e la bella Hannah Dundee, disegnati col tratto ispirato alle avventure pulp EC (quindi con Tenrec cosparso di muscoli e dalla mascella squadrata e Dundee col seno fiorente, trucco perfetto anche a 40 gradi nelle paludi umide e permanente perfetta) nonché coi volti di Burt Lancaster e Barbara Stanwyck, si aggirano per una palude piena di dinosauri di tutte le taglie (con nuovi nomi dati dati loro dagli umani anziché quelli scientifici) incontrando il Dottor Fessbender, scienziato che ha deciso di assumere un siero che gli consentirà di sopravvivere al nuovo mondo.

Fessbender senza alcuna ragione si trasforma in un cervello tentacolare, fuoriuscendo dal suo stesso cranio e si allontana lasciando i nostri eroi sconvolti.
Era il Febbraio del 1987: la pubblicazione di Xenozoic Tales! continuerà in modo infrequente fino al 1996, con una serie di salti temporali all’interno della storia e quel genere di narrazione ormai impossibile in tempi in cui esistono “content creator” pronti a far cassa sui video “Ora vi spiego i finali perché tanto siete un branco di nerd capaci solo di guardare le figure e andare sui social a insultare gli autori, quindi ora vi faccio il riassunto dell’ovvio e comincio ad evidenziare tutti i punti della storia che secondo me non sono coerenti, le licenze narrative non sono alla vostra portata”.
Quella, insomma, dove la coerenza a tutti i costi era un optional e l’obiettivo era avere storie in cui l’autore potesse raccontare il suo mondo e le sue idee.
Nell’era Xenozoica gli USA sono stati distrutti: Tenrec è il “leader di fatto” (nessuno l’ha eletto, tutti lo rispettano come un grande eroe e una guida per la collettività) della Città nel Mare (le rovine allagate di Manhttan) dove lavora come meccanico/archeologo ritrovando e riparando i macchinari della tecnologia prima della catastrofe, compreso un garage pieno di automobili (le “Cadillac” del videogioco e del suo soprannome). All’inizio delle vicende la città di Wasoon, nata dalle rovine di Washington DC, invia la bella ambasciatrice Hannah Dundee, archeologa e scienziata, per cercare di ricostruire i rapporti diplomatici tra le città stato in cui l’America Xenozoica si è trasformata e la stessa, come da topos narrativo dell’epoca, finisce ad innamorarsi perdutamente di Tenrec secondo il filone tipico delle narrazioni dell’epoca della donna bellissima, colta e sofisticata che dopo qualche giorno a litigare con l’eroe unto, bisunto e circondato da un afrore di olio motori e ascella pezzata decide che quello è l’uomo della sua vita e diventeranno la nuova coppia del potere.

Assieme ad un ricco cast di personaggi (il citato scienziato mutante Fessbender e sua figlia, amica di Jack e alla ricerca del padre, il forzuto assistente meccanico Mustafà e la motociclista amazzone e rivale di Hannah Big Red…) i nostri eroi cercheranno di ricostruire la società e placare i dinosauri che sono tornati ad essere la forma di vita dominante.
La run originale finirà, come molti fumetti indie dell’epoca, con un finale apertissimo dato dalle vicende dei produttori Indie: nel 2012 Schultz annunciò l’intenzione di creare un volumone revival con “il vero finale”, ma non è mai arrivato
Arrivò invece nel 1994 una “side story” autorizzata da Schultz ma non scritta e disegnata da lui, basata sugli eventi del numero 10 della run originale, con Tenrec alle prese con una nuova presidentessa della Città del Mare e la sua scarsa fiducia nei meccanici ambulanti come Tenrec.
Questo oltre una ristampa della storia chiamata Cadillac and Dinosaurs nel 1990, pubblicata da una collana di Marvel Comics, nonché una serie di menzioni nella crime fiction “Storms at Sea” (2015), che, di fatto, si rivela durante la lettura essere un prologo mascherato di Xenozoic Tales che spiega cosa è accaduto negli ultimi giorni dell’Era Umana e cosa ha preparato l’ascesa dell’era Xenozoica.
Xenozoic Tales accumulerà quattro Harvey Awards e tre Premi Eisner come miglior fumetto.
Arriviamo così al 1993
Da “Cadilllac e Dinosauri” a “Cadillac e Dinosauri”
Nel 1993 lo studio di animazione canadese Nelvana decide di riadattare Xenozoic Tales in un cartone animato per ragazzini (i cosiddetti “Cartoni della domenica mattina”), come He-Man ed i G.I.Joe, mantenendo molti elementi delle Xenozoic Tales ma togliendo tutti quelli inadatti ad un pubblico di minori.
Resta dunque il mondo futuro popolato da dinosauri, e restano Jack Tenrec ed Hannah Dundee. Jack Tenrec è ora descritto sfacciatamente un guerriero ecologista, un guardiacaccia ed un “meccanico” (un gruppo di meccanici che però espressamente si danno come obiettivo salvare le tecnologie che possono consentire agli umani di sopravvivere ), innamorato di una Hannah Dundee meno permanentata ma sempre incline a fungere da eterna moderatrice degli eccessi dell’amato Tenrec, sostanzialmente la partner equilibrata di una coppia muscoli e cervello in cui il cervello ce lo mette lei e Jack lo lascia nel motore delle Cadillac (la Cadillac del mondo reale esplicitamente acconsentì ai diritti sul nome).

La serie durerà solo 13 episodi semplificando ulteriormente il plot: Jack e Hannah vogliono salvare la natura e portare pace tra gli uomini, e la governatrice Wilhelmina Scharnhorst della Città nel Mare invece è convinta che il suo interesse coincida con quello della razza umana e manda i suoi perfidi scagnozzi e il corrotto (ma ancora non mutante) dottor Fessender ad ostacolare il duo, alleandosi coi bracconieri del clan Terhune.
Tra gli alleati della coppia ci sono il meccanico Mustafà, un dinosaurino addomesticato, un clan di uomini rettile amichevoli e il baffuto traghettatore Kirgo.
Dal fumetto, cupo e ispirato al fantasy ed alle storie dell’orrore, si arrivò quindi ad un cartone animato educativo di eroi buoni ed amanti della natura che spiegano ai bambini che i politici corrotti e i loro sicofanti in realtà vogliono solo arricchire i loro portafogli e distruggere la natura e le vite dei buoni: il tipico messaggio delle serie dell’epoca che oggi i nerd citati nel precedente capitolo bollerebbero volentieri come woke.
Ma all’epoca funzionava, così tanto che fu commissionato a CapCom uno spin-off arcade della serie animata tratta da un fumetto.
Arriva Cadillacs&Dinosaurs
La storia del cabinato è quindi basata su quella del cartone animato basata su quella del fumetto. Nonostante il gioco fosse distribuito su cabinati da tre posti basati sul CP System Dash, basato sul processore Motorola 68000 da 10 MHz, esigenze di gioco portarono a inserire non tre, ma quattro personaggi giocabili.
Il giocatore poteva scegliere quindi tra Jack Tenrec, Hannah, Mustafà e il misterioso Mess O’Bradovic (sì, Capcom decise di descriverlo come “misterioso” evidentemente per non dover farsi scrivere una bio apposita, limitandosi a basarlo su un personaggio che in Xenozoic Tales moriva nei primi capitoli), descritto come un “gigante gentile” che ama la natura e il cui lariat è il terrore dei bracconieri.

I quattro personaggi rispettano i quattro stili di gioco dei personaggi dei picchiaduro Capcom (come l’eponimo Captain Commando): Jack ha la “potenza” massima e tutte le statistiche equilibrate, con un pugno come mossa avanzata, Hannah è la più gracile e debole, ma ha le migliori statistiche di uso dei potenti, si basa sui calci ed è seconda per velocità, Mustafà è il più veloce e Mess il più potente e il più lento, con attacchi lenti da caricare ma che creano enormi quantità di danno.
Il tutto con possibilità di continuare inserendo nuovi gettoni, con tanto di cattivaccio che prende ostaggio il personaggio sconfitto minacciando di sparargli in testa se non infilerai entro dieci secondi un gettone nell’apposita fessura (siamo infatti all’estorsione).

I quattro eroi si aggirano per livelli ispirati al mondo di Xenozoic Tales, ovvero la Città nel Mare, una palude, una terra selvaggia, il garage di Jack, un villaggio ed una jungla, raccogliendo armi ed i classici powerup alla Capcom (niente di meglio, per chi ha perso punti salute, che raccogliere un pollo arrosto o un’aragosta al burro da terra o nascoste in un bidone arrugginito e mangiarla) e picchiando orribili bracconieri mandati dalla corrotta Scharnhorst e mostri mutanti creati dal dottor Fessender, il quale, nell’ultimo capitolo, riesce a trasformarsi in un dinosauro a due teste.

Nel finale, anche se hai giocato con un solo giocatore, in pieno stile stereotipo Hannah inciampa sugli stivaletti col tacco che fino a quel momento non le hanno dato alcun fastidio costringendo Jack a tornare a cercare di salvarla dichiarandole il suo amore tra le fiamme del laboratorio di Fessender.
Che esplode, lasciando Mess e Mustafà a compiangere la fine dei loro amici, finché i due non appaiono interi rivelando che non solo Jack ha salvato l’amata, ma trovato il tempo di rimettere in moto una Cadillac per una fuga romantica, offrendo un passaggio agli amici
Cadillac e Dinosauri ebbe una salva di recensioni positive, nonostante, al contrario di molti giochi della sua epoca non ebbe mai un porting noto per nessuna console arcade dell’epoca.

Per giocare C&D a casa, i giocatori dovettero aspettare l’arrivo degli emulatori di cabinati arcade, consapevoli che in questo caso la pirateria era l’unico per conservare la memoria storica del gioco dopo il suo ritiro dalle sale giochi.
Era stato inizialmente previsto un porting per la console Capcom CPS Changer, ma la console si fermò al CPS1, la generazione arcade immediatamente precedente al DASH, comprendendo quindi Street Fighter e Final Fight ma non Cadillacs and Dinosaurs
Curiosità: il sequel e Elon Musk
Un anno dopo Rocket Science Games, sviluppatore americano descritto come “ricco di soldi degli investimenti nella Silicon Valley, ma povero di persone competenti in videogames”, provò a dare un sequel/reboot a Cadillac and Dinosaurs, chiamato The Second Cataclism, disponibile su SEGA CD e PC Multimediale.
Il gioco era un Rail Shooter, tipo di gioco in cui personaggi si muovono su percorsi fissati e al giocatore tocca semplicemente mirare i nemici, parte di una salva di film interattivi sputati fuori da RSG e la cui accoglienza fu descritta dal cofondatore Steve Blank con le seguenti parole
“Abbiamo raccolto 35 milioni di dollari e dopo 18 mesi eravamo sulla copertina della rivista Wired. La stampa ha definito Rocket Science una delle aziende più desiderate della Silicon Valley e ha previsto che i nostri giochi sarebbero stati fantastici perché gli storyboard e i trailer erano spettacolari. 90 giorni dopo, ho scoperto che i nostri giochi sono terribili, che nessuno li stava comprando, i nostri migliori ingegneri avevano iniziato ad abbandonarci, e con 120 persone e una serie esponenziale di perdite, stavamo finendo i soldi e stavamo per crollare. Questo non poteva accadermi davvero”
Il “Sequel”, la cui trama vedeva Jack e Hannah a bordo della Cadillac sparare gli sgerri della Scharnhorst su richiesta dei rettiliani Girth non ebbe il successo del suo predecessore, e RSG fu acquisita da SegaSoft prima di lanciare un “Arcade virtuale” basato sulle microtransazioni.

Musk lavorava come programmatore per RSG, come lavoretto secondario per arrondare il suo lavoro primario con Pinnacle Research sui supercondensatori.
Era codice di basso livello e praticamente part time, ma la storia ludica di Cadillacs&Dinosaurs si chiude con questa curiosa nota, ed un secondo capitolo che vendette meno di ottomila copie in due anni.
Cosa accadde dopo
Come previsto data l’assenza di porting, non esiste un vero “dopo” per Cadillacs&Dinosaurs.
Esiste un gioco di ruolo da tavolo, lodato per i disegni e le ambientazioni di Schultz ma criticato per la sua complessità.
Esistono citati progetti per cercare di continuare la storia dei fumetti originali, mai veramente finita, ed esiste un “non proprio rifacimento per motivi di copyright”, Dino Strike, basato su una coppia simile ad Hannah e Tenrec che combattono in un mondo infestato da dinosauri.
Non esistono film, non esistono reboot, non esistono tentativi di riciclare le ambientazioni. Il che, per un gioco così importante per gli anni ’90, è strano.