Shadow's Play

Lo ZX Spectrum, il computer per il popolo: da Sir Clive Sinclair alla diffusione

Sir Clive Marles Sinclair (Richmond upon Thames, 30 luglio 1940 – Londra, 16 settembre 2021) è stato un imprenditore e inventore inglese dell’era del Retro, ma con un occhio al futuro.

Lo ZX Spectrum, il computer per il popolo: da Sir Clive Sinclair alla diffusione

Sir Clive Sinclair aveva un sogno: l’informatica accessibile a tutti, e intendeva veramente tutti. In questa rubrica abbiamo più volte lodato il modello Commodore, e il sogno di quello che sarebbe diventato il suo rivale, Jack Tramiel, di costruire “Computer per le masse, e non per le classi”. Ma semplicemente il VIC20 e il Commodore 64 nella visione di Sinclair erano troppo e troppo poco assieme.

Ma andiamo con ordine

Riassunto delle puntate precedenti

La storia di Sir Clive Sinclair comincia da una famiglia di ingegneri scivolati nella povertà nei difficili anni del dopoguerra britannico. L’educazione di Clive ne soffrì per l’effetto, e spese la sua gioventù saltando di scuola in scuola, mentre i suoi genitori si spostavano cercando di rimettere assieme le loro attività economiche.

Sir Clive Sinclair era anche da ragazzino il prototipo del nerd: brillante negli studi (nella sua biografia al MENSA, di cui era parte, gli saranno attribuite vicende da eroe folk come “aver reinventato il Sistema Binario prima di averlo studiato” e avere “un approccio Montessoriano all’Istruzione” prima della diffusione delle scuole Montessoriane in Patria) , privo di interesse per le attività sportive, costantemente annoiato da un sistema scolastico che non nutriva la sua curiosità, non però incline ad isolarsi ed anzi amichevole.

Copertina di Pratical Wireless: all’interno di questo numero, Sinclair si faceva pubblicità da solo

Per mantenersi agli studi prese molti piccoli lavori, fino ad arrivare a scrivere progetti e articoli per Pratical Wirelessl’equivalente inglese del nostro  Nuova Elettronica, rivista che pubblicava progetti e kit per i giovani radioamatori e amanti della tecnologia.

Clive Sinclair convinse i suoi genitori che non c’era bisogno di spendere le risorse familiari (necessarie a risanare le finanze) per la sua istruzione universitaria: divenne prima assistente editore di Practical Wireless per poi diventarne un contributore fisso, assistente editore principale e “scavallare” con un migliore stipendio da Bernards and Babani Books, altro editore di manualistica e progetti tecnici.

Nel 1961, mentre era ancora tecnicamente scrittore di manualistica e progetti e giornalista, fondò Sinclair Radionics (semplicemente Sinclair Radio non gli suonava bene) e cominciò a produrre kit per miniradio, come la Sinclair Micromatic o MAT 100.

I primi fallimenti

Sinclair Radionics ebbe una fama altalenenante: alcuni suoi prodotti, come le calcolatrici Sinclair (vedasi Sinclair Executive del 1972) furono premiati dal pubblico e accettati per la loro diffusione e buona fattura. Altri prodotti come la TV portatile Microvision ebbero una lunghissima gestazione (fu progettata nel 1966 e lanciata sul mercato solo anni dopo nel 1978) e si scontrarono coi limiti tecnologici dell’epoca.

Il totale fallimento di Sinclair Radionics arrivò però col Black Watch, avveniristico orologio al quarzo facente parte del filone del “lusso accessibile”, un gadget geek chic che nella mente di Sinclair avrebbe dovuto raggiungere il polso di appassionati di tecnologia e persone eleganti.

Dallo stesso autore dello Spectrum

Un orologetto al quarzo con LED rossi pronti ad illuminarsi con un tocco, alimentato da due batterie da apparecchio acustico, venduto preassemblato a 24,95 sterline e in kit di montaggio a 17,95, all’inflazione attuale 230 e 160 sterline (ovvero 264 euro e 185 euro).

Entrambi gli oggetti furono un fiasco, ma il Black Watch fu la Caporetto definitiva di Sinclair Radionics: il pubblico ricevette male una TV portatile in bianco e nero da due pollici e mezzo in un’epoca dove le TV e le Radio portatili ormai cominciavano lentamente a diffondersi, ma il Black Watch fu un fiasco.

Pubblicità del Black Watch, il più grande disastro di Sinclair

Sinclair aveva promosso sin dagli spazi promozionali un prodotto dalla lunga durata di batteria (i LED che si spegnevano quando l’orologio non era utilizzato lo avrebbero assicurato) e “Più preciso degli orologi con parti mobili meccaniche, e più resistente”.

Ma il case era retto da clip piuttosto fragili rispetto ad una cassa in metallo avvitato, il quarzo usato era sensibile alle temperature e quindi l’orologio tendeva a rallentare ed accelerare a random, e la durata della batteria (secondo Sinclair due batterie potevano alimentare l’orologio per un anno, nella pratica quotidiana si arrivava a stento ai dieci giorni) veniva ulteriormente ridotta dalla tendenza dell’orologio a freezarsi e restare illuminato, in alcuni casi anche surriscaldandosi.

In breve tempo Sinclair Radionics si trovò sommersa dai resi, così tanto da avere tra riparazioni e promesse sostituzioni una lista di attesa di due anni.

Il Microquartz, la versione da auto

La scheda madre e i led del Black Watch furono usati nel 1977 per il Microquartz, orologio da applicare sul cruscotto di automobili non munite di orologio e che aveva tutte le caratteristiche del Black Watch, ma in un case più robusto e meno incline al surriscaldamento, venduto peraltro al prezzo inferiore di 12,95 sterline con due batterie a barilotto da 1,5V per risolvere i problemi di scarsa durata.

La presenza di prodotti percepiti come “affidabili” come calcolatrici e multimetri non salvò Radionics dal fallimento di prodotti troppo avveniristici, troppo futuristici, incompatibili con la tecnologia dell’epoca: il National Enterprise Board, struttura governativa costruita e modellata sul precedente dell’IRI Italiani, intervenne per salvare Sinclair Radionics dal fallimento, acquisendo nel 1977 il 73% delle quote azionarie (partendo dal 43%) e Sinclair Radionics finì smembrata tra Radionics Prouction, Binatone e Thandar.

Clive Sinclair rassegnò le dimissioni incassando 10mila sterline e riattivando una compagnia dormiente che aveva comprato nel 1973, Ablesdeal Ltd che ribattezzò Westminster Mail Order Ltd ed infine Sinclair Research Ltd.

Ricomincio da me

Sinclair convinse Christopher Curry, futuro fondatore di Acorn Computers, altra ditta famosissima nel Regno Unito, a seguirlo e lanciò per far cassa una linea di calcolatrici ultraportatili, il Sinclair Wrist Calculator che richiedeva sei pile ogni ora e mezzo di uso continuo venduto come kit a partire dal 1977.

Sempre nel 1977, come molti produttori dell’epoca, Clive Sinclair si lanciò nel settore dell’Informatica di massa, in cui sarebbe rimasto per diversi anni: cercando di ricostruire il modello di vendite su kit della Radionics prima del tonfo, ribattezzò la sua ditta Science of Cambridge Ltd. e lanciò sul mercato il Microcomputer Kit 14

MK14, fonte Computing History

Era un kit venduto per 39,95 sterline, economicissimo all’epoca (ricordiamo come l’Apple I costava al lancio 666,66 dollari) basato su una CPU INS8060N(ISP-8A/600) da 4Mhz circa con 256byte di RAM (raddoppiabili su richiesta) e un tastierino ricavato dalle calcolatrici Sinclair.

Fu benedetto da 15mila vendite al lancio, per gli standard dell’epoca un successo che aveva posto Clive Sinclair sulla via giusta. Fu a questo punto infatti che Clive Sinclair decise, semplicemente, che il meno contiene il più. Come Tramiel, ma anche scendendo a compromessi economici superiori a quelli dei Commodore, avrebbe portato l’informatica nella case degli hobbisti più poveri, quelli che non potevano permettersi kit da 600 dollari e rotti.

Lo ZX80 fu il primo computer pubblicizzato per essere nella fascia di costo inferiore alle 100 sterline (ai 200 dollari esportato), e ci riuscì nel 1980 con compromessi brutali.

ZX80 stava per Zilog 80, l’iconico processore da 4Mhz usato più “X come l’ingrediente segreto”.

Che semplicemente non c’era: lo ZX80 era un affare di plastica (i fori di areazione erano solo disegnati sulla plastica bianca secondo l’idea per cui disegnando delle fiamme sul motorino si riesce a farlo andare più veloce) con un 1Kb di memoria, uscita video antenna mono, niente audio e una tastiera a membrane scomoda e incline a rovinarsi con annotazioni tipicamente British come RUBOUT al posto di DELETE. L’ideam nata dal designer industriale Rick Dickinson, è che un home computer sostanzialmente poverissimo e il cui unico merito era costare meno di quanto la concorrenza avrebbe mai prodotto avrebbe comunque dovuto assomigliare a qualcosa di bello e non farti sentire un miserabile per non aver potuto comprare di meglio.

ZX80 e ZX81, fonte Tynemouth

Lo stesso concetto alla base delle minicar piene di colori sbarazzini o disegnate da stilisti e architetti di grido per nascondere il fatto di essere sostanzialmente velocipedi con ambizioni di grandezza sostanzialmente, peggiorato dal fatto che, secondo Tynemouth (produttore inglese), la scocca degli ZX80 “sembrava fatta con lo stesso materiale delle scatolette di yogurt, e con la stessa resistenza”.

La sezione video non aveva una scheda o un chip video: usava una combinazione di CPU e software popolarizzata dal TV Typewriter Cookbook di Don Lancaster, progetto di un terminale video 16 linee per 32 da usarsi su una comune TV

Lo ZX80 visualizzava 24 linee per 32 caratteri o 64 blicchi per 48 in modalità grafica, e non riusciva letteralmente a caricare un programma mentre visualizzava, spegnendo l’output video in caricamento, rendendo impossibile o quasi usarlo come macchina da videogames all’altezza della concorrenza dell’epoca. Quantomeno, avresti notato del movimento a scatti.

Come molti computer dell’epoca, era munito di connettori audio in-out da usare per usare lettore di cassette per caricare e salvare programmi (abbiamo detto non vi era audio di alcun tipo).

ZX8 in buone condizioni, fonte HistoryBit

Parallelalmente allo sviluppo dello ZX80, Sinclair diede il via libera allo sviluppo della generazione successiva, arrivata l’anno dopo, sostanzialmente raccogliendo tutti i difetti che lo ZX80 lasciava già emergere in sviluppo per cercare di migliorarli.

Nelle idee di Rick Dickinson lo ZX81 avrebbe dovuto essere fortemente modulare: nella pratica fu uno ZX80 perfezionato, in un elegante case nero, con un BASIC perfezionato (in una ROM di dimensioni doppie) e alcuni chip consolidato in un ULA, un circuito integrato che avrebbe ridotto il numero di integrati sulla scheda madre rendendo lo ZX81 più affidabile e facile da produrre.

Le parentele tra i due prodotti furono tali che in realtà Science of Cambridge Ltd., a questo punto della storia Sinclair Research vendette ben tre tipi di kit. Un Sinclair ZX81 preassemblato per 69.95 sterline, un kit di montaggio per 49.95 e un kit di espansione con una nuova ROM e un overlay per la tastiera da collegare ad uno ZX80 per trasformarlo in uno ZX81 (vedremo, con qualche funzione in meno).

Spot dello ZX81 (e dell’addon per ZX80)

Lo ZX81, a differenza dello ZX80 “espanso ad 81” aveva la possibilità di scegliere tra la modalità FAST e SLOW, laddove nella prima, come lo ZX80, l’output video veniva spento per massimizzare la capacità di calcolo e nella seconda la velocità di calcolo veniva ridotta per avere un output video costante.

L’idea comunque di “trasformare un home computer vecchio nel modello successivo” non era un’esclusiva di Sinclair, ma era una gradevole sorpresa anche per quei tempi: anche Apple nel 1986 al lancio dell’Apple IIGS venderà un kit per la trasformazione di un vecchio IIe in IIGs, ma al contrario dell’economica trasformazione offerta da Sinclair la “conversione Apple” richiedeva riconsegnare l’Apple IIe in negozio, farlo modificare dai tecnici ed Apple si sarebbe tenuta tutte le parti avanzate, mentre nel 1981 potevi semplicemente comprare da te il kit di trasformazione da ZX80 a ZX81 e tenerti le ROM originali in modo che se per qualsiasi motivo avessi rivoluto il tuo ZX80 stock, te lo saresti potuto ricreare.

Anche lo ZX81 caricava software da cassetta, costringendo a regolare con attenzione il volume del lettore usato, e creando immagini tremolanti in caricamento, e lo ZX81 arrivava con un Kb di RAM, espandibile fino a 16 con espansioni della casa (Dickinson pensava ad un computer modulare con espansioni nelle espansioni) e 64 di terze parti, aprendo così alla possibilità di avere giochi a basso costo.

Lo ZX80 uscì nel 1980, lo ZX81 l’anno dopo: una parternship con Timex, che portò alla joint Venture Timex Sinclair portò lo ZX81 nel mondo.

E arriviamo ora allo Spectrum, cuore di questo articolo

Arriva lo Spectrum

Come per i prodotti precedenti, lo scopo dello Spectrum era rendere la serie ZX Obsoleta prima che lo facesse la concorrenza.

Gli ZX aveano tenuto accesa la fiaccola per una categoria di utenti che il progresso stava eliminando: il fatto che l’informatica fosse nata da hobbisti e smanettoni non significava che fosse alla portata di ogni tasche.

Tramiel sognava un computer per le masse, eppure vendeva nel 1982 il suo Commodore 64 a 595 dollari dell’epoca dimezzati negli anni successivi. Avere un computer costava, e la serie ZX aveva spiwegato che anche nei primi anni ’80 un povero smanettone poteva avere un computer economico ed essere incoraggiato a pasticciare coi suoi limiti: ad esempio già con ZX80 e ZX81 gli hobbisti erano incoraggiati a travasare le mainboard in carrozzerie con tastiere più agevoli da usare e che non causassero dolori.

ZX Spectrum, fonte Lombardia Beni Culturali

Lo Spectrum avrebbe dovuto essere chiamato ZX81 Color o ZX81 Color Spectrum: si scelse ZX Spectrum perché, sia pure coi suoi limiti, Sir Clive Sinclair aveva voluto precisare che il nuovo prodotto avrebbe supportato il colore. Ed anche il suono, sotto forma di un buzzer, un piccolo speaker affine a quello usato dai PC domestici per segnalare messaggi di errore che con fantasia e programmazione poteva essere usato per creare semplici melodie e suoni di gioco “un bip alla volta” popolando il mondo dei videogiochi non solo di colori, ma anche di suoni.

Dickinson passò da una tastiera a membrane ad una a tastini di gomma, più scomoda della concorrenza (va ricordato che il Commodore VIC20 e 64 avevano già tastiere meccaniche di serie) ma sicuramente più comoda di quella a membrane dei modelli passati, e lo ZX Spectrum fu lanciato sul mercato con un modello da 16KB di RAM ed uno da 48KB.

Sir Clive Sinclair dovette il suo cavalierato allo Spectrum

Sinclair provò anche in questo caso col modello delle vendite per corrispondenza, ma il successo dello Spectrum causò una serie di ritardi nelle consegne (semplicemente non si riusciva a produrre e distribuire gli Spectrum abbastanza velocemente) e la necessità di portare le unità nei negozi fisici.

Clive Sinclair divenne Sir Clive Sinclair, insignito nel 1983 per i suoi grandi successi, non più un pazzo sognatore, ma un Visionario, un Leonardo Da Vinci/Tony Stark made in UK simbolo dell’ipercapitalismo alla Thatcher nel quale chi sogna abbastanza e non si fa abbattere dal fallimento può rivoluzionare un mercato.

Con 256 × 192 pixels su 15 colori lo ZX Spectrum divenne l’home computer per i videogame più amato dai ragazzini inglesi, e un intero indotto di giochi su cassetta continuò a tenere il mercato attivo quando in America il fiasco di Atari aveva spazzato via il mondo del videogame come lo conoscevanocon una intera generazione di programmatori di videogiochi per computer a 8 bit inglesi nata su impulso dello Spectrum

Come i suoi predecessori, lo Spectrum era costruito al risparmio: niente tasto di accensione, ogni volta dovevi scollegarlo dalla corrente o aggiungere un tastino passante sul cavo. La tastiera di gomma ed anche quella successiva di plastica avevano fragili membrane sottostanti e, generalmente, se i rivali Commodore 64, Apple II e Tandy-Radioshack avevano il solido aspetto di computer, gli ZX sembravano giocattoli colorati.

Il mercato ludico

Certo,  è possibile osservare come giochi distribuiti su altri computer dell’epoca, come Head over Heels su Spectrum e Commodore 64, avevano una grafica migliore sui computer della concorrenza che sullo Spectrum, ma senza una cultura del gioco da cassetta, che nel Regno Unito non nacque dalla pirateria come in Italia, ma dalla diffusione degli ZX Spectrum, semplicemente non avremmo avuto il concetto di gioco domestico all’Europea.

Lo spirito pionieristico rimase negli utenti Sinclair, e presto costruttori e programmatori terzi arrivarono a colmare i primi problemi del prodotto, come Kempston, che fece in modo che gli utenti delle prime generazioni dello Spectrum potessero usare i joystick formato Atari usati dai rivali utenti del Commodore 64 anziché affannarsi con la tastiera.

Copertina di Time

Lo ZX Spectrum fu uno dei motivi per cui secondo TIME del 1982 il computer fu il personaggio dell’Anno e la cultura del gioco all’occidentale dovette moltissimo a Sir Clive Sinclair.

Con The Lords of Midnight, Atic Atac, il citato Head Over Heels e oltre 3500 giochi usciti entro il 1984, il settore videoludico inglese fu popolato da una generazione di coder da cameretta: programmatori spesso di aziende unipersonali e improvvisate, che portavano nel mondo dei videogiochi il tipico umorismo british e ambientazioni fiabesche e costruite spingendo oltre il limite una macchinetta priva di supporto per gli sprite, quindici colori incerti e meno performante della concorrenza.

Atic Atac, esempio di gioco per Spectrum

Giochi come Atic Atac ispirararono a loro volta programmi televisivi come Knightmare, dove i colorati cavalieri del gioco venivano incarnati da attori che invitavano i piccoli spettatori a casa e gli ospiti del programma a cimentarsi in divertenti campagne di gioco di ruolo a portata di bambino ma divertenti proprio come le campagne per gli adulti.

Il derby Commodore 64 vs Spectrum

Presto i due computer divennero parte di un derby come tra tutti i gamer: se oggi c’è uno scontro tra Nintendari e fan della PlayStation, per i giovani inglesi ed europei lo scontro culturale era Commodore vs Sinclair.

In edicola in Italia trovavi ad esempio nella stessa cassetta giochi per tutte le piattaforme (ai tempi d’oro giochi per Spectrum, Commodore 64, Commodore 16 ed MSX), ma la scelta tra Spectrum e Commodore 64 era dovuta a quello che i tuoi genitori (l’home computing era percepito come “roba da videogames, quindi da bambini) trovavano nei negozi e potevano permettersi.

Il Commodore 64, rivale dello Spectrum nelle case di molti

Come per il derby SEGA/Nintendo, semplicemente difendevi quello che avevi. Era una guerra tra quello che i ragazzini avevano e le cerchie che creavano, più uno scontro filososofico che uno scontro reale e commerciale, anche se nell’ambiente si vocifera di programmi di trade-in in cui catene di negozi accettavano ZX81, quando questi erano scesi a 50$, in cambio di buoni da 100$ da spendere su un nuovo prodotto Commodore, creando bizzarre forme di speculazione.

Se non vi è traccia, anzi il contrario, di rivalità e acredini tra Sinclair e Tramiel, Sinclair era improntato ad un metodo commerciale diverso dall’astuto Tramiel. Sinclair era uno smattone nel cuore: Commodore calava i prezzi dei propri prodotti quando calavano le vendite, Sinclair quando le vendite erano all’apice in modo da confondere la concorrenza e mantenere alta l’attenzione commerciale.

Compilation “Special Games”, con lato B dedicato allo Spectrum (il lato A era per il Commodore 64)

Commodore usava perlopiù parti custom, costruite da MOS (o CSG), Sinclair parti reperibili nel libero mercato, aprendo quindi la possibilità a infiniti cloni degli Spectrum che finirono su ogni mercato mentre ad oggi esiste un unico e solo Commodore 64 (in varianti “della casa”).

Vita ed evoluzione dello Spectrum

Lo Spectrum continò ad evolversi: a parte le revisioni interne del primo modello, nel 1984 uno Spectrum + apparse con la tastiera in plastica del QL (Spectrum Quantum Leap), modello evoluto che avrebbe dovuto (ma non vi riuscì) portare Sinclair nei mercati evoluti e industriali.

Lo Spectrum+ comunque sostituì con successo lo Spectrum “tastiera di gomma”, sia pur con qualche problemuccio tecnico in più (i tasti si staccavano rivelando le membrane al di sotto).

Spectrum +2, commercializzato AMSTRAD

Un modello successivo, lo Spectrum, 128, introdusse un vero e proprio chip audio, il General Instrument AY-3-8910, 128Kb di RAM e una scocca perfezionata con un dissipatore termico.

AMSTRAD si occupò delle vendite in America, con unità munite di un lettore di cassette incorporato e l’Est Europeo fu invaso di cloni non autorizzati delle unità Spectrum.

I cloni sovietici

Tra questi cloni apparve lo “ZX Spectrum Leningrad” (a dispetto del nome uno sfacciato clone dello ZX Spectrum e non una “nuova versione”) ma dall’aspetto abbastanza fatto in serie da convincere almeno una generazione di giovani russi che lo Spectrum legittimo fosse prodotto proprio nei dintorni di Leningrado.

ZX Spectrum Leningrad, fonte Archeologia Informatica

Il “Leningrad” venne al mondo con diversi problemi di compatibilità con la sua controparte “capitalista”, e per questo fu succeduto dal Leningrad 2, migliorato e munito in fabbrica dell’interfaccia Kempston, necessaria per usare i joystick DB9 usati ad esempio dal Commodore 64 e dell’Atari 2600, che nei ZX Spectrum normali era un accessorio venduto a parte.

Il Leningrad aprì la porta ad una serie di cloni dei cloni che arrivarono fino agli anni ’90, come il Nafanja, un bizzarro clone in bachelite marrone e con tasti tondi, interfaccia joystick incorporata e diretto ad un pubblico abbiente, il Moskva diretto ad un pubblico più popolare ed evoluzioni ancora più bizzarre.

Merita una menzione di onore l’Hobbit,  clone pluriaccessioriato e pimpato con tutti gli accessori possibili per uno ZX Spectrum (compreso lettore floppy, interfaccia joystick e uscite video EGA (il formato usato dai monitor per PC fino al più moderno VGA) e composito, mentre l’originale aveva solo l’uscita antenna), che arrivò dopo la caduta del Muro di Berlino ad essere sfacciatamente venduto nei negozi occidentali come alternativa “superiore” all’originale, o quantomeno pluriaccessoriata.

Hobbit Computer, fonte Алекс Пилевский – Wikipedia Commons

Sempre in quegli anni gli stessi creativi dietro il Leningrad tirarono fuori lo Scorpion ZS-256, longevissimo (almeno fino al finire del secolo) clone dello Spectrum così elaborato da poter usare accessori da PC dell’epoca.

Come tutto finì

Semplicemente, Sir Clive Sinclair, nelle sue parole, credeva nel computer come strumento utile e come strumento per il quale vi era richiesta, ma non come uno strumento che avrebbe salvato il mondo.

Preferiva ricevere telefonate a ricevere email, non usava abitualmente computer nel lavoro e dal 1986 cominciò a dismettere Sinclair Research ad Amstrad, che come abbiamo visto produceva varianti dello Spectrum per l’estero.

Encyclopedia Britannica: Sir Clive dimostra il C5: non riuscendovi

Si dedicò da “uomo del Rinascimento” che era a molteplici progetti, non più esplosivi come la serie ZX: nel 1987 produsse il notebook con sistema operativo proprietario Cambridge Z88, ultra portatile che in modo avveniristico per l’epoca consentiva 20 ore di utilizzo con quattro batterie AA e la possibilità di redigere testi ed elaborare foglio di calcolo con la scomoda tastiera a gommini cui lo Spectrum ci aveva abituati.

Nel 1990 Sinclair Research era tornata ad essere una “ditta boutique” con tre impiegati fissi (lui compreso).

Provò più volte ad entrare nel settore dei trasporti: nel 1985 con il triciclo elettrico Sinclair C5, nel 1995 col Sinclair Zike, bicicletta elettrica seguita dal progetto X-1 nel 2010

Nessuno di questi progetti ebbe successo o ebbe un seguito, ma lo Spectrum continuò a vivere.

Una campagna Kickstarter portò in auge lo Spectrum NEXT, tentativo di ricreare un computer perfettamente compatibile con lo ZX Spectrum ma aggiornato agli standard attuali, ironicamente tra le fonti di ispirazione, e collaborazione con un simile progetto per riportare anche il Commodore 64 nell’era moderna, e l’emulatore baremetal ESPectrum porta lo Spectrum sui SoC Espressif.

Altra eredità viene raccolta da RetroRadionics di Djordje Mitic, che raccoglie il nome amato da Sir Clive Sinclair per vendere accessori per retrocomputing, tra cui i necessari ricambi per le fragili tastiere e case della serie ZX.

Entrambe le iconiche macchine del passato hanno tutt’ora un seguito, entrambe hanno fatto parte della storia dell’informatica sopravvivendo ai loro creatori.

Per quel che riguarda Sir Clive Sinclair, se avessi “subappaltato” questo articolo ad una IA a questo punto il testo si starebbe sbrodolando su una storia di “resilienza” e virtù.

Ma la verità è che, nel puro stile British, Sir Clive ha fatto quello che ha voluto, rimbalzando di progetto fallimentare in trionfo, di sogno irrealizzabile  e futuristico in creazione perché ha potuto e voluto.

Spectrum Next, versione futuribile dello Spectrum

A nessuno del resto piacciono gli eroi che trionfano e basta, e la storia dello Spectrum senza il tonfo del Black Watch sarebbe stata interessante come guardare la vernice che si asciuga.

Abbiamo già visto come la storia di SONY sia iniziata non dalla PlayStation e dal Walkman, ma da una ditta poverissima che vendeva prodotti ancora più miserabili, come Nintendo si sia lasciata dietro almeno due fiaschi enormi (VirtualBoy e Nintendo 64) e come SEGA abbia finito la sua carriera nel settore della produzione di console con un prodotto avveniristico ma sin troppo.

Lo ZX Spectrum era il prodotto giusto al momento giusto, colmava la fame di creatività di una intera generazione di gamer quando, calcolando inflazione e costo della vita, anche le alternative economiche come il Commodore 64 erano molto, ma molto più costose e Atari aveva lasciato in Occidente un vuoto.

E senza ZX80 e 81 non avremmo avuto lo Spectrum, e senza i fallimenti di Sir Clive non avremmo avuto le sue vittorie. E questo è una lezione nella lezione: a volte fallire non è la fine del mondo.

Condividi
Pubblicato da

Articoli recenti

Il video di Amos Mosaner che impreca è del 2021

Amos Mosaner è un campione. È il portabandiera del Curling Italiano a Milano-Cortina 2026. Il campione del 2022, ma anche…

12 ore fa

No, in questa foto non ci sono Clinton, Mick Jagger ed Epstein che mangiano carne umana

Ci segnalano i nostri contatti una foto, pubblicata su X sia in Italiano che in Inglese da un account "spunta…

1 giorno fa

Andrew Wakefield, nume dell’antivaccinismo moderno

L'antivaccinismo militante si nutre di moderni santi, figure di culto che personalizzano il dibattito trasformandolo in un plebiscito basato sull'ipse…

1 giorno fa

No, questa non è una foto di Obama e George Clooney che riguarda gli Epstein files

Ci segnalano i nostri contatti una presunta foto di Obama e George Clooney che riguarda gli Epstein files. In realtà…

1 giorno fa

Tutti i nomi negli Epstein files sono coinvolti in attività criminali?

Tutti i nomi negli Epstein files sono coinvolti in attività criminali? La risposta è no: e non significa una buona…

1 giorno fa

Le foto di Zohran Mamdani con Epstein e sua madre sono un prodotto dell’AI

Le foto di Zohran Mamdani con Epstein e sua madre sono un prodotto dell'AI: parte dell'attenzione mediatica data alla desecretazione…

1 giorno fa