Ci segnalano i nostri contatti un video con un bambino col cellulare distrutto dal padre perché si distraeva invece di aiutarlo a montare uno scaffale. Si tratta di un video recitato, a metà tra il ragebait e il fotoromanzo social.
I “fotoromanzi social” sono storielle inventate, a volte con un aiuto pesante delle AI, a volte con qualche immagine in cui vengono raccontate storielle spacciate per vere, talora con VIP, talora con personaggi inventati, fatte per far cassa coi click.

Esempio di fotoromanzo social con personaggi inventati è la saga del “Povero MAGA discriminato”, serie di gag in cui un personaggio col cappellino dei seguaci di Trump si vede negare cure mediche, mance e lavoro in quanto buzzurro e razzista.
Come in questo esempio la storia del bambino col cellulare distrutto è anche un esempio di ragebait: la storia è costruita a tavolino per ottenere i commenti rabbiosi di aspiranti genitori violenti pronti ad “educare” i figli con la distruzione e la minaccia dell’uso di sparachiodi e aspiranti difensori dell’infanzia pronti a scaricare rabbia reciproca l’uno con l’altro mentre i commenti crescono.
Il fotoromanzo social del bambino col cellulare distrutto
Si tratta però di un video del tutto inscenato.
Infatti esiste anche un sequel per “calmare le acque” una volta che le due fazioni hanno smesso di scannarsi: per la gioia di chi aveva difeso il piccolo, con un colpo di scena degno dell’ottava stagione di Dallas, viene rivelato che il video in cui il padre minaccia il bambino dopo aver distrutto il suo amato cellulare a colpi di sparachiodi era un incubo e il piccolo si sveglia stringendo al petto l’amato cellulare.

Fine.
Il profilo è infatti di un blogger e content creator che crea video col personaggio del monello in diverse situazioni.
Francamente, il fatto che siate caduti in una ragebait tanto da aver bisogno di chiederci se il video in cui un bambino in lacrime guarda una sparachiodi che distrugge il suo cellulare mentre il pare gli urla addosso volendo credere sia vero, dice molto più di voi di quanto tutto il fact checking possa fare.