In continuità con la rubrica retro Shadow’s Play la falsa credenza di oggi è quella per cui il noto gioco Space Invaders ha provocato una penuria di spiccioli in Giappone.
Abbiamo già parlato di Space Invaders (Taito, 1978) e di come abbia influenzato i videogiochi in più di un modo, torneremo a parlare presto dei cabinati arcade, ma adesso tocca parlare di un mito.
Space Invaders ha provocato una penuria di spiccioli in Giappone? (screen da Space Invaders, Taito, 1978)
Secondo questa mitologia il successo di Space Invaders, il cui creatore Tomohiro Nishikado è stato recentemente nominato membro ad honorem della Società per la Conservazione dei Videogames avrebbe da solo procurato la scomparsa delle monetine da 100 yen, l’equivalente del “quartino” o “quarto di dollaro” usato come gettone in America.
Ovviamente perché tutti i ragazzini del 1978 e del 1979 ne averebbero fatto incetta per giocare e le Sale Giochi avrebbero deciso di affossare l’economia Giapponese per accapparsi i preziosi spiccioli.
La spiegazione è il tipico caso di correlazione senza causa, ovvero due eventi avvenuti nello stesso periodo ma senza che uno influenzi l’altro.
Un esempio tipico è il famigerato grafico dei divorzi in Maine che per un puro caso esprime risultati simili al consumo di margarina ipotizzando un inesistente collegamento tra i fenomeni, o uno dei “dogmi” della Religione Pastafariana (un noto culto satirico) per cui essendo il riscaldamento globale un fenomeno della modernità in un mondo lontano dalla Grande era della Pirateria potremmo dichiarare il cambiamento climatico conseguenza della sconfitta dei Pirati.
Il mito compare in Zap! Rise and fall of Atari del 1984, ma era già all’epoca una leggenda metropolitana stabilita, pubblicata sui giornali sin dal 1980.
Prima del 1980, per tutto il 1979 la stampa nipponica descriveva casi di ragazzini ridotti alla piccola delinquenza, pronti a rubare spiccioli dalle macchinette o dai portafogli dei genitori per nutririre la loro dipendenza dal cabinato.
Siamo ad una situazione parallela a quella del mito di Polybius nell’America del 1981. In quel caso, ricorderanno i nostri lettori, una serie di notizie legate a vari casi di ludopatia ante-litteram (un ragazzino costretto ad interrompere una “partita record” ad Asteroids dopo 28 ore di Coca Cola e avanzi di cenone del Ringraziamento con conseguente disturbo intestinale, un suo coetaneo vittima di emicrania dopo un tour de force a Tempest…) generarono nel pubblico la leggenda metropolitana di un “malvagio gioco della CIA” che faceva il lavaggio del cervello ai giovani.
In questo caso la “novità” di Space Invaders in sala giochi portò dapprima al mito dei “bravi ragazzini” indotti alla ludopatia, poi al furto di spiccioli e infine alla distruzione della scorta di monete da 100 yen di una intera nazione.
In realtà semplicemente nel 1978 furono coniate meno monete da 100 yen rispetto agli anni precedenti, fonte la Guida Krause al conio.
Circa 292 milioni, contro i 440 dell’anno passato e i 382 dell’anno dopo.
Bisognerà aspettare il 1980 per tornare ad un elevato conio.
Va inoltre aggiunto che fino al 1967 le monete da 100 yen erano stampate in argento, mentre negli anni successivi si passò al cupronickel. Questo a sua volta portò nel decennio succesivo all’incremento del conio delle nuove monete in cupronickel (come da guida) e all’accaparramento delle monete pre-1967 che venivano sovente vendute all’estero e fuse per ricavarne argento.
La scarsità provocata dalla combinazione di fattori fu attribuita a Space Invaders (ignorando peraltro che non tutti i cabinati richiedevano 100 yen: fino a Speed Race del ’74 la media era la monetina da 50) assieme a tutte le altre leggende metropolitane.
Space Invaders non ha causato la scarsità di monete da 100 yen negli anni ’70. Si è trovato nella convergenza di diversi fattori: i primi timori di ludopatia, una stampa favorevole a demonizzare il gioco, una stampa carente di monete da parte delle autorità in Giappone e fenomeni di accaparramento della tiratura precedente in argento, di materiale più pregiato che il cupronickel.
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