No, non puoi “migliorare un video con AI”: il caso dell’attentato a Trump

No, non puoi “migliorare un video con AI”: ci eravamo arrivati già prima, quando gli “investigatori da scrivania” avevano deciso di usare la AI per “ripulire i video della morte di Renee Good” e “smascherare l’agente ICE che l’ha uccisa”, ripetendo la stessa operazione con Alex Pretti.

No, non puoi "migliorare un video con AI": il caso dell'attentato a Trump
No, non puoi “migliorare un video con AI”: il caso dell’attentato a Trump

Partiamo dallo stesso concetto che evidenziammo all’epoca: le AI non “ripuliscono”, riempiono i vuoti usando i criteri del probabilmente statistico.

Non possono ricostruire quello che nel video non c’è, solo reinventarlo.

Se è possibile usare le AI per migliorare la risoluzione di un video limitando la perdita dei dettagli, una volta che i dettagli sono persi, non puoi miracolosamente ricrearli.

No, non puoi “migliorare un video con AI”: il caso dell’attentato a Trump

Il video dell’attentato a Trump è infatti a bassissima risoluzione, ricco degli artefatti delle telecamere di sicurezza. Qualcuno su X ha provato a “migliorarlo” con AI, usando peraltro strumenti base come CapCut di ByteDance (sì, quelli di TikTok).

Che è come cercare di girare un video professionale con una telecamera giocattolo.

Spezzone del video reale
Spezzone del video reale

Semplicemente, il 90% del video non è più lì: le intelligenze artificiali come visto nel caso di Renee Good (nel quale hanno ricreato il viso di un agente ICE a volto coperto sommando visi “statisticamente probabili”) e nel caso di Alex Pretti (dove nel video “ricostruito” compare un uomo senza testa) trattano il 10% rimasto come parte di un prompt per reinventare il resto sulla base del “è statisticamente probabile che l’evento sia accaduto così”.

Il risultato non è quindi un video migliorato, ma la ricostruzione di come l’utente che ha richiesto il video potrebbe immaginare le parti che non ci sono più.

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