Premessa: non è vero che Joshua Kimmich ha intestato i suoi averi al figlio per ingannare l’ex moglie. Si tratta di un “fotoromanzo social”, storie inventate con un pizzico di AI per riempire i dettagli che vedono i personaggi famosi della cronaca prodursi in azioni percepite dal pubblico come astute e degne di commenti.

In questo caso abbiamo il calciatore del Bayern Monaco prodursi in una storiella nazionalpopolare che sembra presa da una barzelletta particolarmenter misogina: il calciatore astuto esce a testa alta da un divorzio con la moglie fedifraga (perché, ovviamente, in questo genere di storielle la donna è sempre la colpevole), la quale già aveva messo gli occhi sui suoi ricchi averi (perché in questo genere di storie le donne si sposano per denaro e per “rovinare gli uomini” togliendo loro la ricchezza con l’aiuto dei giudici cattivi) ma si è ritrovata priva di mezzi e costretta a pagare per aver usato le proprietà del figlio-prestanome.
Si tratta dell’ennesimo caso di Fotoromanzo social.
No, non è vero che Joshua Kimmich ha intestato i suoi averi al figlio per ingannare l’ex moglie
Partiamo dalle basi: Joshua Kimmich è sposato con Lina Kimmich dal 2022, e la coppia è ancora legalmente coniugata.
L’ipotetico figlio/complice/prestanome della storia, che non esiste, dovrebbe essere quindi un ipotetico bimbetto precoce di 4 anni in grado di detenere legalmente (e utilizzare) una Lamborghini, il che rende la storia assurda.
La donna nella foto è peraltro, ovviamente non Lina Kimmich, che ha tratti somatici totalmente diversi.

Potremmo pensare che la foto sia stata scelta a tavolino per esibire una donna dall’aria esotica e quindi fomentare il pregiudizio rabbioso del lettore creando un fotoromanzo social a base di “arrampicatrici sociali straniere” opposte alle “brave donne dei paesi tuoi”.
La struttura del Fotoromanzo social vede spesso personaggi amati dello spettacolo agire in modi rabbiosi, crudeli e stuzzicanti per il pubblico: abbiamo visto in passato assurde narrazioni con il tennista Jannnick Sinner prodursi in scoppi di rabbia e insulti misogini contro Elly Shlein e Giorgia Meloni con tanto di hashtag inventati per incitare i lettori a condividere e partecipare alla immaginaria querelle virtuale.