Ci segnalano i nostri contatti diversi post secondo cui META intende resuscitare i morti con la IA, o quantomeno usare LLM, Large Language Model, modelli di machine learning in grado di comprendere e produrre testo, parametrati per riprodurre gli stilemi di pensiero e risposta di utenti defunti.
META intende resuscitare i morti con la IA (o almeno i loro account) per davvero?
Secondo un brevetto detenuto da META (la compagnia dietro Facebook, Instagram e Threads) un utente defunto potrebbe vedere i suoi account rimpiazzati da un modello di intelligenza artificiale pronto a rispondere come il trapassato avrebbe fatto usando la sua stessa produzione letteraria (spesso anni, se non decenni di post come materia prima).
Cominciamo dalla fine: il brevetto esiste ma “non ci sono piani per proseguire con questo progetto”, ha dichiarato un portavoce della compagnia a Business Insider.
Il progetto che secondo i social riporta in vita i morti è già morto prima di nascere.
Il brevetto US12513102B2, presentato nel 2023 con come autore principale il CTO di META Andrew Bosworth, viene presentato come “uno strumento per simulare l’utente quando questi si prenda una lunga pausa dai social, ovvero in caso della sua dipartita”.
Alla fine della fiera si tratterebbe di un risponditore automatico iperflessibile in grado di simulare perfettamente gli stilemi e le modalità espressive del suo utente primario, anche se questi fosse defunto.
Sappiamo quindi che META ha al momento seppellito l’idea, che però è stata sufficiente per generare a sua volta contenuti social e pone il problema di cosa potrebbe fare un “utente virtuale” nutrito dai dati di utenti reali che hanno smesso di esistere o abbandonato la piattaforma.
Sappiamo che i social vivono di algoritmi, e gli algoritmi hanno bisogno di post.
E non viene premiata la qualità, ma spesso contenuti di pregio come quelli che cerchiamo di creare ogni giorno vengono sorpassati da storielle AI Slop e fotoromanzo social.
Figurarsi cosa potrebbe accadere con una legione di tecnozombies pronti ad imitare gli esseri umani per mantenere attivi, e profittevoli, i social.
Di contro abbiamo già visto un caso simile: una donna che ha deciso di far leggere una arringa in tribunale dedicata al fratello ucciso da un autista infuriato per essere rimasto bloccato nel traffico da un avatar creato con le fattezze del suddetto fratello defunto.
Aprendo così le vie ad una potenziale distorsione del concetto di lutto stesso.
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