La truffa del falso casello autostradale indiano torna virale (dopo tre anni)

A volte sui social vecchie notizie curiose tornano a nuova vita, come la truffa falso casello autostradale indiano a Gujarat, in India. Truffa scoperta nel 2023 dalle autorità indiana, riscoperta dai social Italiani a scoppio ritardato nel 2026, come sovente accade per tutte le “notizie curiose dal mondo”

Torniamo quindi indietro nel tempo e nello spazio.

La truffa del falso casello autostradale indiano torna virale (dopo tre anni)

Siamo nel Gujarat, stato famoso per essere il più occidentale in India, teatro di buona parte della vita del Mahatma Gandhi e per la sua grande ricchezza architettonica.

Ma anche perché nel 2023 c’era un fabbrica di ceramica in disuso parte delle proprietà di famiglia di un politico locale (che dichiarerà, ovviamente, che tutto quanto è accaduto “a sua insaputa” perché aveva concesso in leasing il terreno ad altri), coincidente con un tratto autostradale tra le città di Morbi e Wankaner.

La truffa del falso casello autostradale indiano torna virale (dopo tre anni)
La truffa del falso casello autostradale indiano torna virale (dopo tre anni)

L’occasione fa l’uomo ladro: i complici decisero di erigere un intero casello autostradale dal nulla, con tanto di pedaggi, sbarre e gabbiotti col personale, offrendo prezzi scontatissimi rispetto ai caselli ufficiali.

Per capire, al falso casello pagavi dalle 20 alle 200 rupie per passaggio (venti centesimi o due euro circa, arrotondato per eccesso, a seconda del tonnellaggio del veicolo), mentre al vero casello si andava dalle 110 alle 595 rupie (un euro o 5 euro e quaranta centesimi), con un nettissimo risparmio.

Il gruppo di truffatori inoltre ingolosiva il pubblico dichiarando che i proventi dell’iniziativa sareberro stati usati per restaurare templi e per portare lustro al turismo locale, e la cittadinanza ci era cascata in pieno anche perché conveniva cascarci.

Almeno finché la notizia non è arrivata alla stampa, e di lì alla concessionaria autostradale, costringendo il gruppo di truffatori a cessare le operazioni.

Ad aggiungere il danno alla beffa, siccome il proprietario della fabbrica, come menzionato, era figlio di un importante politico, le opposizioni hanno chiesto dimissioni immediate per l’illustre genitore, che ha reagito dichiarando di aver affittato la fabbrica, di essre ignaro di cosa stava accadendo e di poter provare che nel periodo di massima attività della truffa stava cercando di rientrare in possesso della fabbrica stessa.

A distanza di anni però la Rete non perdona.

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