Ci segnalano i nostri contatti un improbabile post che parla di un “blackbout Meta” che impedirebbe al mondo di divulgare una importante notizia. Quale?
Quella secondo cui “domani inizia la nuova regola di Facebook per cui possono usare le vostro foto”, l'”icona è diventata blu” e tutti gli avvocati consigliano di postare un messaggio per negare il consenso all’uso delle foto e l’hanno anche detto in TV.
Il “blackbout Meta” e il ritorno dell’autorizzazione a usare i dati personali (farlocca)
Seriamente: se esistesse davvero un avvocato che consiglia di “negare il consenso in un messaggio” questa figura potrebbe esistere solo in una sitcom perché si tratta di una bufala tra quelle ormai storiche.
Anzi, un assemblaggio di diverse bufale in un golem di stupidità umana.
Le “fonti” sono molteplici,
La prima è la famigerata bufala dell'”icona che diventa blu”, derivante addirittura dai tempi di MSN Messenger, quindi ben prima dei social, secondo cui condividendo una Catena di S. Antonio si sarebbe stati notati da Bill Gates in persona (e successivamente da “Andy e Jonh direttori di Whatsapp” e altre figure non meno leggendarie) per ottenere servizi premium gratuiti o l’esenzione da una futura “cancellazione di account perché troppe persone usano il servizio”.
La seconda è il “blackout di Facebook“, o in questo caso “blackbout” collegata alla prima, la teoria secondo cui bisognerebbe affrettarsi a condividere contenuti perché ci saranno immaginari periodi di blocco.
La terza è, ovviamente, la cara vecchia bufala del “consenso all’uso dei dati” che ormai ci angoscia da diversi anni e che viene attribuita a canali televisivi immaginari, “tutti gli avvocati e finanzieri” nel tentativo di fare un phishing improprio attribuendo l’idea a persone competenti.
Ma una persona competente vi ricorderà invece che si tratta di una assoluta idiozia.
Avete un solo modo per evitare che le vostre foto non siano condivise: non condividerle, o quantomeno impostare la privacy a privato per condividerle coi soli contatti.
Immaginate l’assurdo scenario in cui condividiate, ad esempio, insulti e minacce verso qualcuno, veniate giustamente denunciati e vi presentiate in tribunale dicendo
Tutti gli avvocati dicono che io nego il consenso, quindi faccio denunziaquerela a quello che mi ha denunciato perché lui non poteva denunciarmi
Lo scenario, capirete, è assurdo. Tanto assurdo come le tristi varianti in cui utenti ritengono di poter negare il consenso all’uso dei novel food o alle sanzioni in Russia come se un post Facebook diventasse fonte del diritto.
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