No, non è vero che la “ladra di champagne al party di Trump” era l’ambasciatrice Ucraina

Ci segnalano i nostri contatti una condivisione per cui la ladra di champagne al party di Trump era l’ambasciatrice Ucraina. Il riferimento è all’attentato che ha recentemente colpito (nuovamente) il Tycoon alla cena per i corrispondenti della Casa Bianca

Attentato salito alla cronaca per la gravità del gesto e della complessa situazione politica e sociale USA, ma anche per il gesto sicuramente poco elegante con cui alcuni ospiti hanno deciso di servirsi delle bottiglie di alcolici pregiati ancora poggiate sui tavoli.

No, non è vero che la "ladra di champagne al party di Trump" era l'ambasciatrice Ucraina
No, non è vero che la “ladra di champagne al party di Trump” era l’ambasciatrice Ucraina

Alcuni account “spunta blu” hanno incolpato Olga Stefaniszyna, ambasciatrice ucraina ed ex ministro: si tratta di una delle infinite bufale doppelganger.

No, non è vero che la ladra di champagne al party di Trump era l’ambasciatrice Ucraina

Cosa hanno in comune l’ancora (al momento) anonima corrispondente accusata dello scippo di bottiglie e l’ambasciatrice ucraina? Sostanzialmente essere donne bionde.

La corrispondente accusata del furto è infatti una donna dai capelli biondi con riflessi ramati, lunghi e liberi, che sotto una pelliccia scura indossava un abito lungo e nero con spacco sulla coscia e una fisicità prorompente.

La Stefaniszyna aveva i capelli raccolti in una crocchia ed indossava un abito argentato e smanicato con pantaloni e un fisico meno evidente. A meno che l’ambasciatrice nei concitati momenti dell’attacco non abbia trovato il tempo per tingersi i capelli della sfumatura giusta, agghindarsi, cambiarsi i vestiti, tornare in sala, asportare le bottiglie e ripetere l’operazione all’inverso, semplicemente non è lei.

A sinistra, la "ladra di vini". A destra, l'ambasciatrice
A sinistra, la “ladra di vini”. A destra, l’ambasciatrice

Si tratta dell’Operazione Doppelganger che conosciamo: notizie fake vengono diffuse da canali Telegram dediti alla creazione di fake news che simulano i loghi e la credibilità di agenzie stampa legittime, tali notizie pervengono ad una serie di account X che si dividono il ruolo di diffusori e condivisori per poi tornare in madrepatria.

Noterete come nel post in cui l’ambasciatrice ha postato il suo abito ci sono commenti (evidentemente di account troll) che le chiedono di mostrare (come se non lo avesse fatto) sue foto nell’evento “per provare la sua estraneità ai fatti” in una plateale inversione dell’ordine della prova.

Solo un troll potrebbe pensare che un fatto sia vero fino a prova contraria e non falso fino a prova dellla sua esistenza.

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