Bufala

No, non è vero che il CERN ha aperto portali verso universi paralleli

Ci segnalano i nostri contatti una condivisione per cui il CERN ha aperto portali verso universi paralleli. Un lungo muro di testo che descrive un esperimento nel quale il noto centro di ricerca avrebbe inviato del “codice quantistico” in un altro universo per ricevere “risposte strutturate”.

No, non è vero che il CERN ha aperto portali verso universi paralleli

Tecnobubbola che non significa assolutamente niente, ma che porta alla conclusione, riciclata in altre fake news secondo cui al CERN sarebbero in atto esperimenti catastrofici per aprire portali verso altri universi che potrebbero interagire con il nostro anche in modo violento.

Si tratta di un filone di fake news più vecchio di quanto pensiamo.

No, non è vero che il CERN ha aperto portali verso universi paralleli

Ovviamente sul portale del CERN non vi è traccia di esperimenti del genere, peraltro impossibili in base alle leggi stesse della fisica.

Il riferimento è ad una precedente salva di bufale, risalenti al 2016 secondo la quale il noto centro di ricerca avrebbe aperto portali demoniaci verso dimensioni infernali per invitare nel nostro mondo orribili creature.

Alcune varianti di queste storie riportano il WEF come “mandante”, allo scopo di modificare il clima (essendo il negazionismo climatico parte centrale del mondo del complotto) oppure di stringere un’alleanza con le citate entità aliene e demoniache perch esse concedano ai c.d. “Poteri Forti” il necessario per sottomettere il genere umano.

L’analisi di Smodin

In questo caso la storia, apparsa in video in cui si parla di “buchi neri” usati per generare questo contatto, è integralmente un prodotto dell’AI.

Abbiamo fatto analizzare il testo da Smodin, uno dei tool di analisi meno inclini ai falsi positivi, ottenendo un contenuto al 100% artificiale. Ma anche con la doverosa analisi manuale, il risultato è evidente: il testo è meccanico e ripetitivo, del tutto privo di fonti, e con la struttura tipica delle “storie AI”, con una premessa e una conclusione redatti in un linguaggio sin troppo artificioso, arricchito da foto anche esse in AI (notare come il microfono del presunto scienziato, il cui incarnato ha il colore della plastica, si pieghi come una banana).

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