Siamo a Marzo, ed ogni bufala ha la sua periodicità. A marzo ritornano le bufale secondo cui qualcuno avrebbe abolito la festa del papà. Ovviamente parliamo dei soliti clickbait a cui siamo ormai abituati

E, ovviamente, parliamo di quei clickbait tinti come vedremo di quel genere di ragebait che soffia sul focherello dei fantasmi allucinati di “woke”, “gender” e “modernità” che, parola nuova per parola nuova, eccitano i boomer che al grido di “bergogniaaa sono indinniato kondivido” provvedono a rendersi ridicoli donando click per la causa di turno.
No, nessuno ha abolito la festa del papà
La struttura è la stessa a cui siamo abituati: un testo volutamente lungo e convoluto, arricchito da paragrafi scritti o rivisti dall’intelligenza artificiale (presente anche nelle foto) perché il tutto sembri un contenuto pregiato e di stesura sufficientemente ampia per comparire sui motori di ricerca, che parte dal titolone caricato e si “imbroda” su una assurda discussione su ” una comunità scolastica più unita, accogliente e a valorizzare la figura paterna nel contesto educativo” e “occhio di riguardo all’inclusività e alla modernità del concetto di “famiglia” – che riconosce diverse configurazioni e sensibilità”
Tanto perché il commentatore-boomer-distratto possa lanciarsi nei soliti “vergogna condividi il gender ci ruba la famiglia, genitore uno e genitore due, mamma e papà”.
Ovviamente, il testo di suo non si lancia in queste conclusioni, ma allarmisticamente aprendo con la presunta chiusura della feste le insinua.
In modo che sia il commentatore a fare tutto il lavoro sporco, compreso il procacciamento di likes.