Cominciano ad arrivare in redazione articoli e condivisioni per cui l’Ungheria di Magyar chiude agli immigrati da Giugno, abolendo i permessi di lavoro per la manodopera extra-UE dal primo del mese.
Un antico proverbio scozzese però recita “If wishes were horses, beggars would ride” , ovvero “se i desideri fossero cavalli, anche i mendicanti potrebbero cavalcare”, traducibile col nostro “tra il dire e il fare vi è di mezzo il mare”.

E in questo caso c’è un intero mare di politiche Europee e internazionali che un premier neoeletto dovrà affrontare a breve.
L’Ungheria di Magyar chiude agli immigrati da Giugno? Un po’ troppi “Vorrei, dovrei, potrei”
L’intenzione c’è, va ammesso. Lo ha dichiarato lo stesso Péter Magyar, neo eletto, senz’altro più europeista dell’uscente Orban ma comunque rappresentante di un governo di indirizzo conservatore.
Quello che Magyar ha dichiarato è evidente, quello che manca è il come. Non ha dato timeline, non ha dato proposte legislative (che sarebbero premature, date le recenti elezioni), non ha fornito indirizzi, non ha fornito quote, rinnovi e come intende affrontare il periodo di transizione.
Al momento è una “semplice proposta” che non ha ancora affrontato le procellose acque del processo normativo.
Inoltre anche al rango di proposta non è chiaro come la stessa si raccorderebbe con la White Card, permesso di lavoro rilasciato ai “nomadi digitali” che operano nel settore tecnologico in Ungheria potendo dimostrare di avere un reddito stabile attraverso il lavoro a distanza, il freelance o la gestione di attività online.
Gli attuali nomadi digitali per forza di cose non potrebbero essere toccati da tale ipotetico provvedimento, anche se fossero extraUE, il che rende tutto più aleatorio.