Siamo subissati di “fotoromanzi social”, storie di buoni sentimenti inventate sul posto: Punch il piccolo macaco non è tra queste.
Esempi di fotoromanzi social a sfondo animali sono state ad esempio la foto di un pullo malato e agonizzante divorato vivo dalle formiche trasformato sui social in un “uccellino che si sta facendo pulire dagli insetti” e la foto di un cadavere in putrefazione di una balena spiaggiata spacciato biecamente per una “balena che ama giocare coi bambini”.
La storia di Punch il piccolo macaco non è un fotoromanzo social
In questo caso però storia e immagini coincidono, anche se storielle inventate simili hanno diminuito la credibilità di tutto.
Punch-kun è un cucciolo di macaco dello zoo di Ichikawa, nato nel luglio 2025 con un peso di 500 grammi e rifiutato dalla madre, evento che accade spesso in natura in situazioni di stress psicofisico, e che può accadere anche in strutture isolate come gli zoo.
Il suo nome deriva da Monkey Punch, pseudonimo di Kazuhiko Katō, autore della pluridecennale saga di Lupin III, il goffo e bruttarello ladro gentiluomo discendente del celebre Arsenio Lupin, ma dal gran cuore e carisma circondato da donne bellissime (tra cui la libertina ladra Fujiko Mine), amici fedeli (lo spadaccino Goemon e il pistolero Jigen) e dal suo amico/nemico/rivale l’ispettore Zenigata dell’Interpol.
Il dono dei peluche IKEA
Punch non ha avuto tale privilegio, almeno all’inizio: rifiutato dalla madre non ha mai avuto il suo imprinting sociale, ovvero nessuno gli ha insegnato come “si sta al mondo” ed è stato ignorato dagli altri macachi.
Kosuke Shikano, uno dei custodi, gli ha quindi donato un peluche IKEA DJUNGELSKOG, un orango di pezza dal valore di quasi 10 euro perché quantomeno imparasse ad aggrapparsi al pelo delle altre scimmie sviluppando un minimo di contatto umano e tenendo allenati i muscoli delle sue zampine nonché mantenendo il morale.
Lo spot Ikea
Il peluche è stato prescelto da Punch tra altri peluche, scampoli di stoffa ed asciugamani arrotolati, suscitando una gara di solidarietà che ha portato la scimmietta sui social di tutti ed IKEA a regalargli altri peluche rendendolo una sua mascotte con la tagline “spesso la vera famiglia è quella che incontriamo per la strada”.
Secondo gli esperti c’è una speranza per Punch: Matt Lovatt, direttore di una struttura nel Regno Unito, ha rilevato come il piccolo macaco è passato dall’essere un paria malsocializzato e mal accettato dai suoi simili ad essere accolto nel gruppo e accettato nelle loro pratiche sociali, il che gli renderà possibile sopravvivere e avere una vita normale, ancorché nei confini della struttura.
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