Ci segnalano i nostri contatti un post Instagram con un post in Lingua Araba che invita i migranti a coordinarsi per una prossima presenza a Ceuta il giorno 15 Agosto, tra dieci giorni.

Il riferimento è ovviamente al massiccio influsso di migranti nell’enclave spagnola di Ceuta, e per quanto come vedremo il post sia presentato in modo assai simile alle comunicazioni relative al primo influsso, in questo caso particolare a rilanciare il post è stato un comico che ha deciso di cavalcare l’onda virale.
La verità dei fatti
Una operazione congiunta di SkyTG24 e Maldita.es dimostra che, effettivamente, esiste un pesante influsso di post che inneggiano ad una invasione massiccia di Ceuta il 15 Agosto.
Il detto influsso di post descrive l’ipotetica data del 15 Agosto come “l’ultima occasione” per molti migranti di riuscire a lasciare i loro paesi di origine e arrivare in Europa mediante Ceuta, alimentata da una fake news.
In una sorta di telefono senza fili tra disperati si è infatti diffusa sui social la teoria del complotto secondo cui la decisione della Suprema Corte Spagnola il “rechazo en frontera” (il respingimento immediato o devolución en caliente) non si applica ai migranti intercettati in mare o arrivati a nuoto a Ceuta e Melilla significa che chiunque arrivi in Spagna vivrà una sorta di “tana libera tutti” per cui non potrà mai più essere rimpatriato e potrà restare per sempre in Europa.

Si tratta di una teoria completamente infondata, frutto a sua volta di ignoranza, disperazione e disinformatori pronti a soffiare sul fuoco: l’intepretazione autentica della decisione comporta che anziché il rimpatrio immediato sommario i malcapitati dovranno affrontare un procedimento amministrativo individuale di identificazione, quindi un intero percorso che parte dalla presa in carico della CRI e il trasferimento nei centri di permanenza temporanea, ovvero i CETI a Ceuta e Melilla, e prosegue in identificazione e il procedimento legale che porterà all’espulsione o all’asilo per i soli aventi diritto.
Tale teoria è stata rinfocolata dai video pubblicati da stampa e social di immigrati a Ceuta, che hanno rinfocolato l’illusione che partire fosse possibile in vasti strati della popolazione.
Le chat “del 15 Agosto” riprendono il contenuto di quelle di fine Luglio, contenendo gli stessi suggerimenti, le stesse fake news e le stesse malguidate speranze.
Alcuni esempi di contenuti
Al contrario come vedremo di iniziative virali che cavalcano la triste fama degli eventi di Ceuta, i post raccolti da Maldita.es raccontano una serie di storie virali dal brutale al crudele passando per il triste.

Oltre ad inviti ad organizzarsi in modo massiccio per questa o quella data nella falsa speranza che un movimento di massa comporti l’impossibilità del rimpatrio abbiamo infatti post di aspiranti scafisti pronti a mettere in campo gommoni, carrette dei mari e piccole imbarcazioni e la lunga sequela di post di richieste di aiuto per rintracciare amici e parenti perduti nella folla, nel timore che semplicemente non siano sopravvissuti alla traversata.
Le iniziative estemporanee
A questo punto succede sempre che l’occasione fa l’uomo ladro, e per molti aspiranti influencer le “chat dei disperati” sono diventate l’equivalente Nordafricano dell’assalto virale all’Area 51 del 2019, anche in quel caso colonizzato da influencer e viralizzatori, capitalizzando però non sulla miseria umana ma sulla noia borghese.
Il post che ci è stato segnalato infatti non appartiene a organizzazioni di migranti (Maldita.es conferma che le autentiche “chat dei disperati” tendono ad essere molto meno trasparenti, anzi i messaggi captati dai colleghi chiedono espressamente di evitare pubblicazioni social e virali che possano attirare attenzione sui condivisori, su coloro già fermati a Ceuta e sui migranti in generale.
Appartiene però a influencer e comici virali che cavalcano la fama virale di un fenomeno reale per trasformarlo in un mezzo autopromozionale.
Cliccando in questi casi sul “link in bio” non si finisce nelle chat dei migranti (ovviamente tenute segrete il più possibile) ma in canali promozionali e virali che hanno scoperto che la disperazione umana diventa un eccellente combustibile non solo per atti disperati, ma per ottenere click.