Precisazioni

Inducono a pensare che Max Giusti sia morto: il ritorno dei titolacci poco etici

Tornano i titoli davvero vergognosi sul web, questa volta in riferimento alla notizia secondo cui Max Giusti sarebbe morto. Impostazioni redazionali con tanto di “addio” e “non c’è stato nulla da fare”, come se strategie del genere non fossero in grado di indurre cattive reazioni sia dei vari algoritmi, sia soprattutto dei lettori. Gli stessi che, per forza di cose, in questo modo finiranno per perdere la fiducia verso un determinato sito. Niente da fare, perché per qualcuno che fa informazione (o meglio, che prova a farla), è più importante il risultato del giorno, rispetto a quello a lungo termine.

Max Giusti è morto, anzi no: i titoli che bisogna censurare

E così, a distanza di poche ore dalle forzature su Simba La Rue, dato per molto dopo l’aggressione ricevuta nonostante le sue condizioni fossero in deciso miglioramento come riportato con il nostro articolo di giovedì, tocca trattare per l’ennesima volta alcune forzature giornaliste a dir poco indiscutibili. La storia di Max Giusti morto ruota attorno ai problemi riscontrati con la trasmissione a lui affidata.

Stiamo parlando di “Boss in incognito“, che evidentemente non ha mantenuto le promesse e non ha rispettato le aspettative che si erano venute a creare attorno a questo progetto in termini di ascolti. Lasciar pensare che Max Giusti sia morto, giocando con le parole e sul momento non straordinario del programma che sta conducendo, simboleggia in tutto e per tutto il ritorno dei titolacci poco etici. Quelli che lasciano credere qualcosa di falso, pur non puntando palesemente su una bufala.

Se vogliamo, si tratta di una strategia ancora più meschina. Non lo diciamo noi, ma coloro che sui social (a partire da Facebook) hanno commentato in malo modo i titoli apparentemente incentrati sulla notizia di Max Giusti morto. No, non è così, visto che il conduttore fortunatamente sta benone.

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