Il sito del Tribunale di Cesena (che non esiste): phishing in danno delle istituzioni

Esiste il sito di un tribunale che non esiste. Se cliccate oggi su www.tribunaledicesena.it verrete accolti da un provvedimento di sequestro della Procura della Repubblica di Emilia Romagna, tribunale che esiste davvero.

Il sito del Tribunale di Cesena (che non esiste): phishing in danno delle istituzioni
Il sito del Tribunale di Cesena (che non esiste): phishing in danno delle istituzioni

Ma il 18 Settembre non era così: c’era un sito coerente con la grafica istituzionale del resto dei Tribunali di Italia, con qualche incertezza nei font usati, ma sufficientemente ben fatto per trarre in inganno.

C’è solo un problema: la sezione distaccata di Cesena del Tribunale di Forlì è stata chiusa nel 2013, in seguito alla riorganizzazione della geografia giudiziaria disposta dal Decreto Legislativo n. 155/2012.

Il sito del Tribunale di Cesena (che non esiste): phishing in danno delle istituzioni

A Settembre del 2013 infatti tutte le sezioni distaccate di Tribunali (220 sul suolo italiano) furono chiuse per la riorganizzazione e razionalizzazione degli uffici, lasciando però un vuoto “duro a morire” nelle abitudini nazionali.

Persone abituate a vedere il “Tribunale in città” non si sono rassegnate facilmente alla perdita di un presidio statale, e se gli addetti ai lavori hanno fatto il callo per primi (dovendosi spostare alla sede centrale), paradossalmente proprio gente che in Tribunale non è mai andata nella vita e non ha mai avuto bisogno dei servizi del sistema Giustizia, ha continuato a vivere la propria vita senza curarsi del D.L. 155/122.

In questo è entrato un gruppo di truffatori, secondo il quotidiano Today che agivano con un IBAN sito in una banca Lituana ed una registrazione WHOIS (le “Pagine Bianche” dei Siti Internet) poco chiari che hanno creato quello che in gergo viene chiamato Phishing, ovvero la truffa che si basa sul fingersi qualcuno affidabile, un soggetto di elevata reputazione, per spendere quella fiducia e ingannare il pubblico.

Come ha funzionato la truffa?

La storia l’ha descritta mirabilmente il Consulente Informatico Paolo del Checco: il 30 Luglio del 2026 qualcuno ha registrato siti per il Tribunale di Cesena e il Tribunale di Faenza, entrambi derubricati a sedi distaccate e poi chiusi, ma vivi nella memoria cittadina e collettiva.

I due siti servivano come “civette” per una sezione particolare: la sezione delle Aste Giudiziarie.

Le Aste Giudiziarie sono infatti tra i presidi del sistema giustizia sottoposti ad informatizzazione, quindi accessibili per via telematica asincrona (piazzi un’offerta, controlli in un periodo di tempo se la tua offerta è stata superata, rilanci, attendi). Cosa che ha reso possibile creare siti convincenti di tribunali ormai chiusi con foto stock di immobili “da sogno” e la possibilità di partecipare a “presunte aste online”.

Ovviamente dopo aver versato una ricca caparra ad un IBAN Lituano per poi restare con un palmo di naso: il Tribunale non esiste più, l’asta non è mai esistita, i soldi sono ormai spariti e bisogna cercarli in un istituto extra Italia con tutte le complicazioni dovute ad un’organizzazione che assai probabilmente usa prestanomi e tutte le avvertenze del caso.

Tutto nella truffa era congegnato per raggiungere il massimo inganno: siti di Tribunali un tempo esistenti, foto di immobili da sogno con descrizioni redatte nella grammatica ampollosa e meccanica tipica di ChatGPT e simili, attestazioni di notai del tutto inventati ma dai nomi credibili e altisonanti (e talora, indirizzi realmente esistenti presi da albi pubblici ed elenchi del telefono) e l’invito a versare la cauzione con tanto di “ricevuta telematica” da inviarsi via email e l’invito ad attendere la fine di un’asta.

Immobili ovviamente da sogno a prezzi molto competitivi, vendendo l’idea che le Aste Giudiziarie debbano essere convenienti, possano essere facili, e il nome di un tribunale basti a sanare ogni dubbio.

La conclusione

I due siti sono stati chiusi. Gli esperti e gli addetti ai lavori come il citato CTP ricordano la necessità di vigilare sull’attivazione di nomi “illustri” ormai diventati “sedevacanti”, quindi adatti ad essere utilizzati per truffe.

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