False credenze

Il mito di Einsten bocciato in matematica e l’autoassoluzione

Complice Oppenheimer al cinema, torna l’autoassolutorio mito di Einstein bocciato in matematica. Mito usato in perfetta funzione autoassolutoria: se uno dei più grandi scienziati del secolo passato faceva schifo in matematica, significa che il vostro figliolo che va avanti a bocciature e ricorsi al TAR non è un cattivo studente, ma un genio incompreso angariato dalla “Kasta” che diventerà un grande scienziato che il mondo invidierà.

Il mito di Einsten bocciato in matematica e l’autoassoluzione

Problema: Einstein era un eccellente matematico sin da ragazzino, se vostro figlio viene pluribocciato difficilmente diventerà uno scienziato e per autoassolvervi state credendo all’ennesimo apocrifo incredibile.

Il mito di Einsten bocciato in matematica e l’autoassoluzione

Effettivamente i genitori di Einstein in diversi scritti apparivano preoccupati dall’avere un figlio introverso e timido, dato confermato dal figlio Hans Albert.

Nessun disagio comportamentale o ritardo nello sviluppo: Einstein a due anni era in grado di parlare fluentemente, a sette anni i suoi genitori si vantavano già dei suoi voti eccellenti ed a 13 delle sue letture più profonde di quelle dei suoi coetanei.

Quello che mancava ad Einstein era la tolleranza per il nozionismo: un po’ come lo Sheldon Cooper di “Young Sheldon” e “The Big Bang Theory” si sentiva un reietto ed un pariah tra gli accademici più ingessati e faceva un po’ quel che gli pareva, saltando le lezioni per studiare in privato e finendo a lavorare nell’ufficio brevetti Svizzero perché semplicemente aveva trovato il modo per venire a noia a tutti quelli che avrebbero potuto referenziare il suo genio.

La sua più grande bocciatura arrivò quando si iscrisse, anticipatario di ben due anni, al Politecnico di Zurigo con voti eccellenti in matematica e nelle materie scientifiche, ma pessimi in lingue (specialmente il francese), botanica e zoologia, ostentando la sua selettività negli studi.

Ci riprovò l’anno dopo, riuscendovi.

Una potenziale ulteriore fonte del mito nasce dal fatto che nel sistema di voti nella scuola svizzera dove studiò prima del secondo tentativo a Zurigo, i voti andavano da 1 a 6, dove uno era il voto massimo e sei la bocciatura.

È possibile che la confabulazione della bocciatura a Zurigo con le sue votazione ricche di “uno” in matematica ad Aargau abbiano fomentato il mito.

Il falso mito fa parte della famiglia dei “miti antikasta dei famosi umiliati dalle istituzioni accademiche”, come le storie a base di Gandhi che antagonizzava professori cattivi come in un capitolo di “Animal House” e altre simili creazioni.

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