Il magico mondo di Gigì: quando uno degli autori di Pokemon decise di traumatizzare una generazione

Vi abbiamo parlato in questa rubrica, e più volte, delle serie di Majokko, ovvero come l’improvvisa attrazione del popolo nipponico per gli show americani rivali dai  Vita da Strega del 1964 e  Strega per Amore del 1965 abbia creato un intero genere narrativo.

Laddove nelle storie americane abbiamo due giovani donne del mondo della magia (la strega Samantha e la donna genio Jeannie) decidere di mollare tutto per vivere felici al fianco dei loro partner e infine sposi umani, da Sally la Maga del 1966 abbiamo storie in cui ragazzine del mondo magico, al massimo adolescenti, vengono mandate a “studiare il mondo umano” per poi decidere di continuare a viverci, o storie come Stilly e lo Specchio Magico (1962) e le serie di maghette dello studio Pierrot come L’Incantevole Creamy (1983) in cui invece bambine e adolescenti del mondo umano acquisiscono poteri magici che, metaforicamente, consentono loro di assumere un aspetto adulto per osservare “il mondo dei grandi” da un punto di vantaggio e capire che in fondo crescere è la più grande delle avventure date in sorte ad ogni bambino, con o senza magia.

Ma niente avrebbe potuto preparare i piccoli spettatori all’assurdo di follia del Fantastico Mondo di Gigì, che di fantastico aveva solamente una serie di visioni degne di uno di quegli incubi veramente, ma veramente brutti causati da indigestioni, depressioni e simili.

E non è un caso che lo scrittore principale sia Takeshi Shudo, l’uomo che è riuscito a trasformare persino il colorato mondo dei Pokémon in una specie di incubo trascendentale scrivendo dettagli della storia di Pokemon sbattuti solo in un romanzo tratto dalla serie animata perché troppo cupi per la storia di Ash Ketchum.

Takeshi Shudo: se il buongiorno si vede dal mattino

Questo articolo in un certo senso è il sequel spirituale di quello su Capitan Power, serie di fantascienza distopica autoazzoppata dagli autori perché Mattel voleva farne uno spottone per giocattoli costosi ma l’editore convocò un intero bullpen di famosissimi scrittori di sci-fi che ne fecero un’opera cupa e distopica troppo criptica per un branco di ragazzini che volevano giocare a laser tag contro la TV perché troppo pigri per farlo tra di loro.

E Takeshi Shudo era un uomo veramente infelice specializzato nella stesura di copioni di rara infelicità come se dovesse comunicare al mondo il suo esistenziale male di vivere.

La carriera di Shudo comincia a 19 anni, dopo essere diventato un ronin, da non intendersi come il samurai senza padrone ma come l’aspirante studente universitario che, falliti gli esami di ingresso per la facoltà che desidera, viene condannato a passare un anno nel girone delle scuole di recupero e preparazione sperando di non deludere la sua famiglia anche l’anno dopo.

In uno dei pochissimi eventi fortunati nella vita di Shudo, sua sorella gli porta in casa una copia di Scenario (シナリオ) uno dei più importanti mensili dell’epoca specializzato in cinema, sceneggiatura e drammaturgia.

Shudo, che aveva messo da parte soldi per la scuola di recupero, decide di puntare il tutto e per tutto e si iscrive ad un corso di drammaturgia.

Takeshi Shudo - By Takeshi8 - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30261097
Takeshi Shudo – By Takeshi8 – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30261097

Diventa sceneggiatore di un episodio del drammone storico Ōedo Sōsamō, una storia di detective ai primi dell’800 Giapponese. A questo punto Shudo poteva dichiararsi felice? Assolutamente no.

Decide che gli show drammatici lo annoiavano a morte e butta a mare la sua carriera per diventare commesso viaggiatore in modo da potersi permettere di fare l’assistente per manga shojo (per ragazze, sostanzialmente), partecipare alla stesura di copioni più stimolanti e mettere da parte soldi per un viaggio in Europa.

Tornerà nel 1976 per sceneggiare Le più belle favole del mondo, raccolta di fiabe occidentali tra cui quegli immani capolavori di depressione che erano le storie di Hans Christian Andersen, per poi tornare ai dramma storici che l’avevano annoiato, ma a modo suo.

Scena da Isabella
Scena da Isabella

Scrisse così i copioni di Isabella (Isabelle du Paris) storia di una giovane nobildonna che passa in scioltezza dal vivere appassionati triangoli amorosi al vestirsi da uomo per combattere il primo presidente della Terza Repubblica Francese Marie Joseph Louis Adolphe Thiers da lei accusato di aver venduto la patria al nemico Prussiano e Il piccolo Guerriero, manga prodotto dallo stesso studio Knack di quella cavalcata di follia di Chargeman Ken (di cui abbiamo parlato qui) ispirato alle storie romanzate del leggendario Sarutobi Sasuke raffiurato come un vispo ragazzino curioso e poi tornò dal suo primo amore, la depressione, con Baldios – Il guerriero dello spazio.

Dal Pianeta delle Scimmie a Baldios passando per il Fantastico Mondo di Gigì

Cosa hanno in comune il Pianeta delle Scimmie col Fantastico Mondo di Gigì?

Semplicemente l’idea alla base di Baldios il Guerriero dello Spazio è quella del finale del Pianeta delle Scimmie.

Per i sassi che non avessero visto il film del 1968, quello che si conclude con Chartlon Heston che, sbarcato su un misterioso pianeta di scimmie umanoidi dove gli esseri umani sono una razza servile, abbrutita e inferiore e cercando di tornare a casa, si imbatte nella Statua della Libertà in rovina e tra le lacrime urla

“Oh, Dio mio… Sono a casa… Sono a casa. L’astronave… È ricaduta sulla Terra sconvolta dalle esplosioni atomiche. Voi, Uomini… L’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità! Tutti!”

E Shudo, intorno a questa singola scena, ci ha costruito un intera saga fantasy che nasce come contraltare alle storie di robot “tradizionali” nello stile di Goldrake (di cui abbiamo parlato) e compagnia.

Voi, Uomini... L'avete distrutta! Maledetti, maledetti per l'eternità! Tutti!
Voi, Uomini… L’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità! Tutti!

Esaminando la vena di tristezza alle spalle di Shudo, abbiamo ora Marin, eroe del pianeta S-1 (chiamato così, prendete nota, perché primo pianeta del suo sistema solare), figlio di uno scienziato che, resosi conto che S-1 sta morendo devastato dalle radiazioni atomiche e dall’inquinamento, cerca modi per risanare l’ecosistema del pianeta e renderne la superfice abitabile.

Una corrotta elite militare si oppone al piano decidendo che invadere un mondo a caso, sterminarne gli abitanti e prendere il loro posto è la soluzione più rapida: tra i seguaci del malvagio Theo Gattler ci sono la luogotenente Afrodia (innamorata del bel Marin) e suo fratello Miran: Miran agendo in nome di Gattler uccide il padre di Marin che a sua volta uccide Miran giocandosi ogni possibilità di relazione ulteriore con Afrodia e fugge sulla Terra col robot Baldios offrendosi di passare tutto il tempo che gli resta ad ammazzare i suoi concittadini ogni qualvolta essi cerchino di sottomettere e invadere la Terra.

Ricordiamo che la sigla era dedicata a "Noi che siamo giovani, e crediamo negli eroi". Dopo aver visto Baldios, semplicemente cominciavi a credere nella bontà della Morte
Ricordiamo che la sigla era dedicata a “Noi che siamo giovani, e crediamo negli eroi”. Dopo aver visto Baldios, semplicemente cominciavi a credere nella bontà della Morte

Cosa c’entra il Pianeta delle Scimmie? Nel proseguire della serie gli abitanti di S-1, nel tentativo di sconfiggere Baldios e i Terrestri, organizzano piani sempre più assurdi e malvagi come distruggere Mercurio e Venere (rendendo la Terra primo pianeta del Sistema Solare devastato) e sciogliere le calotte polari, dando a Marin e ai suoi nuovi alleati il “leggero sospetto” di essere tutti nel passato di S-1, ovvero che in qualche modo Marin e gli S-Unensi sono finiti nel loro passato: un’escalation militare porta Marin, con in braccio una morente Afrodia con la quale si è riappacificato in fin di vita, ad assistere impotente agli ultimi momenti della Terra ed alla nascita di S-1 in un eterno loop in cui, come l’astronauta Taylor interpretato da Heston, viene condannato a maledire i “pazzi maniaci” che hanno distrutto il suo pianeta di origine senza poterne cambiare la storia.

Dinanzi ad una spremuta di allegria così capirete dove stiamo andando a finire.

Arriva il Magico Mondo di Gigì

Al nostro Takeshi Shudo arriva l’ordine di scrivere una storia per bambine. Una storia di majokko. Cosa potrebbe andare storto? Decide di ispirarsi al mito giapponese di Momotaro, un ragazzino eroico che, nato da una pesca, sconfigge gli oni (demoni malvagi che ironicamente hanno ispirato la poco malvagia Lamù) con l’aiuto di un cane, una scimmia e un fagiano (non fate domande) portando pace e prosperità ai suoi amici.

Se il buongiorno si vede dal mattino, siamo in attesa di una strage. E ci siamo.

La storia di Shudo è assai semplice, quasi delicata: il regno della Fantasia di Fenarinarsa manda la principessina Gigì (Minky Momo in originale, tradotta in Gigì per ovvi motivi di omofonia) a riportare la fantasia tra gli umani perché, un po’ come in La storia infinita di Ende, se gli umani smetteranno di sognare il Regno della Fantasia sparirà per sempre.

Gigì, ragazzina dodicenne, si installa quindi a casa di due veterinari senza figli con un cane, un canarino e una scimmietta (il fagiano non era disponibile per altrettanto ovvi motivi di arrosto) e decide che dovrà compiere svariate buone azioni in modo da illuminare una magica corona da dodici gemme (ogni gemma ha spazio per quattro buone azioni) e ridonare agli umani la fantasia.

Seriamente: avreste mai pensato con una personaggina così tutto avrebbe potuto andare assurdamente storto?
Seriamente: avreste mai pensato con una personaggina così tutto avrebbe potuto andare assurdamente storto?

Come tutte le brave Majokko degli ultimi venti anni, anche nel 1983 Gigì ha il potere della trasformazione: può diventare brevemente una donna adulta, sempre affascinante, sempre carismatica, sempre ricolma di tutte le competenze necessarie a risolvere i guai di un mortale a caso (comunque impegnandosi per riuscirvi, nonostante la magia sia tarata in modo da darle “Le abilità dell’umana più abile al momento in cui la trasformazione avviene”, quindi in modo da renderla la poliziotta migliore del mondo, l’infermiera migliore del mondo e così via…) in modo da ottenere la sua buona azione, il tutto con un pizzico di fanservice abbastanda destabilizzante per i giorni nostri ma che per un Giapponese degli anni ’80 era normale (banalmente, autore e disegnatore si dimenticano che Gigì è una bambina tredicenne e la sua forma adulta, in ogni trasformazione, è sostanzialmente la donna più bella e affascinante dell’episodio a tavolino con tanto di abbigliamento adeguato a catapultare i piccoli spettatori maschi nella pubertà nonostante a pensarci il tutto sia profondamente sbagliato).

Tanto per capirci
Tanto per capirci

Fin qui direte non c’è niente di traumatizzante, trasformazioni a parte, no?

Sbagliato, anzi, sbagliatissimo.

Tra gli sponsor primari del Magico Mondo di Gigì c’era Popy, sussidiaria di Bandai responsabile per la creazione dei Chogokin, ovvero le action figure in metallo, che ad un certo punto decise di tagliare i fondi alla produzione del Magico Mondo perché semplicemente non guadagnavano più dai Pupazzetti.

Avrete capito che Shudo era un uomo pervaso dal dolore esistenziale: avrebbe potuto ribellarsi in ogni modo, scelse di traumatizzare il maggior numero di bambini possibili.

In una scelta degna della redazione di Boris, dapprima in episodio un commando camorrista apparso a caso come in un film di Merola colpisce il pendente fatato di Gigì con un proiettile vagante privandola per sempre di ogni potere magico e del suo alter ego adulto, maturo e competente e infine la sconsolata e ormai priva di poteri Gigì non riesce a riparare il ciondolo perché un tir pieno di giocattoli la investe uccidendola in un caso di omicidio stradale.

Tipico di una serie di Maghette no?
Tipico di una serie di Maghette no?

Ora, in moltissime serie di Majokko la “perdita dei poteri” è un mezzuccio per introdurre tensione narrativa, mostrare come non sia il potere che fa l’eroe e vendere nuovi giocattoli: in Stilly e lo Specchio Magico la rottura dello specchietto ad esempio non comportava decenni di sfortuna, ma la necessità per le ragazzine a casa di comprare un nuovo giocattolo ancora più plasticoso e imbellettato perché nella storia Stilly ottiene un feticcio magico deluxe, nell’Incantevole Creamy Creamy ottiene un nuovo scettro in tempo per la stagione degli acquisti. Ma in questo caso l’obiettivo di Shudo era mandare a quel paese Popy e vendicarsi dando un funerale vichingo alla sua serie, nel senso di dar fuoco a tutto e lasciarsi alle spalle solo le macerie.

E una lapide. Perché Popy doveva soffrire
E una lapide. Perché Popy doveva soffrire

Incidentalmente non sarà l’unica volta che un personaggio Giapponese muore di omicidio stradale: ricordiamo come in Prendi il Mondo e vai (Touch, 1985, trasmesso in Italia tre anni dopo, adattato da un manga di Mitsuru Adachi del 1981) uno dei personaggi principali muore proprio stirato da un camion, e uno dei tropi letterari più abusati del genere Isekai (giovane dei giorni nostri che muore per reincarnarsi come eroe in un mondo fantastico) vede proprio il protagonista morire investito da un camion a caso.

Il tutto in questo caso con un colpo di teatro degno della Mission Zero della serie Amazon Prime Helluva Boss in cui i protagonisti “con poca professionalità” investono l’autrice in camper per essere scacciati dal resto del cast a fucilate.

Shudo letteralmente concepì l’episodio come un dito medio proteso a Bandai, ma la serie aveva ancora un culto tra le piccole spettatrici nonostante le stesse siano state traumatizzate a vita nell’assistere all’omicidio della loro protagonista.

E vorrei dire che questo sia stato l’unico fattore decisivo. Vorrei poter raccontare di una sollevazione di fan che hanno toccato il cuore di Shudo e di Popy convincendo gli sponsor a riportare in vita Gigì.

A Gigì non fu neppure consentito riposare in pace per colpa di questo coso - fonte http://princesscomet.net/anime/momo/toys/kazira.htm
A Gigì non fu neppure consentito riposare in pace per colpa di questo coso – fonte http://princesscomet.net/anime/momo/toys/kazira.htm

In realtà c’era da vendere un sordido feticcio, un orrendo draghetto che poteva diventare delle scomodissime e poco sicure forbici per lavoretti e nessuno sapeva cosa fare, e quindi bisognava appiopparlo a Gigì.

L’avventura continua col fantasma di Gigì che appare ai suoi genitori umani chiedendo di potersi reincarnare nella loro figlia terrena, questa volta senza poteri.

I due (ovviamente fuori inquadratura) si danno da fare e la madre adottiva di Gigì si ritrova incinta di una Gigì umana, mentre le vicende prosieguono con le avventure di una Gigì onirica (i residui della Gigì morta nei sogni della Gigì reincarnata) nel mondo dei suoi stessi sogni, mondo in cui appare il sordido e infame draghetto come nuovo assistente per convincere i bambini a rischiare i polpastrelli.

Una seconda stagione rivela che oltre alla colonia di Cielo Incantato il mondo della Fantasia ha anche una colonia di Mare Incantato: i re di Cielo Incantato, non avendo più principesse disponibili a causa del camion di prima, dieci anni dopo chiedono ai colleghi di Mare Incantato di mandare una loro Gigì sulla Terra con una missione semplificata: semplicemente divertirsi e aiutare gli esseri umani a sognare per non cancellare il mondo della fantasia.

Cast quasi completo della serie
Cast quasi completo della serie

Ovviamente alla seconda Gigì, che fa in tempo a incontrare la reincarnazione della prima evitandole un altro paio di omicidi stradali improvvisi le cose non potevano andare bene perché sennò Shudo non sarebbe stato Shudo.

Nel giro di poche puntate Gigì 2.0, che vive ora con un archeologo e una scrittrice disoccupati che sbarcano il lunario gestendo un albergo assiste ad una serie di sfighe tali che persino Marin scenderebbe da Baldios per abbracciarla e dirle che anche se non crede che andrà mai tutto bene prova pena per lei.

Gigì 2.0 trae i suoi poteri da un parchetto pieno di spiriti e sogni: peccato si ritrovi in mezzo ad un conflitto bellico che interessa il paese dove vive e si trova ad espatriare con la famiglia cercando una nuova sorgente di potere non bombardata.

La nuova Gigì, sia pur senza deadline rigide, con una amica streghetta e con la Gigì 1.0 reincarnata nell’angolo si ritrova così ad aiutare persone come uno sceneggiatore depresso perché non riesce a creare secondo la sua arte, distrutto dagli sponsor, che tanto muore lo stesso di superlavoro (e qui sinceramente avrei mandato aiuto a casa di Shudo…) finché semplicemente decide di non farlo.

Ad una certa l’anime finisce così, di botto, senza senso (cit). Gigì 2.0 decide che il genere umano è una causa persa, ma anziché abbandonarli al suo destino lascia che il mondo della Fantasia scompaia, si reincarna in una ragazzina umana (ma al contrario della sua omonima, mantenendo i suoi ricordi) e decide che semplicemente “assecondando i sognatori del mondo” si potrà conservare quel poco di fantasia che è rimasta nel mondo perché resuscitare l’immaginario collettivo in grande stile è una causa persa e con una morale un po’ mindfulness, un po’ resa incondizionata, ambo le Gigì restano nel mondo umano, il Mondo della Fantasia è perduto per sempre, “dai sognatori, in fondo ce la farete anche senza, non è che posso fare tutto io, e insomma, compratevi il giocattolo”.

Fine.

Penserete a questo punto Shudo abbia finito per sempre di traumatizzare il genere umano. E invece no.

Dalla Maledizione di Gigì a Pokemon

Una serie di eventi tragici, compresi terremoti, inondazioni, alluvioni e disastri naturali furono attribuiti ad una sorta di Maledizione di Minky Momo, ovvero al rancore solidificato di Shudo e del team creativi la cui “cazzimma” era arrivata ormai a proporzioni sovrannaturali trasformando una serie di maghette in un The Ring a sfondo anticapitalista con la vendetta della rabbia e del mondo dei sogni contro il capitale.

Shudo continuò a lavorare ad opere come il metatestuale Nadesico, la corazzata robotica (dove il protagonista è un improbile eroe spaziale circondato da donne bellissime improbabilmente assatanate e vogliose di lui, a sua volta fan di una serie di combattimenti tra robot interna alla serie che lo rende un eroe ricorsivo che passa le sue giornate tra menare mostri, scansare bellezze in minigonna e guardare serie animate di gente che mena i mostri…) fino ad arrivare a Pokémon, dove scrisse le prime stagioni.

“It's your mama in pajamas. What's the drama? Oh, I'm a poet and I didn't know it.” - Dalle illustrazioni del romanzo originale
“It’s your mama in pajamas. What’s the drama? Oh, I’m a poet and I didn’t know it.” – Dalle illustrazioni del romanzo originale

Che a giudicare dal romanzo tratto dalle prime stagioni avrebbe dovuto essere ancora più drammatica.

Ricorderete tutti che in 25 anni di episodi di Pokemon nessuno ha mai saputo che fine abbia fatto il padre di Ash Ketchum. Shudo aveva la risposta pronta: non importa a nessuno perché nella vita a nessuno importa dei falliti, e Mister Ketchum era lo zar di tutti i falliti, il maragià dei poveri stron*i, una nullità tale che persino sua moglie aveva perso il minimo interesse per lui dopo aver sgravato Ash.

E non è uno scherzo.

Sostanzialmente il romanzo segue fedelmente la serie che abbiamo visto in TV: Ash Ketchum, 10 anni, vive nella città di Pallet (o Biancavilla a seconda del doppiaggio) e si sveglia in ritardo per ritirare il suo Pokemon e cominciare il viaggio che lo renderà un Maestro di Pokemon. Arrivando in ritardo ottiene il ribelle Pikachu, ma conquista la sua amicizia per crescere e diventare in 25 anni di episodi da ragazzino strampalato che sogna di essere un “Maestro di Pokemon” il Campione Finale della World Coronation Series (versione animata della World Championship Series dei tornei di videogames) e capisce infine che il vero Maestro di Pokemon non è colui che ha vinto, finalmente, ogni cosa, ma colui che è pronto a rimettersi in gioco ogni giorno per “conoscere e diventare amico di tutti i Pokemon” e che siccome nessuno può vedere tutto, conoscere tutto e sapere tutto per onorare il suo sogno dovrà continuare a viaggiare, migliorarsi e imparare per il resto della vita rendendo il suo titolo di “Monarca della WCS” (ovvero “Campione del Mondo”) qualcosa di cui essere veramente degno e diventare un “Maestro di Pokemon” sul campo, metaforicamente indossando un paio di sneaker nuove per partire per un viaggio senza meta con l’amico Pikachu.

Ma con alcune differenze:  nel mondo descritto da Shudo tutti gli allenatori, anche a 10 anni sono legalmente emancipati. Devono pagarsi le tasse, sostenersi da soli, e possono scegliere se diventare Allenatori o fare un altro lavoro.

Shudo aveva già previsto una forma di World Coronation Series prima che gli autori successivi la concettualizzassero, ma precisando che un numero immondamente alto di giovani allenatori falliscono e si ritrovano adulti senza conoscenze spendibili nel mondo del lavoro e con una carriera da allenatore azzerata e senza prospettive per il futuro.

Il padre di Ash era un fallito: non sopportava di esserlo. A dieci anni era partito per il suo primo viaggio, come il figlio. E aveva fallito. Tornando a casa si era invaghito di Delia, giovane e bella figlia di albergatori che “posava per riviste di Pokemon” (anticipando il concetto apparso nella serie di Coordinatrice Pokemon, allenatrici incontrate da Ash nei suoi viaggi che anziché combattere con altri allenatori usano le mosse dei Pokemon per coroegrafie di danza e posa) con un certo successo.

Il padre di Ash quindi ingravida Delia, la sposa e non tollerando di essere un fallito riparte un’ultima volta per il suo viaggio da Allenatore giurando che tornerà per dare risultati.

Risultati che in un paese di falliti significa arrivare almeno tra i primi 10mila nella WCS: il padre di Ash resterà a vita nei ranghi bassi, quelli dove neppure la Lega Pokemon si premura di avvisare i tuoi cari di dove sei, e Delia deciderà che semplicemente ha smesso di importarle.

L’ultima volta che un Biancavilliano è arrivato tra i primi mille, un antenato di Oak, gli hanno dedicato il nome della città (“Pallet Oak”). Ogni volta che un Biancavilliano arriva tra i primi 10mila, festa grande.

Il primo incontro con Pikachu e "Il Migliore sai, come nessuno ci è riuscito mai"
Il primo incontro con Pikachu e “Il Migliore sai, come nessuno ci è riuscito mai”

Ash Ketchum decide di voler diventare il migliore sai, come nessuno ci è riuscito mai perché è semplicemente stanco che l’amico di una vita Gary gli ricordi di essere un fallito a livello genetico, perché anche lui ha capito che Ketchum Sr. ormai non combinerà mai niente di buono nella vita e non tornerà a casa perché aveva promesso di tornare a casa solo da vincitore ed è nato fallito e morirà un fallito ma sia Delia che Ketchum Sr. condividono la speranza che Ash sia il primo Ketchum nella storia del genere umano a combinare qualcosa nella vita.

E, incidentalmente, Delia non vede l’ora che Ash parta perché, e Shudo lo precisa nel romanzo ammette che essere una giovane madre “single di fatto” le ha rovinato la vita e non appena Ash sarà fuori dai piedi potrà ricominciare a vivere per se stessa anziché essere madre a tempo pieno, albergatrice e la consulente matrimoniale di fatto di tutta Biancavilla, rispettata come la massima autorità sulle relazioni interpersonali sulla scia del nell’ordine a. aver rifiutato almeno cento uomini che si proponevano, b. essere sopravvissuta al matrimonio col fallito più perdente della storia del genere umano c. essere la migliore madre possibile nonostante non voler farlo.

Altri “momenti alla Shudo” prevedono la consapevolezza che le Palestre Pokemon sono sottopagate, prive di fondi (tema nell’anime toccato solo con Brock) e che molti capopalestra corrompono gli sfidanti per perdere a tavolino ed evitare di perdere le certificazioni, il fatto che il padre di Brock abbia avuto figli da un numero incalcolabile di amanti (nella serie animata li ha avuti tutti dalla stessa donna, sono entrambi andati via lasciando Brock da solo e lo stesso non lo ha mai perdonato arrivando, nelle stagioni post-Shudo, a rifiutare di rendere loro la “sua” palestra) e il fatto che esista una enorme sproporzione tra allenatori maschi e femmine comporta che le professioni più qualificate nel mondo di Pokemon sono al femminile perché la maggior parte degli uomini sono falliti che hanno sfidato la WCS e perso tutto.

Inoltre nel romanzo Shudo ha modo per dispensare perle di saggezza e orrore. Ad esempio parlando dei genitori Shudo suggerisce

“Sai cosa pensa tua madre mentre stai giocando fuori o stai giocando ai videogiochi?
Non mentirò: molte di loro stanno pensando “maledetti!”. E non è perché stai passando il tuo tempo a giocare invece di studiare. È perché anche loro vorrebbero giocare, ma non possono.
Quando spendi la tua paghettta per un videogioco stanno pensando “che moccioso fortunato!”. Perché con i soldi che spendi non possono più comprare scarpe o vestiti nuovi per se stesse.
Mentre preparano la tua cena, pensano: “Non vorrei farlo”. Onestamente preferirebbero andare in un ristorante e farsi cucinare un bel pranzetto di lusso: pensa, in un ristorante non dovrebbero neppure sparecchiare!
Ogni giorno tua madre pensa “maledetto!”, “che moccioso fortunato!” e “Non vorrei farlo”, mentre fa il lavoro che una madre deve fare.
I lavori che una madre deve fare includono crescerti e assicurarsi che tu vada scuola, è un duro lavoro.
Sarebbe interessante se tu provassi ad osservare tua madre guardandola dal suo punto di vista”.

E parlando di orrore, ricorderete tutti l’episodio in cui Ash medita di far evolvere Pikachu in Raichu per sconfiggere un capopalestra, il Tenente Surge, ma decide che l’orgoglio di entrambi e più importante e vince con la strategia: semplicemente nella versione immaginata da Shudo, l’infermiera Joy avrebbe comunicato ad Ash che vi sarebbero state elevate possibilità per Pikachu di morire durante l’evoluzione: nell’immediato fulminandosi per il potere eccessivo, o morendo lentamente, decomponendosi terrorizzato dai suoi nuovi poteri.

Shudo continuò a lavorare alla serie: Lugia, Pokemon Leggendario di copertina di Pokemon Argento non fu creato da TPCI, ma da Shudo stesso che voleva un “Pokemon Materno” e fu stupito di vederlo nei giochi.

"Preparatevi a passare dei guai"
“Preparatevi a passare dei guai”

Il Pokemon Cupo posssiamo vederlo nel primo film, dove tra l’altro vediamo Ash morire (per poi tornare in vita) e Mewtwo essere un cattivo fine a se stesso, ma un esperimento genetico incattivito dalla crudeltà del mondo che si arrende capendo grazie al sacrificio di Ash che

“Quell’umano aveva sacrificato la propria vita per salvare i Pokémon. Io li facevo combattere, ma ora che hanno messo da parte le loro differenze, vedo la grande forza interiore che li unisce. Solo ora capisco che il modo in cui si viene al mondo è irrilevante, è quello che fai del dono della vita che stabilisce chi sei. “

E che, con un piccolo aiuto di Meowth, la buffa mascotte del Team Rocket

“Abbiamo tante cose in comune: la stessa terra, la stessa aria, lo stesso cielo. Forse, se cominciassimo a considerare quello che ci accomuna, invece di mettere in risalto le differenze, un giorno chissà…”

Infatti non c’era solo oscurità nel mondo di Shudo, ma anche un messaggio positivo, per quanto piccolo. Non a caso fu Shudo a scrivere il motto del Team Rocket, un trio di allegri perdenti gioiosi di esserlo, ovvero

Preparatevi a passare dei guai. Dei guai molto grossi. Proteggeremo il mondo dalla devastazione. Uniremo tutti i popoli nella nostra nazione. Denunceremo i mali della verità e dell’amore. Ed estenderemo il nostro potere fino alle stelle. Io sono Jessie. E io James. Team Rocket, pronto a partire alla velocità della luce. Arrendetevi subito oppure preparatevi a combattere. Miao, proprio così.

Torna nel Pokemon di Shudo quanto visto nel finale incompiuto di Gigì e persino in Baldios: il male continuerà a vincere in eterno, la fantasia morirà e la guerra sarà eterna, ma finché un Ash Ketchum a caso continuerà a rialzarsi, allora la speranza non è morta del tutto.

Lugia, creazione di Shudo (fonte Pokemon.com)
Lugia, creazione di Shudo (fonte Pokemon.com)

Purtroppo Shudo non è più qui a ricordarcelo: dopo aver lavorato per The Pokemon Company International fino al 2010, una emorragia subaracnidea se lo è portato via.

Gli sopravvivono una esibizione permanente al Suginami Animation Museum in Suginami, Tokyo e menzioni di TPCI nei film reboot Scelgo te! (basato su una versione reimmaginata delle vicende scritte da Shudo per i primi episodi) e Mewtwo Strikes Back – Evolution, remake in CG del primo film della serie.

Eternal Filena: dove la luce incontra l’ombra

Esiste però una serie di romanzi scritti da Shudo e illustrati dalla Akemi Takada di Creamy la saga di Eternal Filena, disegnata col tratto gentile e luminoso della Takada e coi toni cupi di Shudo.

Illustrazione di Eternal Filena
Illustrazione di Eternal Filena

Pubblicata per nove anni dal 1985, la saga di Eternal Filena vede l’omonima protagonista essere una principessa costretta a diventare un gladiatore e celare la propria identità e sesso per combattere un regno divenuto malvagio e crudele dove i giovani sono venduti come schiavi e le giovinette come schiave sessuali (compresa la comprimaria, una schiava che comincia a seguire Filena incurosita dal fatto che il “giovane gladiatore” sia il primo uomo da quando ha memoria che non voglia abusare di lei…), cominciando una rivoluzione per riportare la pace e la giustizia nella sua patria.

Perché, se mi avete seguito fino a questo momento, non avevate sofferto abbastanza.

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