Periodicamente ritorna in rete il concetto del Fenshoufei, o “Tassa dell’abbandono”. Un concetto che si dice nato in Cina che prevede che in caso di una separazione tra fidanzati un partner, solitamente l’uomo, provveda a rimborsare la donna del tempo perso.

Il concetto è un grumo patriarcale: la donna nelle società più arcaiche è tenuta a fidanzarsi giovane e sposarsi presto per pervenire al matrimonio nel periodo di massima bellezza, fertilità e utilità al lavoro familiare, l’uomo può anche sposarsi attempato, quindi una donna che “perde tempo” in una relazione che non dà frutto acquisirebbe il diritto ad ottenere i soldi pari all’utilità ed al tempo persi a cercare un uomo adatto.
Ovviamente non si tratterebbe di un istituto legale ma convenzionale, puramente convenzionale.
Il Fenshoufei o la “tassa dell’abbandono”: cosa sappiamo, esiste davvero?
Ci sono circostanze aneddotiche riportate da Forbes sin dal 2008 che parlano del Fenshoufei, e di come col tempo in alcuni casi abbia avuto una qualifica unisex, con utenti sui vari social cinesi a chiedersi se sia giusto, per un uomo, chiedere indietro una quota parte delle cene offerte ad una spasimante nella speranza di pervenire al coito o quantomeno ad una relazione stabile come forma di Fenshoufei.
In almeno un caso registrato abbiamo ottenuto prove dell’esistenza di una donna che ha apertamente rifiutato il “rimborso”, andando via a schiena alta e e tacchi in ordine con l’orgoglio intatto e una valigetta piena di contanti abbandonata alla mercé dell’ex amante che cercava di lavarsi la coscienza, e in alcuni casi gente ha portato la tassa in tribunale.
Nel secondo caso ricordiamo che anche da noi tecnicamente ci sono le obbligazioni naturali come i debiti di gioco e il mantenimento del convivente: nessuno ti obbliga a pagare quanto perso al tavolo verde con un amico se non l’orgoglio e l’educazione, nessuno ti obbliga in caso di convivenza a provvedere alle spese del convivente, nessuno ti obbliga per legge ad offrire regalie ad una persona cara, ma se lo fai non puoi richiedere i soldi indietro, e così funziona in Cina in caso di “Tassa dell’abbandono” e simili.
In realtà la corrente generazione di cinesi ammette di conoscere tale pratica solo dai drammoni di Taiwan, rendendo la cosa molto meno un pratica nota sui social come alcuni giornali poco scrupolosamente riportano e molto meno un residuo da serial televisivo.

Infatti Cina e Taiwan hanno una ricca tradizione di drammoni TV tutti coi loro tropos letterari ormai avariati anche per gli stessi orientali, come la bellissima e innocente fanciulla che si innamora di un cupo e odioso stronz*one privo di emozioni che però sciolto dal suo amore diventa il perfetto principe azzurro, ricco, bello e devoto alla nuova compagna ed alla famiglia, la rivale amorosa truccatissima quanto crudele pronta a diabolici barbatrucchi alla Dick Dastardly per liberarsi della protagonista, l’amato che sta per morire e dopo la musica drammatica si salva per un forzatissimo lieto fine, con l’occasionale storia di “viaggio nel tempo” in cui la protagonista si cerca l’amore nel passato e nel futuro.
E nei drammoni torna la “tassa dell’abbandono”: ma sarebbe come decidere che l’America è un posto pieno di cowboy dopo aver visto diversi western e L’uomo che sussurrava ai cavalli o come decidere dopo aver visto un telefilm italiano a caso che l’Italia è un posto pieno di pizze e mandolini, ricco di preti che risolvono misteri e nonnetti saggi e onniscenti.
Si tratta cioè di usi risalenti nel tempo che la commedia televisiva ha immortalato.