Editoriale

Dieci ore di lavoro per 280 euro al mese: il problema della dignità nel lavoro

Dieci ore di lavoro per 280 euro al mese: questa la scioccante denuncia raccolta, tra gli altri, dai colleghi di Fanpage e dal giornalista Francesco Emilio Borrelli.

Una comunicazione scioccante nel desolante panorama Italiano cui la cronaca ci ha purtroppo abituati ed al centro di moltissime discussioni sulla natura della distorsione.

La storia è semplice, e parte da TikTok, il social amato dai giovani, quella categoria spesso oggetto di immotivati attacchi e vittima della precaria situazione economica e geopolitica che gli abbiamo lasciato in dono.

La fanciulla risponde ad un’offerta di lavoro da commessa.

Il risultato? Dieci ore di lavoro per 280 euro al mese, settanta euro alla settimana.

Ovviamente, la ragazza rifiuta. Ovviamente arriva la stoccata del datore di lavoro sui “giovani che non hanno voglia di lavorare”.

Cui la ragazza non può che rispondere con somma educazione

Siete voi che non ci fate lavorare, perché non avresti mai accettato per 70 euro a settimana. E ad un figlio non avresti mai detto di accettare

Perché il problema è questo: si fa presto a dire che i giovani non hanno voglia di lavorare, quando con 280 euro al mese sicuramente non sopravvivi.

Si fa presto a ergersi maestri di vita (e spesso anche di geopolitica, virologia, politica e ogni altra materia a noi nota) sui social, quando nella vita reale abbiamo deciso di essere la versione 2.0 di Crono che divora il futuro dei suoi figli per cercare di tenersi sul trono degli dei.

Nessun giovane potendo scegliere vivrebbe di assistenza: ma pochi, se non nessun giovane viene data l’occasione di mettersi alla prova in un lavoro correttamente retribuito.

E questo è un grande male della società moderna.

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