Approfondimento

Ancora sulla liberatoria per le terapie domiciliari anti Covid: cosa ci si ostina a non capire

La liberatoria per le terapie domiciliari ritorna come un fantasma nella nostra posta. I nostri lettori ci segnalano che il documento sta riprendendo a circolare nelle chat WhatsApp da parte di utenti che si ostinano ad ergersi a informatori distribuendo, così, il modulo con la presunzione di dimostrare l’efficacia delle terapie domiciliari anti Covid. L’argomento è ritornato attuale a seguito dell’International Covid Summit in corso al Senato della Repubblica.

I farmaci off-label

Nella giornata di oggi abbiamo già dedicato un articolo al suddetto summit, durante il quale il fondatore del collettivo IppocrateOrg Mauro Rango ha di nuovo esposto le sue teorie sulle cure domiciliari anti Covid con l’impiego dell’idrossiclorochina, l’ivermectina e la colchicina, tutti riportati come off-label nella stessa liberatoria compilabile e scaricabile sul sito ufficiale di IppocrateOrg.

Per off-label si intende la somministrazione di farmaci al di fuori delle destinazioni d’uso. Una terapia approvata per il trattamento domiciliare del Covid, ricordiamo, per il momento non esiste o meglio non è standardizzata, e sull’efficacia di idrossiclorochina, ivermectina e colchicina gli accertamenti sono ancora in corso.

Una liberatoria non è una legge

Con questa liberatoria, tuttavia, si vuole far passare il messaggio secondo il quale il paziente si assumerebbe tutta la responsabilità della terapia domiciliare anti Covid richiesta al medico curante, sollevando quest’ultimo da ogni responsabilità penale, civile e morale al presentarsi di effetti avversi. Ecco, è bene precisare che una liberatoria non ha un peso legale tale da consentire a chiunque di muoversi al di là di ogni legge. La redazione di Open, a tal proposito, ha interpellato l’avvocato penalista e criminologo clinico Michele Maria Gambini, il quale ha riferito che non esiste liberatoria che tengain quanto il medico “ne risponde a livello sia civile che penale”.

Più dettagliato è questo articolo di Altalex:

Il medico [ha la facoltà] di “impiegare un medicinale prodotto industrialmente per un’indicazione o una via di somministrazione o una modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata sempre che sussistano le condizioni seguenti: (a) che il medico stesso ritenga, in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di somministrazione; purché (b) tale impiego sia noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale; previa la (c) informazione del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, e ferma restando (d) la diretta responsabilità del sanitario.

In poche parole: non sarà una liberatoria a dare il via libera alla somministrazione delle terapie domiciliari stabilite da IppocrateOrg, in quanto si tratta di un documento senza alcuna valenza legale, bensì della libera iniziativa di un’associazione sulla base di teorie non confortate da studi approvati. Della stessa liberatoria ci eravamo occupati nel dicembre 2020, quando si presentava in una versione precedente.

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