Approfondimento

Venditori che si autovendono gli NFT: il problema del crypto, il ritorno al capitalismo

Venditori che si autovendono gli NFT: questa è la denuncia di Engadget.

Partiamo da un presupposto: chi vi scrive è tutt’altro che un luddita, accusa che spesso torna a chiunque sia critico del mondo degli NFT e delle Cryptovalute.

È un oggettivo dato di fatto che ogni fenomeno sociale comincia da una “eroica” fase di assoluta mancanza di regole. Il “Selvaggio West” fu selvaggio per una intera generazione prima che arrivassero i Pinkerton e una struttura stabile.

La storia dell’Automobile ha avuto un (per quanto breve) periodo in cui era perfettamente e socialmente accettabile circolare senza patente di guida o con requisiti assai più blandi.

Il mondo delle cryptovalute e degli NFT comincia ad avere delle regole, ma siamo ancora in quella fase in cui l’assenza di regole non significa anarchia, ma il capitalismo più sfrenato e i lati oscuri del liberismo senza i contrappesi che si tende a negare esistano nel capitalismo standard.

Nell’attuale mondo delle Cryptovalute, gettare un hard disk e cadere vittima di casi di phishing significa guai. Quel genere di guai riassumibili in mors tua vita mea.

Il sogno del capitalista più sfrenato insomma: un sistema economico in cui non esiste uno “stato mamma” a rettificare i tuoi guai, l’investitore più astuto e scafato emerge e l’incauto e il distratto è meglio restino fuori dalla cucina per non ustionarsi coi fornelli ed essere lasciati ad ardere tra le macerie.

I venditori che si autovendono gli NFT si incuneano in questo (temporaneo) stato di cose.

Venditori che si autovendono gli NFT: il problema del crypto

Nel capitalismo “convenzionale” il “wash trading” è vietato. Non puoi, sotto pena di sanzioni, comprare e vendere i tuoi stessi prodotti finanziari nel tentativo di drogare il mercato.

Ma esiste una categoria di prodotti finanziari o quasi in cui questo è reso possibile dal fatto che tecnicamente non parliamo più di prodotti finanziari.

Parliamo degli NFT, “Non Fungible Tokens”, “prodotti virtuali” resi “unici” dalla blockchain, il “registro decentralizzato” su cui si basano le cryptovalute.

Strumento che consente ad esempio ad un artista di creare un album musicale in MP3, o un’opera pittorica in JPG, cryptarla e firmarla nella blockchain e venderne il possesso.

Secondo una metafora diffusa sulla Rete, è come se io potessi entrare al Louvre, comprare il possesso della Gioconda e ottenere un biglietto da visita con un QR Code che mi rende proprietario dell’accesso ad un armadio che contene un certificato che dichiara al mondo che sono il proprietario della Gioconda.

Che naturalmente non potrò portre a casa, ma mi daranno un poster della stessa che potrò incorniciare assieme a quel biglietto da visita.

Denuncia Engadget, gli NFT possono essre usati come prodotti finanziari ma, al pari di quanto visto nel mondo del cypto, non sono stati ancora regolamentati come tali.

Rendendo quindi possibile superare il milione di dollari in transazioni “sospette”.

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