Complottismo

Spiacente amici, il tagliando antifrode non serve a identificare chi vota

Ci segnalano i nostri contatti una serie di condivisioni twitter per cui il tagliando antifrode è uno strumento usato dai Poteri Forti per identificare chi vota. Niente di più falso: siamo in regolari elezioni del resto. Non ci sono urne trasparenti e militi armati come altrove.

L’ipotesi che il tagliando antifrode possa essere in qualche modo usato per identificare il voto è improbabile, impossibile e improbabile secondo le leggi della fisica e della scienza.

Partiamo però dalle basi

Cosa è il tagliando antifrode, e come funziona

Il tagliando antifrode è un tagliandino applicato alle schede elettorali, di cui abbiamo parlato nella nostra guida utile al voto odierno (che, curiosamente, molti di voi hanno disertato).

Spiacente amici, il tagliando antifrode non serve a identificare chi vota, fonte ANSA

Ne avevamo peraltro lungamente parlato nel 2018, anno in cui il meccanismo è stato inaugurato nelle passate elezioni politiche. Il Tagliando Antifrode è sostanzialmente uno strumento per evitare il c.d. “Voto di Scambio”, anziché fomentarlo come le fake news social discutono.

Con la Legge 165/2017, modifica del DPR 361/57, l’art. 58 ha introdotto il nuovo tagliandino antifrode.

Troverete copia della normativa nella passata guida: non è cambiato niente. Per quello che vi riguarda sappiate che l’elettore non deve imbucare la scheda elettorale nell’urna, ma consegnarla al presidente di seggio che, rimosso il tagliandino, lo conserverà per verificare poi la corrispondenza tra schede e tagliandi, rigorosamente anonimi e identificati da un mero codice.

Operazione che certo, può comportare anche lungaggini, ma tutela la segretezza del voto aggiungendo una certa difesa dal meccanismo del voto di scambio mediante l’uso di schede trattenute, “scambiate in urna” e riconsegnate per nuovo uso.

Schede “orfane” saranno quindi non considerate valide, e verranno annullate. Se ci pensate è lo stesso meccanismo a garanzia del voto estero e, con qualche modifica tecnica, posto alla base della consegna degli elaborati di concorsi dove l’assenza di manipolazione dell’elaborato deve coniugarsi con l’anonimato.

Sì, ma ho letto sui social che possono riconoscere la scheda

Tu consegni la scheda. Il talloncino viene strappato e riposto per la verifica. La scheda viene imbucata. Nessuno potrà mai capire di chi è quella scheda che tu non hai imbucato perché hai dato alla stessa persona che ha imbucato tutte le schede.

Ma mi hanno detto che a seconda di come strappi la scheda poi la riconosci…

Ammettiamo che uno scrutatore disonesto o particolarmente incapace non strappi il talloncino lungo l’apposita linea tratteggiata o a random. Zigzag, storto, Z di Zorro, fulmine di Harry Potter… insomma, strappi a casaccio.

Saremmo ovviamente di fronte ad una scheda evidentemente deteriorata e/o con segni distintivi.

E quindi torneremmo al voto annullato.

Quindi secondo la norma “Le schede mancanti dell’appendice o prive di numero, di bollo o della firma dello scrutatore non sono poste nell’urna, e gli elettori che le abbiano presentate non possono piu’ votare. Esse sono vidimate immediatamente dal presidente e da almeno due scrutatori ed allegate al processo verbale, il quale fa anche menzione speciale degli elettori che, dopo ricevuta la scheda, non l’abbiano riconsegnata.”

E le schede manomesse e imbucate rientrano nella disciplina, pre-esistente, della scheda deteriorata e/o con segni distintivi.

Anche oggi, miei giovani detective Conan da tastiera, il complotto lo avete scoperto domani.

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