Fouad Khader era un musicista. Lo è ancora, ma prima della guerra aveva uno studio di registrazione, una casa e un luogo dove insegnare musica. Che si trovavano a Gaza, martoriata dalla guerra negli ultimi tre anni.

Khader ha perso ogni cosa: lo studio di registrazione, la sua casa, la maggior parte degli strumenti musicali per insegnare. Non ha perso una cosa sotto il fuoco della guerra costante che tra le vittime colpisce duramente i bambini di Gaza: la speranza.
Sì, quest’uomo ha insegnato Bella Ciao ai bambini di Gaza: Fouad Khader
Khader ha deciso che avrebbe continuato a insegnare, e avrebbe continuato a trasmettere ai bambini quelle tradizioni che la distruzione sconsiderata e genocida della guerra porta non solo ai corpi, ma alle menti ed alle culture.
“Quando insegno ai bambini canzoni tradizionali, non sto solo insegnando loro melodie e testi; sto piantando radici. Li sto collegando alla loro identità in modo sentito. Li faccio sentire che fanno parte di un lignaggio, che non sono soli”
Ha dichiarato Khader, ammettendo però le enormi difficoltà nell’insegnare il canto a bambini che un tempo avrebbero avuto solo il problema di dover imparare, e oggi arrivano al coro affamati, stanchi, malati, e spesso feriti e resi orfani dalla brutalità e dagli orrori della guerra.
La musica diventa un ponte verso la loro cultura, e verso le altre culture: e qui rientra Bella Ciao, canzone della Resistenza Italiana che diventa simbolo di tutte le resistenze, di tutti i tentativi di resistere al dolore, alla guerra ed alla morte e continuare a sopravvivere.
Il video è stato reso possibile dalla Dalia Association, responsabile peraltro del documentario A string among the Ruins, che parla delle difficoltà dei bambini Gazawi e che ha reso possibile sfidare le condizioni proibitive (i bambini Gazawi affrontano la guerra e lo sfollamento) per esibirsi in un canto di speranza.
Esiste un GoFundMe per le iniziative di Khader che è bene ricordare.