Sì, Milla Jovovich sta sviluppando un sistema per dare memoria alle AI: Mempalace

Milla Jovovich sta sviluppando un sistema per dare memoria alle AI: Mempalace. Non è la prima volta che una personalità del mondo dell’arte si dedica a qualcosa di scientifico con enormi risultati, del resto.

Sì, Milla Jovovich sta sviluppando un sistema per dare memoria alle AI: Mempalace
Sì, Milla Jovovich sta sviluppando un sistema per dare memoria alle AI: Mempalace

Il precedente è Hedy Lamarr, diva del cinema i cui studi sui segnali radio necessari a rilevare i siluri tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale ci hanno dato il Wi-Fi come lo conosciamo ora.

E le somiglianze non si fermano qui.

Sì, Milla Jovovich sta sviluppando un sistema per dare memoria alle AI: Mempalace

La parola chiave è concettualizzare e contestualizzare.

Hedy Lamarr si ispirò al pianoforte per creare un sistema di scansione ad 88 frequenze, contestualizzando il bisogno di intercettare un segnale. Milla Jovovich e lo sviluppatore Ben Siegman si sono ispirati al c.d. Palazzo della Memoria, ovvero al concetto più noto ad ogni studente distratto, le mappe concettuali.

Ripartiamo dalle basi.

Chi pasticcia abitualmente con le AI avrà notato una cosa: le AI non sono buone a ricordare. Ogni conversazione comincia da zero, conversazioni particolarmente lunghe tendono a derivare e perdere il controllo, e non parliamo dei tentativi di creare illustrazioni.

Avrete più volte visto “fumetti disegnati in AI” a scopo illustrativo dove i personaggi cambiano fattezze di scena in scena.

La AI non ha memoria in senso convenzionale: ricrea ogni volta dal prompt e quando viene istruita per accedere ad una base di dati inserita dall’utente, spesso lo fa in modo che la Jovovich ha definito inefficente e frustrante.

“L’intelligenza artificiale non eccelle nel rintracciare le informazioni, anche quando i file sono archiviati con la massima cura” , ha dichiarato la stessa al riguardo.

Metafora di MemPalace
Metafora di MemPalace

Puoi usare ogni sistema di keyword e metadati, archiviazione e tag, ma una AI potrebbe perdersi nel dato come uno studente distratto si perde nel nozionismo.

La soluzione è il Palazzo della Memoria tradizionalmente attribuito al poeta Simonide di CEO, per gli amici la mappa concettuale. Secondo la tradizione Simonide di Ceo immaginava inserire i suoi ricordi in un palazzo immaginario, ripercorrendolo per richiamare gli stessi.

Il Palazzo della Memoria ha portato alla Mappa Concettuale: ricordi e dati sono tutti lì, connessi tra loro e ripercorribili alla bisogna. La domanda del moderno duo Jovovich-Siegman è stata quindi esattamente questa, non più decidere con un algoritmo quali dati “buttare” per non ingolfare la banca dati delle AI, ma mantenere tutti i dati usando una “mappa concettuale vettoriale” il più simile possibile ad una mappa concettuale umana perché le AI possano conservare e richiamare dati.

I risultati

Il Mempalace usa come analogia il Palazzo della Memoria: i dati vengono archiviati in ali, contenenti stanze (per i diversi argomenti), corridoi di connessione, armadi e cassetti contenenti i dati originali inseriti e i loro riassunti.

Il tutto diventa una mappa concettuale semplice da ripercorrere.

Un sistema di keyword e token assicura che MemPalace abbia a disposizione un algoritmo in grado di identificare quale tra le molteplici informazioni frutto dei dati diventerà stanza, ala, corridoio o cassetto.

Lo stack di memoria
Lo stack di memoria

Il risultato probabilmente non è l’assoluta perfezione che i media stanno descrivendo ma gli si avvicina di molto.

Il LLM sostanzialmente non dovrà pià usare risorse per recuperare il dato, ma il sistema opensource fornirà all’LLM, che dovrà “occuparsi della conversazione” il dato con la facilità con cui la mente rievoca il ricordo necessario per finire un discorso.

La capacità di recupero dati si avvicina quindi al 100%, e, come per il Wi-Fi, è nato tutto da una metafora.

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