Segnalare le auto in sosta vietata paga, ma solo se sei uno svedese. Il senso civico dei paesi nordici viene spesso additato come esempio all’Italia dell'”arte di arrangiarsi” e del fai come ti pare.
In un paese dove il divieto di sosta è spesso più un suggerimento che un divieto, in cui bisogna ricordare che lasciare il parcheggio per i disabili, il passaggio sulle strisce (con scivolo) e i parcheggi riservati è “un atto di civiltà” e l’eterna scusa “Eh ma io dovevo fare cinque minuti la spesa, la prossima volta parcheggio in doppia fila con le quattro frecce” è ormai italiana come l’espresso, la moda e il cappuccino, sarebbe considerato un atto di delazione avere un’app che segnala il violatore e premia il segnalatore.
In Svezia succede.
Segnalare le auto in sosta vietata paga? Sì, se sei svedese
Si chiama Scoutpark, app prodotta per Android e iPhone dalla ditta Scoutpark AB (equivalente di una nostra Srl, più o meno), ed è un bizzarro ma efficace esempio di gig economy, uso dei “lavoretti a chiamata”.

Sostanzialmente si chiede all’utente ultrasedicenne di scattare foto alle auto parcheggiate e inviarle mediante l’app alla società di Parcheggio Parkia in Svezia, la ditta che si occupa dell’appalto dei servizi di parcheggio per municipi e amministrazioni.
Se viene riscontrata una sanzione, Scoutpark AB rilascia un bonus al segnalatore di 100 corone, circa quattro euro.
Sul sito, ottimisticamente, è possibile registrarsi da tutta Europa per sapere quando il modello arriverà anche in altri pasi, ma Scoutpark comincia a incassare i primi rifiuti anche in madre patria: Uppsala Parkering, la municipalizzata della omonima città, ha dichiarato di non essere pronta e non voler lavorare con un modello commerciale basato sulle segnalazioni private, lasciando quindi l’app operativa solo con Parkia.
Il CEO di ScoutparkAB, Erik Englund si dichiara però ottimista, e il portale dell’app riporta tra gli usi possibili anche quello nei parcheggi privati di appartamenti e simili.
Del resto, l’auto in sosta vietata costituisce anche un fattore di rischio: pensiamo ad esempio ai parcheggi per disabili o per soccorsi bloccati.