Ci segnalano i nostri contatti una serie di contenuti, pubblicati non a caso all’alba della diffusione dell’ennesima “chat degli orrori” con foto rubate di donne diffuse tra utenti in vena di eccitazione che difendono tale pratica.
Non daremo visibilità a tali risibili e pericolose “difese di ufficio”: non le meritano. Chi decidesse di impazzire e seguire tali consigli sappia una cosa: si pone nella situazione dell’ennesimo “rovinato da Internet” che si si appresta a dedicarsi ad attività illecite perché “Eh ma lo ho letto sui social”.
No amici, lo scatto osé “in faccia o sotto la gonna” non è goliardico
Partiamo norma su norma: secondo l’articolo 96 della Legge sul diritto d’autore «Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa».
Parlando quindi di un luogo pubblico potrei scattare delle foto, ad esempio se scatto una foto ricordo ad una piazza ma in mezzo ci sono persone, ma non potrei mostrare tale foto ad anima viva, mai.

Posso tenerla nella memoria del mio cellulare (e già il fatto che ormai molti cellulari vengano venduti senza schede di memoria esterne e sia invalso l’uso di tenere foto e documenti su cloud a caso apre una serie di problemi di cui non è tempo e luogo per parlarne, ma ci sono), ma se decidessi mai di mostrarla in giro ci sarebbe il secondo problema che il consenso allo scatto non è consenso alla pubblicazione.
Il consenso ovviamente può essere orale (ma in caso di pubblicazione meglio sarebbe scritto, almeno lo puoi provare) e sempre revocabile.
Ad esempio ritraggo dei soggetti, chessò, figuranti ad una fiera. Chiedo loro consenso esplicito e tutto, mi firmano liberatoria, pubblico sul blog. I figuranti decidono per qualsiasi motivo, di revocare il consenso: possono contattarmi, revocare il consenso ed io dovrò rimuovere la foto. Vuoi perché hanno cambiato idea, vuoi perché intendono usare le foto in altro modo, vuoi perché l’organizzazione fieristica va in una direzione diversa, io devo obbbedire e cancellare, eventualmente rimborsando però eventuale mercede economica (se abbiamo acconsentito al pagamento di una somma per la pubblicazione, essa verrà computata)
Questo quando il consenso vi è: ma nei casi delle “chat degli orrori” il consenso non vi è. E non è goliardia.
Non possso svegliarmi una mattina e scattare foto “in faccia o sotto la gonna” di donne a caso per mostrarle agli amici come scherzo goliardico o, peggio, avendo in mente l’esibizione.
Se per una categoria di foto senza attingimento sessuale diretto scatta di per sé violazione del basilare diritto all’immagine, come previsto dalle leggi sulla tutela della privacy, qualora si scenda al basso livello delle foto intime si ricorda che
salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.
La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.
E quindi non è solo l’improvviato goliarda a caccia di foto erotiche a passare guai, ma il rischio si moltplica per chi “consegna, cede o diffonde a scopo di recare loro nocumento”.
Si ricorda inoltre che “Ai fini della configurabilità del delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, la divulgazione può riguardare non solo immagini o video che ritraggono atti sessuali ovvero organi genitali, ma anche altre parti erogene del corpo umano in condizioni e contesti tali da evocarne la sessualità.” (Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14927 del 22 febbraio 2023)
E allora che foto posso fare?
Sei un fotografo di un evento pubblico. Puoi raccogliere liberatorie, puoi rendere le foto non riconoscibili, sfocare i soggetti perché non siano identificabili e andare avanti.
Ma se decidi di esporre corpi femminili al ludibrio erotico dei tuoi amici, non farlo, e leggi sui social che puoi farlo, smetti di leggere social.
Quindi la foto che non posso assolutamente fare è la foto di soggetti “a loro insaputa” creata per essere diffusa allo scopo di rendere tale persona oggetto di attingimento e godimento erotico.
In quel caso è evidente che chiunque si riconosca ha il diritto di richiedere ogni tutela del caso, che sarà giustamente onerosa.