In Italia ogni vicenda si complica, come quella dei rimborsi Netflix. E spesso le vicende si complicano nel volgere di poche settimane: partiamo quindi dai primi di Aprile.

Data in cui si chiude il provvedimento civile RG n. 27857/2024 presso il Tribunale di Roma, sedicesima sezione civile, con l’accertamento (in primo grado) del diritto ad un rimborso per un determinato ma consistente numero di abbonati Netflix.
Netflix: dal rimborso alla Class Action
Nel 2024 una Class Action promossa dal Movimento Consumatori impugnava e contestava le clausole che consentivano alla piattaforma il riallineamento automatico dei prezzi, colpendo quindi i rincari per gli anni 2017, 2019, 2021 e 2024.
Dopo due anni di causa (tempo che sembra biblico, ma in realtà è comprensibile data la cronica congestione del sistema giustizia, anzi anche celere) il Tribunale dichiara le predette clausole vessatorie (ovvero frutto di una pesante asimmetria e squilibrio tra contraente e venditore, ovvero basate sullo “strapotere” della piattaforma sull’utente) condannando Netflix a cancellare tali clausole dando notizia e per l’effetto quindi aprire canali di collegamento per il rimborso.
Ovviamente Netflix si è appellata alla sentenza, ribadendo peraltro di “[prendere] molto sul serio i diritti dei consumatori e [credere] che le [loro] condizioni siano sempre state in linea con la normativa” e le prassi italiane, che però è provvisoriamente esecutiva, e quindi l’associazione sta promuovendo Class Action perché ottemperi.
Cosa significa? La partita giudiziaria è ancora aperta, e i consumatori interessati potranno seguire la vicenda dalla stampa e sul portale di Movimento Consumatori.