Uno dei falsi miti dell’età Greco Romana è quello che prevede che l’Impero Romano si è estinto per mancanza di abitanti, diffuso anche da spunte blu famose come Elon Musk.
Un errore assai comune, propagato da quel genere di storiografia fai-da-te, propagandista e raccogliticcia che tende a passare di mano in mano complice il cinema e qualche pregiudizio.
Complice la chiara assenza di un censimento in senso moderno del termine possiamo solo stimare la popolazione Romana nella sua storia: i censimenti storici vanno arricchiti delle percentuali di schiavi e peregrini, ovvero gli stranieri stabiliti (e di questo ne parleremo), integrando i dati con le occasionali distribuzioni di frumento e i dati di densità abitativa.
Sotto Ottaviano Augusto la popolazione Romana si aggirava intorno ai 75 milioni di abitanti, ma volendo ovviare alle abberrazioni statistische con una stima al ribasso, arriveremmo comunque ai 60 milioni, ponendo l’Impero Romano al suo apice al livello della Cina dell’epoca.
L’Impero Romano si è estinto per mancanza di abitanti? No
Ma uno è tracollato e l’altro no. Il problema non era certo la natalità, ma una combinazione di ipetrofia, pestilenze e la spaccatura tra Impero Romano d’Occidente e di Oriente, quest’ultimo quello che tutti dimenticano aver resistito fino alla Conquista di Costantinopoli nel 1453.
Eventi come la Pestilenza Antonina del 165 d.C. provocarono la morte di una percentuale della popolazione tra un quarto e un terzo, colpendo perdipiù la parte di popolazione che “per lavoro” si trovava spesso in trasferta e stretto in focolai di diffusione della malattia: i soldati.
Cominciò quindi l’abitudine di reclutare foederati, ovvero soldati ed eserciti extra confini, causando come altro effetto il passaggio dal Politeismo Romano, saldamente “statalizzato” (la religione come riflesso dello Stato) al Cristianesimo, che in tempi di morte e Pandemia proponeva un aldilà certo e una forma di risarcimento per le vittime umili della pandemia.
Anche col termine dell’emergenza sanitaria, l’Impero Romano di Occidente si ritrovò ipertrofico, corrotto, senza una guida stabile e, al netto della frammentazione tra i due Imperi, con quindici milioni di “romani” che non avevano alcuna velleità di difesa alle prese con Goti e Vandali.
Il famoso Sacco di Roma si chiuse con una parte consistente della popolazione, perlopiù servile, incline ad unirsi alle forze di Alarico I.
Sostanzialmente quello che condannò l’Impero Romano non fu “gli stranieri” o “la natalità”, ma una combinazione tra un sistema politico e burocratico sempre più inefficiente e frammentato, l’impossibilità di rispondere ad eventi imprevedibili come le pandemie e il disinterresse dei ceti superiori al destino stesso dell’Impero.
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